di Dory Danzeo

Dici ‘Menchetti’ e immediatamente pensi al profumo del pane e ai cornetti ancora caldi, ma anche alle serate in compagnia davanti a una buona pizza, farcita con ogni ben di Dio. Una storia che va avanti dal 1948, stando al registro delle partite Iva, ma nata ancora prima, nel 1942, quando Pietro Menchetti e sua moglie Pierina hanno aperto la loro bottega nel cuore della Valdichiana.

A raccontare questa storia è Corrado Menchetti, terza generazione della famiglia di imprenditori, che assieme al fratello Marco gestisce quello che è diventato un piccolo impero: "I miei nonni hanno aperto questa bottega che in breve tempo è diventata un punto di riferimento per chi viaggiava tra Arezzo e la Valdichiana: chi si muoveva tra Arezzo, Foiano, Chiusi, si fermava quasi obbligatoriamente a Montagnano. Era la classica bottega di una volta, dentro ci trovavi un po’ di tutto: il vino sfuso, la pasta, le acciughe, i gomitoli. Con il passare del tempo i miei nonni misero anche la tv, una delle prime nelle vallate, e allestirono una sala da ballo per passare il sabato sera".

La svolta commerciale, però, arriva quando viene installato il primo forno a legna.

"Nel 1958, grazie a mio padre Santi e mio zio Angiolino. Fu allora che iniziarono le consegne a domicilio. Mio padre e mio zio, in sella alla loro bicicletta, si occupavano delle consegne alle persone del posto. Quando ad Arezzo aprì il primo supermercato, il Santaprisca, i miei portavano le ceste in autobus. Poi sono arrivati i primi furgoni che hanno reso il lavoro più semplice e ci hanno permesso di allargare il giro d’affari: grazie a quei mezzi abbiamo potuto iniziare a fare consegne anche più lontano, cosa che con le biciclette non avremmo potuto fare: consideriamo che le famiglie un tempo erano numerose e facevano scorta per un paio di giorni, voleva dire consegnare 10-20 kg di pane per ogni nucleo familiare. Trasportare il tutto con un furgone ha cambiato il tipo di business".

Un’altra tappa fondamentale dello sviluppo dell’azienda è il 1997.

"Quell’anno ci siamo trasferiti a Cesa e ci siamo ingranditi: praticamente siamo passati da un panificio di 300 metri quadrati a uno di 1.500. Il percorso intrapreso dai nonni, mio padre e mio zio ci ha portato a puntare molto sullo sviluppo commerciale e a cavalcare l’onda dei supermercati, questo significa che oltre a rivolgerci alle famiglie della zona, abbiamo allargato lo sguardo verso la grande distribuzione. Uno dei tratti distintivi della nostra famiglia è stato proprio questa visione imprenditoriale, il voler sempre ricercare il meglio per la nostra azienda, per crescere senza snaturarci. Mio fratello e io, sin da ragazzi, siamo stati impegnati nella ditta di famiglia. Mentre gli altri ragazzi andavano a giocare a calcio oppure si ritrovavano per uscire, noi davamo una mano nel forno di famiglia. Tornavamo da scuola, lasciavamo gli zaini in fondo alle scale, e via al lavoro. A volte era pesante, a volte sbuffavamo, ma di base lo facevamo volentieri ed è così che ci hanno inculcato l’amore per il nostro lavoro".

Grande distribuzione, nuovo panificio, sembra scontato il passaggio a una produzione industriale, invece non è stato così.

"No, io mi sono sempre opposto a questo passaggio, tanto che nel 2005 siamo arrivati a dividere l’azienda. Da una parte il forno e i terreni, dall’altra hotel e ristoranti. È stato un momento cruciale, non ero neanche sicuro dell’appoggio di mio padre perché avevo già provato, tre anni prima, a indicare questa strada, ma per lui l’unità della famiglia era intoccabile. Quando ho espresso la mia volontà, non ero sicuro di come l’avrebbe presa. Invece, mi ha dato appoggio su tutta la linea, e oggi siamo lui, io e mio fratello".

Dalla piccola bottega in Valdichiana del ‘48 a oggi: dieci negozi sparsi tra Arezzo, Siena, Perugia e Firenze e un fatturato sempre in crescita. Ha mai chiesto ai suoi genitori cosa provano guardandosi indietro?

"Tantissima soddisfazione. Hanno creato questo posto e lo hanno visto crescere, mettendoci sempre passione e dedizione. Attualmente, sono anche quelli che riescono a goderselo di più, mentre io e mio fratello siamo sempre impegnati nella parte operativa. Giusto così, è il momento del riposo visto che hanno fatto tanto".