Roma, 6 dicembre 2018 - Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sulla prossima manovra finanziaria. A comunicarlo all'aula di Montecitorio è stato il ministro per i rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro. l governo, che non ha ancora incassato il primo via libera della Camera sulla manovra, è già pronto a riscrivere la legge di bilancio nel secondo giro al Senato dove, tra l'altro, i tempi per l'esame sono stretti. 

PENSIONI D'ORO - Intanto Luigi Di Maio annuncia le decisioni più importanti prese nel vertice pomeridiano con il premier Giuseppe Conte e l'altro vicepremier Matteo Salvini. A partire dal "taglio delle pensioni d'oro" che "entrerà nella legge di bilancio al Senato, la settimana prossima. Passiamo dal 25% al 40% di tagli", sottolinea il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro. Toccare le pensioni d'oro (dai 90 mila euro in su è da sempre l'ipotesi) è da settimane oggetto però di un confronto fra i due alleati di governo, che ora litigano anche sulla nuova ecotassa per le auto.

REDDITO DI CITTADINANZA - Il reddito di cittadinanza, invece, "partirà a marzo", mentre "a febbraio la pensione minima sarà alzata a 780 euro a tutti i pensionati in difficoltà, le pensioni di invalidità a 780 per tutti i disabili in difficoltà, a febbraio parte quota 100 per coloro che non potevano andare in pensione a causa della Fornero adesso ci possono andare".

DEFICIT - Di Maio spiega ancora che il deficit sotto il 2,4% "fa parte della trattativa attuale con l'Europa". "Io non sono affezionato al numero - prosegue il leader politico dei 5 Stelle - ma pretendo di mantenere le promesse di fronte ai cittadini italiani e quindi quota 100, i truffati delle banche che devono avere un risarcimento, le imprese che devono avere un abbassamento delle tasse con l'Ires al 15% e le partite Iva con la tassa al 15%, pensione e reddito di cittadinanza sono fondamentali. Quelle sono le misure a cui guardo e che non possono essere messe da parte". 

PACE FISCALE - Torna inoltre la pace fiscale non come condono ma sotto forma di saldo e stralcio. L'idea da sempre sostenuta dalla Lega viene rilanciata durante il Forum dell'ANSA da Matteo Salvini che anticipa l'intenzione di introdurre un'aliquota forfettaria del 15% per le cartelle "da 30 a 90 mila euro" e che per il vicepremier vuol dire liberare "molti piccoli" che non riescono a mettersi in regola con il fisco perché "non hanno il montante". Una strada che ottiene il placet anche di Luigi Di Maio.

BOCCIA ALL'ATTACCO - E Boccia torna subito all'attacco. "Negli ultimi mesi ho girato l'Italia, ho incontrato 30 mila imprenditori. Siamo 160 mila associati. Parlo per Confindustria: il 100% è contro questa manovra". Il leader degli industriali ribadisce: "È solo espansiva e non per la crescita", non è sostenibile se non "crea produzione e lavoro". Il rischio di una recessione in Italia "è possibile".