Pensioni, uffici Inps
Pensioni, uffici Inps

Roma, 18 ottobre 2019 - Quota 100 per il 2020, al momento, appare al riparo dal tiro a segno dell’ala critica della maggioranza, anche se i renziani si dicono pronti a riaprire la partita in Parlamento, per allungare quantomeno le finestre di uscita a 6-9 mesi. Quel che è certo, però, è che, per una via o per l’altra, la possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni di età e 38 di contributi verrà meno nel 2021. Con la conseguenza che i nati nel 1958 riusciranno a andare in pensione con il meccanismo agevolato, mentre i nati nel 1959 dovranno fare i conti con un sistema di sicuro meno favorevole. 

Il 2020, dunque, sarà l’anno della conferma di quota 100, ma anche l’anno della proroga delle altre soluzioni per lasciare l’attività lavorativa in anticipo. Ci si riferisce alla cosiddetta opzione donna (che, però, può essere penalizzante per l’importo dell’assegno), all’Ape social (che permette di uscire a 63 anni, ma solo se si fa parte di una serie di categorie svantaggiate) e all’anticipo per i lavoratori precoci (che, se hanno cominciato a lavorare durante la minore età, possono andare via con 41 anni di contributi). E nel pacchetto previdenza per l’anno a venire rientra anche la mini-rivalutazione piena per le pensioni fino a 4 volte il minimo (2 mila euro), che comporterà un beneficio molto basso, di 6 euro.

Il 2020, però, come hanno annunciato i ministri Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo, sarà anche il periodo della riapertura del cantiere delle pensioni. L’obiettivo è eliminare proprio quota 100 ma evitare, nel 2021, anche lo scalone di 5 anni tra i nati nel 1958 e i nati nel 1959. A questo scopo è pronto fin da ora il pacchetto messo a punto da Tommaso Nannicini (Pd) che servirebbe a introdurre vie di flessibilità strutturali. La revisione ipotizzata prevede un pensionamento anticipato, a 64 anni di età e almeno 20 di contributi, col calcolo interamente contributivo dell’assegno (e, dunque, con un’implicita penalizzazione). Al posto dell’Ape social, per le categorie svantaggiate verrebbe introdotta quota 92, che permetterebbe di andare via con 62 anni di età e 30 di contributi.

Vediamo nel dettaglio:

Vecchiaia

Dal primo gennaio scorso si arriva alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età, 5 mesi dopo rispetto al 2018. E la soglia dell’età pensionabile, frutto della riforma Fornero, vale per uomini e donne, dipendenti pubblici e privati, autonomi. Serve anche un minimo di 20 anni di contributi. 

Quota 100

Almeno per ora Quota 100 è confermata per il 2020. Per il 2021 si vedrà. Privati e pubblici, possono andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi. La finestra è di tre mesi per i privati e di sei per i pubblici ed è mobile. Divieto di cumulo con altri redditi da lavoro oltre i 5 mila euro.

Ape social

Prorogata per un anno l’Ape social: si ottiene dai 63 anni per chi versa in condizioni di disagio: disoccupati, chi assiste familiari disabili, persone con invalidità almeno al 74% e chi, con 36 anni di contributi, svolge lavori gravosi (es: operai edili, camionisti, badanti, infermiere ospedaliere).

Anticipo precoci

In programma anche la proroga per un anno dell’anticipo per i precoci, i lavoratori che hanno cominciato a lavorare durante la minore età. E che possono accedere alla quota 41, se prima dei 19 anni hanno lavorato almeno 12 mesi e se rientrano nelle categorie disagiate valide per l’ape social. 

Opzione donna

Prorogata un anno l’"opzione donna". Possono utilizzarla (uscita anticipata ma pensione ricalcolata con il metodo contributivo, con una penalizzazione tra il 20 e il 25%) le dipendenti con almeno 58 anni e quelle autonome con almeno 59 purché abbiano almeno 35 anni di contributi.

Lavori gravosi

Per chi svolge lavori gravosi, (le categorie sono le stesse dell’Ape social), senza aver raggiunto i 36 anni di contributi, i requisiti di acceso alla pensione sono gli stessi del 2018, senza incrementi: 66 anni e 7 mesi di età (oppure 41 anni e dieci mesi per le donne; 42 anni e 10 mesi per gli uomini). 

Lavori usuranti

I requisiti per il pensionamento agevolato per i lavoratori che svolgono attività usuranti nel 2019 e fino al 2026 sono: quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi di età e 35 anni di contributi. In sostanza, per chi ha svolto queste attività, più pesanti di quelle gravose, non scattano i rialzi dell’aspettativa di vita. 

Uscita anticipata

Per il pensionamento anticipato nel 2019, l’anzianità contributiva è diversa per gli uomini e per le donne. I lavoratori devono raggiungere i 42 anni e dieci mesi di contributi. Le lavoratrici devono raggiungere i 41 anni e dieci mesi di contributi.

Isopensione

L’'isopensione' prevede la possibilità di uscita con cinque anni di anticipo, a condizione che l’impresa paghi un’indennità pari alla pensione maturata, senza versare, però, anche i contributi. Si può fare solo in imprese con più di 1000 dipendenti, e serve un accordo con i sindacati.