Michele Perrino, presidente e ad di Medtronic Italia e advisor della Fondazione Maverx ‘Mario Veronesi’
Michele Perrino, presidente e ad di Medtronic Italia e advisor della Fondazione Maverx ‘Mario Veronesi’

È una storia bellissima, seppur calata nel drammatico scenario della pandemia, quella di Medtronic Italia, la multinazionale americana, leader nel mondo per tecnologia medicale, servizi e soluzioni. Presente nel distretto biomedicale della Bassa modenese, secondo polo al mondo dopo la ‘Bay Area’, con i due stabilimenti Bellco e Mallinckrodt Dar, non solo ha aumentato la forza lavoro e quintuplicato la produzione in Italia di sistemi per dialisi, dispositivi per rianimazione, ma ha anche fornito competenze e risorse ad altre aziende per accrescere la loro capacità produttiva, senza chiedere nulla in cambio. Michele Perrino, presidente e ad Medtronic Italia dal 2016, advisor della Fondazione privata Maverx ‘Mario Veronesi’, una carriera tra Belgio e Stati Uniti nelle multinazionali ‘health care’, celebra questa "bellissima storia di valore e di grande responsabilità, un sodalizio perfetto tra Stati Uniti e Italia, con Mirandola, una delle sedi di Medtronic, che ha aiutato il Paese Italia e il mondo a gestire l’emergenza".

Dottor Perrino, una multinazionale concentrata non solo sul profitto, è così? "Una multinazionale che continua a investire tantissimo nel nostro Paese e che ha creduto nelle altissime competenze presenti in Bellco e Mallinckrodt Dar, due dei gioielli imprenditoriali del distretto biomedicale creato dall’inventore della dialisi europea, il compianto dottor Mario Veronesi, mirandolese. Il sodalizio Usa-Italia, con Tecnopolo e Fondazione Maverx ha fatto il resto consentendoci di metterci al servizio di altre aziende. Medtronic non riusciva a tener testa all’imponente richiesta mondiale, così abbiamo messo a disposizione risorse e professionalità tecniche per dare una mano ad altre aziende a produrre dispositivi e ventilatori per le terapie intensive e le rianimazioni".

Aziende biomedicali del Distretto?

"Non solo. Aziende in crisi di altri settori o interessate a convertire la produzione sui dispositivi, e anche aziende competitor. Medtronic, l’aprile scorso, ha lanciato assieme a Maverx una call to action cui hanno aderito gran parte delle aziende del Distretto di Mirandola, che hanno iniziato a produrre dispostivi e apparecchiature necessarie al Paese. Al contempo ha rilasciato in ‘open source’ le specifiche tecniche del ventilatore ‘salvavita’ PB560, indicato per uso ospedaliero e domiciliare, in modo che chiunque, nel mondo, potesse iniziare a produrlo. È questa la parte più bella: lavorare in collaborazione con altri per affrontare le difficoltà. Sono circa una ventina le aziende che attualmente producono i nostri ventilatori, già fabbricati nel nostro sito in Irlanda".

Torniamo al Distretto biomedicale, 170 aziende di cui una decina di multinazionali. Quali le nuove frontiere?

"L’industria biomedicale si interroga da tempo sull’evoluzione delle nuove competenze nel settore sanitario e medicale, sul cambiamento verso la ‘home dialysis’, l’erogazione dei servizi direttamente a casa e su nuovi settori come la bioplastica, economia circolare, medical wasting. Medtronic è in prima linea assieme a Tecnopolo, Maverx, Università di Modena e Bologna. L’obiettivo è aiutare le aziende esistenti e attrarne di nuove nel Distretto, costruire un ecosistema con alla base una forte comunità di talenti specializzati nella produzione di tecnologie medicali per la vita. Tuttavia, il Distretto non ha solo la necessità di competere con altri hub di innovazione nel mondo".

Cosa deve fare?

"Pensare ‘long term’. I due manifesti, ‘Biomedical Futures’ e ‘This is the Future’, parlano chiaro. Il Distretto deve appropriarsi prima degli altri di nuove idee, iniziative, attraverso la promozione, la ricerca, l’innovazione in ambito nazionale e internazionale, mettendo in sinergia competenze e know how. Siamo in un’area che ospita oltre un centinaio di aziende dell’ambito ‘life sciences’, di fatto la prima ‘Medical Valley’ italiana. È necessario consolidare la partnership tra mondo imprenditoriale, scientifico e finanziario".

A che punto siete con la ‘home dialysis’?

"Bellco, acronimo di ‘Bella Compagnia’, nome coniato dal dottor Veronesi, conta nel medio periodo di poter introdurre un diverso modo di fare ‘dialisi a casa’ del paziente, evitando così ogni suo spostamento e favorendo un risparmio per il sistema sanitario nazionale. Escludendo il valore della recente acquisizione, negli ultimi tre anni Medtronic ha investito su Bellco 30 milioni di dollari in ricerca e sviluppo e capacità produttiva e nei prossimi 15 mesi prevede altri 14 milioni in più di investimento. Si tratta di un sito unico e strategico".

Mallinckrodt Dar, da marzo si lavora anche la domenica. È ancora così?

"I due siti Medtronic hanno implementato di oltre il 50% la produzione. Mallinckrodt è specializzato nella produzione di filtri e circuiti per il trasporto dell’ossigeno, materiali monouso per collegare i pazienti ai ventilatori polmonari. Grazie alla fattiva collaborazione dei dipendenti e dei sindacati, si continua a operare su 3 turni giornalieri, sette giorni alla settimana, motivo per il quale Medtronic sta anche assumendo nuovo personale per aumentare ulteriormente la capacità produttiva dei due siti mirandolesi".