17 feb 2022

Mascherine e tamponi, made in Italy in calo: cresce (+30%) import dall'Asia

Confindustria certifica la difficoltà delle aziende del settore. Il dramma dei dispositivi introvabili ad inizio pandemia sembra non abbia insegnato nulla e ora si guarda alle risorse del Pnrr

a.mor.
Economia
Lavoratori in una fabbrica di mascherina nel Vietnam
Lavoratori in una fabbrica di mascherina nel Vietnam

Da tamponi e mascherine a saturimetri e ventilatori polmonari, la pandemia ci ha dato familiarità con tanti diversi tipi di dispositivi medici, diventati essenziali. Eppure, proprio l'anno dell'esplosione dell'emergenza Covid, ha visto un aumento del 4,9% dell'import di device dall'estero, cresciuto in particolare del 30% dall'Asia, e andato di pari passo con una diminuzione del 5,3% delle esportazioni. A denunciare il calo del made in Italy, sono i dati del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, che evidenziano come, a fare la parte del leone, sono state le importazioni dall'Asia di dispositivi per la diagnostica in vitro, come tamponi e reagenti, che sono cresciute del 476%.

In Italia

Sono 4.546 le imprese in Italia - un settore, che nel nostro Paese dà lavoro a 112.500 persone e conta su alcuni distretti di eccellenza come Mirandola, Milano, Siena e Budrio - che producono e distribuiscono dispositivi medici, ovvero un insieme molto variegato di circa un milione e mezzo di device sanitari diversi, dagli aghi ai mammografi, che tutti i giorni aiutano le persone a vivere, a fare diagnosi, prevenzione e cura. Questo comparto industriale, costituito per il 70% di piccole e medie imprese, ha un mercato che vale oltre 16,5 miliardi e spazia dalla robotica alla meccanica, dall'informatica alla biologia e la chimica. Un settore, spiega Massimiliano Boggetti, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, che, nel 2020 ha visto una contrazione del 13% dei dispositivi prodotti in Italia, per un valore di 6 miliardi, a tutto vantaggio di un'importazione che ha superato gli 8,5 miliardi. In particolare, l'incremento delle importazioni dalla Cina è stato del 15%, ma preoccupante è la crescita esponenziale delle importazioni dalla Corea (+310%). Di contro, l'export ha registrato un calo, con picchi del -19,5% verso il Regno Unito e -12,3% verso gli Usa. La pandemia, spiega Boggetti, "ha evidenziato che la dipendenza dall'estero è un tema molto critico, soprattutto quando si parla di prodotti indispensabili.

Il dramma di marzo 2020

Tutti si ricorderanno il dramma delle mascherine introvabili a marzo 2020, in piena esplosione della pandemia ci siamo improvvisamente trovati ad avere estrema urgenza di un prodotto introvabile sul mercato e richiesto da tutto il mondo, le mascherine appunto. La mancanza di un'adeguata produzione interna ci ha spinto a comprare all'estero prodotti a basso costo che privilegiano il prezzo rispetto alla qualità. "L'aumento delle importazioni non è però l'unica criticità di questo settore schiacciate da un forte peso fiscale, l'aumento del costo delle materie prime e dell'energia, le imprese che producono dispositivi medici sono in fermento, in vista dell'arrivo dei fondi per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Missione Salute

Tra gli obiettivi della Missione Salute, infatti, vi è il rinnovo del parco tecnologico degli ospedali. A causa di anni di tagli e disinvestimenti in sanità, negli ospedali italiani sono 18mila le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete: ad esempio, il 71% dei mammografi ha superato i 10 anni di età e il 54% delle risonanze magnetiche chiuse hanno oltre 10 anni. Sostituire macchine vetuste con altre nuove e più sensibili, spiega Boggetti, "è importante, perché una protesi di nuova generazione permette al paziente di tornare ad una vita normale più facilmente. Una mammografia a tomosintesi riesce molto meglio a individuare una lesione cancerosa in fase iniziale, permettendo un intervento meno invasivo". Altro capitolo su cui punta il Pnrr è la medicina territoriale o di prossimità, perché, in una società che invecchia velocemente, la maggior parte dei pazienti cronici non va curata in ospedale, ma a casa propria. Anche qui, i dispositivi medici potranno fare la differenza. «Oggi sono disponibili tecnologie in grado di monitorare il paziente e verificare se assuma la dose corretta di medicinali. Per farle funzionare serve però - conclude Boggetti - una infrastruttura per lo scambio di dati, in grado di raggiungere anche gli anziani fragili, e serve un'adeguata formazione degli operatori sanitari che dovranno utilizzarla».

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