ANTONIO TROISE
Economia

Manovra, mancano 10 miliardi. Cosa offre il piatto privatizzazioni

Il debito aggiuntivo previsto per il 2024 coprirà circa due terzi della spesa prevista in Finanziaria Dossier dismissioni: oltre a Ita si parla di Autostrade e delle partecipazioni più pesanti, da Eni a Poste

Roma, 3 ottobre 2023 – I conti non tornano ancora, l’extra-deficit di 15,3 miliardi previsto per il 2024 coprirà circa due terzi della prossima manovra economica. Mancano, quindi, all’appello, poco meno di dieci miliardi per arrivare ai 23-25 miliardi necessari per coprire le principali misure, dal taglio del cuneo fiscale (circa 10 miliardi) alla riduzione da 4 a 3 degli scaglioni Irpef (costo 4-5 miliardi) fino al pacchetto famiglia, con l’aumento dell’assegno unico per il terzo figlio. Per questo i riflettori sono tornati ad accendersi sul capitolo delle privatizzazioni. Incasso previsto, 20 miliardi di euro in tre anni. Soldi destinati a ridurre il debito. Ma non sarà per nulla facile raggiungere questo obiettivo.

Manovra 2023: caccia alle risorse
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Per ora l’unico asset che l’esecutivo ha già messo in vendita è la quota di Ita Airways, che dovrebbe finire nelle mani di Lufhtansa. Incasso previsto, circa 325 milioni di euro. L’operazione, però, non ha ancora avuto il disco verde da parte di Bruxelles. Un’altra azienda che potrebbe finire sul mercato è Mps, ma qui siamo ancora all’anno zero, con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che vuole evitare di svendere una quota che vale, con le quotazioni correnti, circa 2 miliardi di euro.

C’è poi il capitolo Autostrade per l’Italia, finito appena un anno fa sotto l’ombrello pubblico. Ieri è tornata a girare la voce di una possibile cessione. Subito smentita da Palazzo Chigi. Sulla stessa linea anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che da una parte conferma che il governo non ha alcuna proposta formale sul tavolo ma lascia anche aperto uno spiraglio: se un grande imprenditore italiano riesce a mettere insieme i fondi per un piano di investimento fondamentale per l’Italia, come quello di Aspi, dalla Gronda di Genova al Passante di Bologna, dai lavori sulla A1 alla A14 Adriatica fino al nodo di Firenze, è sicuramente di grande interesse.

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Salvini, spiegano fondi del ministero, auspica anzi che l’eventuale offerta venga formalizzata, per averne chiari i contorni. Insomma, l’ennesimo scontro nella maggioranza a ridosso del varo della manovra economica. È vero che al leader della Lega è stato garantito il finanziamento dell’avvio del Ponte sullo Stretto utilizzando i fondi comunitari. Ma non è detto che possa bastare. A farsi avanti per Autostrade sarebbe la famiglia Dogliani attraverso la Fininc, disposta a mettere sul piatto 8 miliardi di euro. Ma l’operazione, considerando anche i debiti, si attesterebbe sui 20 miliardi di euro. Ancora più complicato, poi, pensare alla cessione degli altri colossi, da Enel a Eni, da Poste e Leonardo fino a Enav, dove lo Stato detiene partecipazioni importanti. Non sarà facile prevedere incassi sicuri nell’immediato. Anche perché, come nel caso di Leonardo, si tratta di imprese strategiche che operano in settori delicati come quello della difesa. A rendere più in salita la strada delle coperture, ci sono i tagli di spesa tuttora in bilico. O duramente contestati, come quelli previsti per la Sanità. Nella Nadef, infatti, è previsto un calo della spesa dal 6,7% del Pil nel 2022 al 6,2 dal 2024 in poi, tradotto in soldoni si passa dai 134,7 miliardi di questo ai 132,9 miliardi. Quasi 2 in meno. Difficile anche raccogliere i 2 miliardi dalla spending review dei ministeri: attualmente l’asticella per il 2024 si ferma a quota 800 milioni. E non tutti i dicasteri sembrano pronti a fare i compiti a casa.

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