Roma, 8 settembre 2018 - Se i Cinque Stelle puntano su una dote da circa 10 miliardi per finanziare il reddito e le pensioni di cittadinanza, la Lega inserisce nel menù della manovra, oltre a quota 100 per l’alleggerimento della riforma Fornero, un consistente pacchetto fiscale da 4,5 miliardi di euro a base di taglio dell’Irpef dell’uno per cento sul primo scaglione di reddito, riduzione dell’Ires al 15 per cento per le imprese che tornano in Italia o assumono e flat tax per partite Iva e professionisti. Il tutto mentre il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a Vienna per l’Eurogruppo incassa un’apertura di credito dai due mastini di Bruxelles, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, a fronte della conferma dell’impegno al rispetto delle regole europee, a cominciare dalla soglia del 3 per cento.

«Clima cordiale, colloqui costruttivi. Linea condivisa: misure per la crescita economica nel rispetto regole e miglioramento finanza pubblica». È questo il tweet di Tria dopo gli incontri con gli esponenti comunitari. «Stiamo lavorando con Tria perché l’Italia faccia l’aggiustamento strutturale nel bilancio 2019 per rispettare i suoi impegni verso l’Eurozona», fa sapere a sua volta Moscovici. Mentre Dombrovskis gli fa eco sull’Italia: «Impegni che vanno nella direzione del buon senso».

Ma se il cantiere Europa è affidato al responsabile di via XX Settembre, a Roma fervono i lavori della maggioranza per fissare i capisaldi delle misure da inserire nella legge di Bilancio. Così, dopo il capitolo reddito di cittadinanza, prende forma anche quello fiscale di matrice leghista. Con l’obiettivo di dare un segnale alle famiglie, alle imprese e agli autonomi, il partito guidato da Matteo Salvini gioca su tre fronti: Irpef, Ires e forfait per partite Iva e professionisti. Non proprio una flat tax, ma un primo accenno di un progetto complessivo che si articolerà nel triennio, quindi anche nel 2020 e nel 2021.

L’intervento di maggiore impatto potrebbe essere quello sul primo scaglione Irpef. Il passaggio sarebbe dal 23% al 22% e riguarderebbe praticamente tutti i contribuenti. Non solo i redditi da 8mila a 15mila euro che oggi rientrano nella prima fascia, ma tutte le famiglie, tiene a sottolineare il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci. Secondo la Uil, il vantaggio fiscale oscillerebbe tra i 90 e i 150 euro l’anno, salendo di pari passo con il reddito.

Il secondo fronte riguarda le imprese. In questo caso l’obiettivo è il taglio dell’Ires al 15% (dall’attuale 24%) sugli investimenti e per chi riporta la produzione dall’estero in Italia, ma si sta anche valutando di ridurre l’aliquota per ogni nuovo assunto. Infine il capitolo autonomi: l’idea messa a punto dal gruppo leghista, è quella di estendere il forfait al 15% fino a un tetto di 65mila euro di ricavi, facendo salire la tassazione al 20% sulla parte eccedente fino alla soglia 100mila euro.