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14 mar 2022

Mais e grano, l'Italia rischia grosso. "La Ue tolga i limiti alla semina"

L’ex ministro De Castro: "Situazione difficile, servono scelte rapide. Siamo troppo dipendenti dall’estero"

14 mar 2022
antonella coppari
Economia
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I supermercati corrono ai ripari per evitare la corsa all’accaparramento di alimentari
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I supermercati corrono ai ripari per evitare la corsa all’accaparramento di alimentari

Il conflitto in Ucraina non solo crea problemi enormi nel settore agroalimentare ma fa pure emergere i limiti e i rischi della globalizzazione. Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ne è consapevole, e non lo nasconde.

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La situazione attuale mette in luce insufficienze strutturali nel sistema degli approvvigionamenti nell’Unione?

"Sì, è proprio così. Oggi per alcuni prodotti l’Europa dipende al 90% dall’estero; per la soia siamo totalmente legati alle importazioni – risponde l’ex ministro delle Politiche agricole – Per ragioni di sicurezza, la Ue non deve avere quote di approvvigionamento inferiori al 60-80% per cento. Non dico di tornare all’autarchia, ma dobbiamo lasciare solo una quota fisiologica alle importazioni. Non possiamo più fare i naif mettendo regole per ridurre la produzione europea come in passato: dobbiamo calibrare nuove politiche per diventare il più possibile vicini all’autosufficienza, senza nulla togliere agli obiettivi ambientali, tenendo conto che la sicurezza alimentare è strategica. La Pac (Politica agricola comune) nacque per questo, poi ce ne siamo dimenticati".

Per quanto riguarda l’agricoltura, qual è la questione di più difficile soluzione?

"Il problema dei fertilizzanti è drammatico. Siamo in un quadro di quasi monopolio russo di nitrati e potassio: adesso tutto è bloccato sia per volontà di Mosca sia per la drammatica situazione logistica del porto di Odessa, nodo centrale di smistamento. Purtroppo trovare fonti alternative è complicato. E una agricoltura competitiva senza fertilizzanti è impossibile".

Si può sopravvivere se i granai d’Europa, Ucraina e Russia, non sono più disponibili?

"In effetti, abbiamo una dipendenza importante di mais per la zootecnia, di grano ma soprattutto di olio di semi di girasole, prodotto fondamentale per l’industria alimentare che negli anni ha sostituito l’olio di palma: l’Europa è dipendente dall’Ucraina per il 75%, l’Italia al 50-52%".

Come possiamo sopperire?

"Intanto, diversificando le fonti di approvvigionamento, come ha già detto Draghi. C’è l’America Latina, ci sono gli Usa cui rivolgersi. Poi, per quanto riguarda gli oli di girasole, bisognerà fare una scelta importante per trovare una sostituzione rapida, decidere se tornare all’olio di palma, purché certificato che la sua fabbricazione non porti alla deforestazione".

E per gli altri prodotti?

"Possiamo aumentare la produzione europea togliendo i limiti attualmente in vigore con la sospensione temporanea della superficie a riposo, la cosiddetta Efa (Ecological focus areas). Norbert Lins, il presidente della commissione Agricoltura Ue, ha già inoltrato la richiesta e così circa 9milioni e 100 ettari in Europa, 200mila in Italia, potranno presto essere messi a cultura. Insieme a questo, vanno anche sospesi i vincoli sul non aumento delle superfici irrigue: serve acqua per coltivare".

Ma le piante non crescono dall’oggi al domani.

"Certo. Ma se riusciamo a liberare immediatamente il vincolo Efa potremmo, ad esempio, seminare ad aprile il mais estivo e avere i primi raccolti a settembre. In prospettiva, però, si può dare una risposta importante. Gli stock li abbiamo, ora si tratta di gestire l’emergenza".

Intanto, il costo dell’energia sta mettendo in ginocchio la produzione agroalimentare italiana. Che cosa si può fare?

"È un tema generale che si sta affrontando, anche qui, con la diversificazione energetica. Nel breve periodo si possono diminuire le tasse. Si può cioè togliere l’Iva che paghiamo sulla tassa sulla benzina, e fare controlli per evitare quelle speculazioni di cui l’altro ieri ha parlato il ministro Cingolani".

La situazione che descrive è preoccupante, ma la domanda che gli italiani si fanno è facile: ci mancheranno pasta, pane, pizza?

"Dipende dalla durata della crisi ucraina. Se dovesse andare avanti per mesi, sì".

 

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