Torino, 22 luglio 2018 - Fuori da tutti i consigli di amministrazione della galassia Agnelli per motivi di salute. Nel giorno più difficile di Fiat-Chrysler dopo 14 anni si chiude in maniera drammatica l’era di Sergio Marchionne, classe 1952, chiamato al timone della Fiat poco dopo la morte di Umberto Agnelli per attuare una ristrutturazione che sembrava impossibile. «Con profonda tristezza» Fca spiega in una nota che «in settimana sono sopraggiunte complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore». E toglie gli ultimi dubbi: «Marchionne non potrà riprendere la sua attività lavorativa». «Il mio successore saprà di esserlo mezz’ora prima dell’annuncio – diceva il manager parlando del futuro prossimo –. A me è andata così. Perché per lui dovrebbe essere diverso?».

Sergio Marchionne, il manager che ha rivoluzionato la Fiat

E invece le voci che davano Mike Manley come prossimo amministratore delegato di Fca circolavano da anni. Da quando cioè l’ad aveva annunciato di essere pronto a lasciare il gruppo nel corso dell’assemblea dell’aprile 2019. Il passaggio di consegne è stato accelerato dalle circostanze e formalizzato da un Cda di emergenza tenuto in parallelo a quelli di Ferrari e Cnh. A Maranello il ruolo di presidente ricoperto da Marchionne passa a John Elkann, mentre per quello di amministratore delegato sarà proposto all’assemblea di prossima convocazione il nome di Louis Carey Camilleri, 63 anni, ex tycoon del tabacco firmato Philip Morris, altissimo profilo internazionale e patrimonio sterminato, apprezzato come mente finanziaria brillante, poliglotta e noto a chi è fuori dal giro per una relazione con Naomi Campbell. Anche il cda di Cnh Industrial è costretto a decisioni non rinviabili e affida la presidenza della società a una donna, Suzanne Heywood, mentre Derek Neilson proseguirà nell’incarico di Ceo ad interim per assicurare continuità operativa.

Sergio Marchionne, da Fiat a Fca. Così è nata la multinazionale

L'impero Fca si trasforma completamente in un sabato pomeriggio fatto di lunghe attese davanti al Lingotto, ad alta tensione come tutti i cambi di pelle della società. Le indiscrezioni sullo stato di salute di Marchionne si sono rincorse per tutta la giornata finché il protrarsi del congedo medico per un’operazione alla spalla destra avvenuta nelle scorse settimane all’Ospedale universitario di Zurigo è diventato qualcosa di più serio. L’ultima apparizione pubblica risale al 26 giugno, quando il manager aveva presentato a Roma la Jeep Wrangler fornita all’Arma dei Carabinieri. Il 5 luglio un portavoce riferiva che aveva bisogno di un «breve periodo di convalescenza». Ma la degenza si è prolungata e il fatto che sia stato sostituito anche nella presidenza Ferrari (di cui non aveva mai parlato) ha confermato che la ripresa potrebbe non essere così breve.

L'EDITORIALE L'uomo col maglione - di Paolo Giacomin

Diceva a gennaio che a farlo bene il suo è un mestiere che stanca, di essere pronto a qualcosa di diverso. Buttava lì un vecchio sogno: un giorno gli sarebbe piaciuto fare il giornalista. Su chi avrebbe preso il suo posto aveva le idee chiare: «Sarà uno interno, non una superstar che arriva da fuori». E così è stato. Il board straordinario convocato in emergenza da John Elkann conferma l’inglese Manley, 54 anni, responsabile di due gioielli della galassia come Jeep e Ram e dal 2011 membro del Group Executive Council di Fca, il più alto organo decisionale dopo il cda. Una situazione impensabile fino a pochi giorni fa come conferma Elkann, che ringrazia l’amico per avere aiutato tutti a pensare diversamente e a trovare il coraggio di cambiare.

«Il miglioramento continuo è una parte fondamentale della nostra cultura», disse Marchionne lo scorso il 1 giugno a Balocco al Fca Capital Market day presentando il nuovo piano del gruppo. Prese in prestito una frase di Hemingway «Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a qualcun altro, la vera nobiltà è essere superiore a chi eravamo ieri». Non vivere mai lo stesso giorno, non adagiarsi sugli allori: «L’unico approccio che conosciamo è guardare sempre avanti: È l’eredità che possiamo essere orgogliosi di lasciare a chi verrà dopo di noi». 

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