Roma, 6 settembre 2018 - Almeno dieci miliardi per il reddito di cittadinanza. È questa, a quanto si apprende da fonti del governo, la cifra dell'accordo che sarebbe stato raggiunto nel corso del vertice di maggioranza sulla manovra. Tale somma, si spiega, consente al governo di partire dall'inizio del 2019 con la pensione di cittadinanza per poi, tra maggio e giugno, mettere in campo il reddito di cittadinanza fino alla fine dell'anno, per un lasso di tempo di 6 mesi per i quali, spiegano le stesse fonti, i 10 miliardi messi in campo con la manovra, bastano. E poi, flat tax progressiva fino alla riduzione a due aliquote.

È il vertice decisivo quello che vede riuniti Conte, Giancarlo Giorgetti e il titolare del Mef Giovanni Tria a Palazzo Chigi. L'obiettivo di M5S e Lega è allargare le maglie dei conti, dopo che, in queste ore, Salvini e Di Maio hanno scelto di abbassare i toni con l'Ue. E al tavolo, a Palazzo Chigi, siedono anche il responsabile agli Affari Ue Paolo Savona e la viceministra al Tesoro Laura Castelli. Due presenze che, raccontano fonti di governo, si rilevano decisive: il primo nel "convincere" il titolare del Mef ad aumentare gli stanziamenti per reddito di cittadinanza e flat tax, la seconda nel portare al tavolo uno schema già pronta della misura "principe" della narrazione pentastellata. Mancano, invece, Di Maio e Salvini. Ma i loro plenipotenziari arrivano al vertice sulla manovra con un obiettivo: non recedere da reddito di cittadinanza e flat tax, misure sulle quali M5S e Lega si sono giocati tanto con i propri elettorati.

E alla fine, fonti vicine al premier si dicono soddisfatti; dai tre miliardi iniziali che Tria aveva previsto per il reddito di cittadinanza si passa ai 9-10 sui quali si conclude il vertice. Con un escamotage: partire da subito con la pensione di cittadinanza, metter in campo sin dall'inizio del 2019 la riforma dei centri per l'impiego e passare, da metà anno, all'applicazione del reddito di cittadinanza. Per sei mesi, nel 2019, i dieci miliardi bastano, spiegano fonti di governo sottolineando come, nel 2020, la misurà resterà e l'obiettivo è finanziarla per intero, con i 17 miliardi previsti. Anche la flat tax, da gennaio, partirà con un primo step. L'obiettivo è una sua applicazione progressiva, riducendo gradualmente l'entità delle aliquote e arrivando, non l'anno prossimo, alle due aliquote previste nel contratto di governo. Allo studio del governo, inoltre, la riforma pensionistica "quota 100": metterla in campo, tuttavia, non sarà facile vista l'attenzione particolare dell'Europa sul cambio del sistema pensionistico. Ma, sul superamento della Fornero, difficilmente la Lega recederà dalle sue intenzioni.