L’innovazione è alla base della crescita economica. In Italia, un posto di lavoro su 3 (circa 7 milioni) si trova nelle industrie che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti. Aziende che contribuiscono, da sole, alla metà del Pil italiano, ovvero a 774 miliardi di euro. Dati in linea, se non migliori, rispetto al trend dell’Unione europea. Sono i risultati della relazione congiunta presentata dall’Epo, l’ufficio europeo dei brevetti, e dall’Euipo, l’agenzia Ue per la tutela dei marchi e della proprietà intellettuale.

Nella relazione si analizza l’impatto dei settori industriali che più impiegano marchi, brevetti, modelli e disegni industriali, diritti d’autore e indicazioni di origine sull’economia dell’Unione europea, con riferimento all’ultimo periodo disponibile, tra il 2014 e il 2016. Periodo in cui l’occupazione nelle industrie ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale in tutta Europa è cresciuta di 1,3 milioni di posti di lavoro rispetto al periodo 2011-2013, mentre l’occupazione totale nei 28 Stati membri dell’Ue è leggermente diminuita. Il valore aggiunto per dipendente in queste industrie è superiore a quello del resto dell’economia.

Di conseguenza, le industrie ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale corrispondono ai propri dipendenti retribuzioni molto più elevate rispetto ad altre industrie, con un premio salariale pari a in media al 47% e rappresentano, inoltre, la quota maggiore degli scambi di merci e servizi tra la Ue e il resto del mondo (81%). Tra le industrie ad alto valore aggiunto che contribuiscono a quasi meta del Pil nazionale e a occupare 7 milioni di persone, la parte del leone la fanno le aziende che usano più intensamente disegni e modelli e che generano 3,79 milioni di posti di lavoro e 279 miliardi di Pil italiano.

«Da questo punto di vista sono soprattutto i marchi e i disegni industriali, cioè il design, che pongono l’Italia in una posizione preminente. Non solo appannaggio delle grandi aziende ma anche di molte medio-piccole» spiega Andrea Di Carlo, portavoce Euipo. Più della metà delle Pmi che registrano marchi e brevetti vede benefici diretti e immediati sui ricavi: sino al 30% in più per dipendente, secondo un’indagine dell’Euipo. Inoltre ottiene maggiore credibilità nei rapporto con i clienti, i fornitori e nell’accesso al credito. Per contro 6 Pmi su 10 tra quelle che non registrano marchi e brevetti dicono di non saper bene come fare, di non avere abbastanza informazioni e lamentano uno scarso supporto – sia in termini di accompagnamento che di incentivi economici – verso un investimento percepito ancora più come un costo. In base all’indagine, le tre principali motivazioni per la registrazione dei diritti di proprietà intellettuale per le Pmi sono: impedire di essere copiati da parte dei concorrenti (59%), tutelarsi meglio in caso di contenzioso (58%) e migliorare l’immagine e il valore dell’impresa (36%.

Il dato più positivo registrato dall’indagine è il calo delle violazioni: il numero di Pmi che dichiara di aver subito violazioni di prioprietà intellettuale nei 3 anni precedenti è sceso dal 31% del 2016 al 24% del 2019. I marchi sono stati i diritti più violati (48%), seguiti dai brevetti (24%). Gli effetti più comuni delle violazioni di marchi e brevetti si traducono in perdita di fatturato (33 %) e danno alla reputazione (27%). Anche tra chi registra marchi, brevetti, disegni e modelli resta però scarsamente diffusa la consapevolezza del valore dell’investimento. Solo il 21% di queste imprese, infatti, dispone di una valutazione professionale dei propri beni e ancora meno (il 13%) ha cercato di ottenere finanziamenti utilizzando i propri diritti di proprietà intellettuale.

C’è poi l’altra faccia, quella delle (ancora troppe) piccole e medie imprese imprese che non innovano o non tutelano le innovazioni. Quasi quattro Pmi su dieci affermano che la mancanza di conoscenza in merito ai diritti di proprietà intellettuale ha impedito loro di ottenere la protezione necessaria. L’accesso ai finanziamenti è spesso elencato come uno dei principali problemi dalle stesse aziende.

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