Roma, 26 settembre 2018 - Il vicepremier a 5 stelle Luigi Di Maio non arretra sulla manovra. Senza reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, quota 100-Fornero e risarcimento delle vittime dei crac bancari, la nota allegata al Def non avrà i voti del M5S, ha minacciato ieri sera a una riunione con i ministri M5S e ha ripetuto stamattina a Radio Capital. E sul 2% di deficit, oggi insiste: "non è un tabù ma una sfida" mantenere promesse tenendo il bilancio in ordine. Questo nonostante Pierre Moscovici, commissario Ue per gli Affari Economici, oggi abbia ribadito in un'intervista che la soglia non va nemmeno avvicinata.  E mentre da New York il premier Giuseppe Conte afferma: "Sono io che non dormo la notte se la manovra non sarà equa", dal canto suo il ministro dell'Economia Giovanni Tria resiste alle pressioni dei 5 stelle facendo presente di aver giurato da ministro "nell'interesse della nazione" e insistendo sulla necessità di tenere a bada il debito pubblico e conservare la fiducia degli investitori. Intanto, si apprende che l'Aula della Camera, come quella del Senato, esaminerà il Def il prossimo 10 ottobre.

Perché la Francia può fare il 2,8% di deficit (e l'Italia no)

Il punto su pensioni e reddito di cittadinanza - di C. MARIN

TRIA - "La Manovra deve essere di crescita - dice il ministro dell'Economia a un convegno di Confcommercio - ma non deve lasciare dubbi sulla sostenibilità del debito. Quando abbiamo chiesto la fiducia c'è stato anche questo, di proseguire sul sentiero di discesa del debito per conservare la fiducia degli investitori, ma anche dei risparmiatori, perché dobbiamo difendere i risparmi degli italiani dall'aumento dei tassi".

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E sempre riferendosi alla Legge di Bilancio: "Ho giurato nell'interesse della Nazione, non di altri, poi ognuno può avere la sua visione dell'interesse della Nazione ma abbiamo giurato tutti", ha ricordato. Insomma, "dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari, a coloro che ci prestano i soldi. Stiamo attenti - ha ammonito - perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare interessi maggiori e quello che si guadagna si perde in interessi".
Nella prossima manovra ci saranno interventi per affrontare il problema sociale, come il reddito di cittadinanza "per permettere più facilmente le trasformazioni del tessuto produttivo che creano problemi transitori nel tessuto sociale", ha poi sottolineato Tria spiegando che il disegno del governo "al di là delle etichette va in quella direzione". Insomma, tutte le misure allo studio del governo per la prossima manovra "dovranno essere portate in modo consapevole, con gradualità, senza mettere in discussione la finanza pubblica". Sullle pensioni, ha ribadito che la legge Fornero va superata e bisogna "accelerare l'uscita dalle imprese del personale molto anziano". Confermato la flat tax per che "andrà incontro" alle piccole imprese, mentre Tria ha di fatto rinviato "agli anni successivi" l'abbassamento dell'Irpef. Il primo impegno sarà comunque - ha sottolineato Tria raccogliendo l'appello di Confcommercio - "sterilizzare le clausole di salvaguardia" così da impedire l'aumento dell'Iva

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IL TABU' DEL 2% - Di Maio non demorde. "Si sta discutendo sicuramente più dell'1,6, quale sarà il numero? Ci tengo a dire che qui non è una sfida per fare deficit ma una sfida per mantenere le promesse tenendo in ordine i conti e lasciare ai nostri figli una Italia migliore. Il 2% di deficit non è un tabù, però deve essere chiaro che dal mio punto di vista voglio affrontare questo tema con il massimo della responsabilità - ha detto il vicepremier intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital - Siamo ben consapevoli che ci sono degli equilibri finanziari e dei conti da tenere in ordine e nessuno mette in discussione l'importanza di questo aspetto, ma non possiamo solo tenere in ordine i numeri, prima soddisfiamo le esigenze dei cittadini".

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DIFFERENZE ITALIA-FRANCIA - Di Maio nei giorni scorsi ha detto di voler fare come Macron che per il 2019 ha varato una manovra con deficit previsto al 2,8%.  La Commissione europea ritiene che la Francia, malgrado un deficit nominale più alto dell'Italia, realizzi uno sforzo strutturale di aggiustamento dei conti pubblici più consistente di quello italiano ed è una delle ragioni per cui sta facendo pressioni su Roma per evitare di andare oltre l'1,6% di disavanzo indicato da Tria. 
Gli obiettivi di deficit nominale su cui stanno lavorando i governi di Italia e Francia per il 2019 non sono paragonabili in termini di rispetto delle regole del Patto di Stabilità e Crescita. Per i Paesi con un debito superiore al 60% di Pil, il Patto di Stabilità e Crescita prevede uno sforzo strutturale - la riduzione del deficit al netto del ciclo economico e delle una tantum - di almeno lo 0,5% di Pil. 

S&P TAGLIA STIME SUL PIL - La coperta stretta sui conti incassa oggi anche la 'gelata' di Standard & Poor's che taglia ancora, a distanza di pochi mesi, la stima del Pil italiano: dal precedente 1,3% a 1,1% per il 2018 e dall'1,2% all'1,1% per il 2019. A luglio aveva già tagliato le stime perchè "l'incertezza sulle politiche e il commercio porterà probabilmente a una crescita più lenta degli investimenti". Secondo S&P la politica interna era il principale rischio e pesava "l'incertezza sulla volontà di proseguire nel consolidamento fiscale".

Le regole contengono al loro interno una certa dose di flessibilità, con la possibilità di evitare una procedura per deficit eccessivo se c'è una deviazione massima dello 0,5% dall'obiettivo di deficit strutturale su un anno o cumulata su due anni. L'obiettivo di deficit nominale del 2,8% fissato dal governo francese include l'impatto di una misura una tantum, annunciata nel 2017, pari a un valore dello 0,9% di Pil. Senza contare questa misura una tantum, il deficit nominale della Francia scenderebbe al 1,9% del Pil (nel 2020 dovrebbe calare al 1,4%), mentre lo sforzo strutturale previsto per il prossimo anno ammonta allo 0,3%. Questi numeri, è la valutazuone di Bruxelles, consentirebbero alla Francia di evitare una deviazione significativa che farebbe scattare una procedura. Tornando all'Italia, se dovesse superare il margine dello 0,5% di flessibilità sullo sforzo strutturale, la Commissione potrebbe bocciare il progetto di legge di bilancio, chiedendone una nuova versione entro due settimane dalla sua presentazione.