Roma, 7 dicembre 2019 - Rinvio. Pare incredibile ma dopo un vertice di due giorni quasi senza soluzione di continuità dal cilindro di Giuseppe Conte esce fuori sempre il solito coniglio. La situazione è complessa, la maggioranza si sfarina, urgono scelte: rinviamo. Slitta al primo luglio e si riduce dell’85%, da 50 a 40 centesimi al chilo l’imposta sulla plastica, mentre la sugar tax partirà dal primo ottobre. Dopo aver azzerato l’imposta sulle auto aziendali, la maggioranza si prende ancora tempo per lavorare alle coperture e chiudere il testo.

Le novità dopo l'accordo

"Nessuno dica più che siamo il governo delle tasse", sottolinea alle dieci di sera il premier. Trovati oltre 300 milioni per le due imposte, ne servono altri per gli interventi che si faranno la prossima settimana in Senato: di posticipo in posticipo, la legge di Bilancio avrà solo due letture, e quella della Camera sarà ’blindata’. Anche lo slittamento non è facile come sa bene Conte che, nel mezzo della maratona a Palazzo Chigi fa un passaggio al Quirinale per informare Mattarella e poi in qualche modo fa trapelare il colloquio.

Anche questo serve per ostentare ottimismo dopo gli scontri di giovedì. Culminati nel summit che viene aggiornato all’ora di cena per lasciare dormire un po’ i litiganti. E soprattutto per consentire al ministro Gualtieri di ramazzare un po’ di spiccioli: si tratta di 400 milioni, parte dei quali arrivano da un’imposta del 15% sulle vincite al gioco oltre i 25 euro (tassa fortuna). Poca roba sulla quale in mattinata i partiti di maggioranza si lanciano come lupi affamati.
Il Pd con Orlando li chiede per aumentare il taglio del cuneo fiscale, i grillini ne vogliono una parte per gli stipendi dei vigili del fuoco (vengono stanziati 65 milioni) e così i renziani sbottano: i patti non erano questi, dobbiamo cancellare le tassa sullo zucchero e sulla plastica.

"Italia Viva ai lavoratori preferiscono le multinazionali delle bibite gassate, come la coca-cola", s’impennano al Nazareno, salvo qualche ora dopo accettare la norma, servile o meno che sia.
Immediata la replica dei renziani: "Il Pd ha una visione sovietica dell’Economia", sottolinea Marattin. Il time-out a pranzo non abbassa la temperatura. "Nessun democratico al tavolo ha proposto di aumentare le risorse per il cuneo", twitta ancora Marattin tirando in ballo Misiani (Pd) che replica: "Segnalo che lui ha proposto di togliere 250 milioni dal taglio del cuneo per ridurre plastic e sugar tax". Volano stracci perché il Pd non vuole che i rivali s’intestino l’etichetta di partito no-tax. Avverte Renzi: "Non vorrei votare ma se ci costringono lo faremo".

Secco Orlando: siamo pronti. A questo punto, scendono in campo i governisti del Pd, guidati da Franceschini: "Basta. Troviamo un’intesa". È il segnale, si tratta sul rinvio: per non scontentare il Pd che non vuole andare oltre luglio e Iv che chiede "quanto meno" di arrivare ad ottobre si dividono i destini delle due tasse per arrivare a un compromesso. "C’è l’intesa", esulta il ministro D’Inca (M5s). Tutto a posto? No: si scopre che non bastano i soldi. "Hanno fatto errori al Mit", dicono i renziani. E così, si riprende a trattare. Per arrivare a un "risultato insperato", per dirla con Gualtieri.