Giovedì 25 Luglio 2024

"Produttori e industriali alleati in nome delle filiere"

Il settore alimentare è cruciale per l'autosufficienza dell'UE e la sicurezza alimentare. Confagricoltura si impegna per una nuova Pac che sostenga le imprese e promuova l'innovazione, puntando sull'alleanza Mediterranea per rafforzare l'export e valorizzare il Made in Italy. L'agricoltura italiana affronta sfide come il cambiamento climatico e il caporalato, ma punta sull'innovazione e il rispetto del lavoro per uscirne.

"Produttori e industriali alleati in nome delle filiere"

"Produttori e industriali alleati in nome delle filiere"

IL SETTORE ALIMENTARE come comparto strategico, al pari dell’energia, per l’autosufficienza dell’Unione europea che consenta di evitare acquisti di beni alimentari poco sicuri prodotti in Paesi dove vi sono poche o nulle garanzie al riguardo, nel contesto di una nuova Pac che sostenga le imprese sui mercati uscendo dalla logica del sussidio per passare a quella dell’incentivo. E il tutto in un ambito produttivo che volti pagina dopo la terribile vicenda che si è consumata a Latina. Massimiliano Giansanti (nella foto), appena rinominato al vertice di Confagricoltura – la principale associazione nazionale di comparto con oltre 200mila aziende rappresentate, 64 milioni di giornate di lavoro, 500mila lavoratori assunti, un valore della produzione vicino ai 49 miliardi di euro– fa il punto sulla situazione dell’agricoltura in Italia e in Europa.

Presidente Giansanti, come se la sta passando l’agricoltura italiana?

"Stiamo attraversando un momento indubbiamente complesso. Prima l’effetto sulle derrate alimentari, e sui cereali in particolare, della guerra tra Russia e Ucraina, che ancora causa forti oscillazioni di prezzo e l’accesso di materie prime non sempre ’sicure’ sotto il profilo qualitativo, poi il conflitto in Medio Oriente e la difficoltà di fare arrivare nel Far East le nostre merci. Diciamo che non stiamo attraversando un momento tranquillo".

E neanche il clima aiuta…

"Per niente. Gli effetti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti e se l’anno scorso ci fu l’alluvione al Nord, oggi abbiamo la siccità al Sud. Tutti elementi che creano incertezza e rendono più complesse le decisioni di investimento".

Il comparto sta soffrendo. Come se ne esce?

"Stiamo soffrendo, è vero, ma siamo pur sempre il primo settore dell’economia nazionale. E se nel 2015 esportavamo prodotti alimentari per 27 miliardi, nel 2024 si stima che supereremo quota 66 miliardi. A beneficiarne tutto il comparto, ma i dati ci dicono che le imprese più strutturate hanno una produttività cinque volte maggiore delle altre. E poi manteniamo il primato mondiale come prodotti Dop e questo rappresenta un grande vantaggio sui mercati".

A proposito di prodotti, è stata varata una grande alleanza tra industria e mondo agricolo con Mediterranea. In che cosa consiste?

"È la nuova associazione, frutto dell’alleanza tra Confagricoltura e Unione Italiana Food, con oltre 900 marchi che finiscono sulle tavole di tutto il mondo. Una compagine che esprime un valore di 106 miliardi di euro (56 miliardi per l’industria e 49,2 miliardi per la parte agricola, incluso il valore aggiunto) e offre lavoro a oltre 650mila addetti, coinvolgendo due terzi delle imprese agricole italiane. Si tratta di un’alleanza che mette al centro il modello mediterraneo e le sue filiere con l’obiettivo di consolidare e ampliare la produzione agricola italiana, incrementando in maniera significativa la quota di prodotto 100% Made in Italy dal campo alla tavola, rafforzandone efficienza produttiva, competitività sui mercati esteri, sostenibilità facendo crescere l’export e promuovendo e valorizzando la dieta mediterranea, integrando le filiere e garantendo sempre elevati standard qualitativi al consumatore. Attraverso accordi e certificazioni a favore della tracciabilità, Confagricoltura e Unionfood si impegnano a incrementare le produzioni e sostenere l’export agroalimentare italiano. Vogliamo rafforzare il Sistema Italia, rafforzare la produzione delle nostre imprese, creare valore. Per fare questo siamo pronti a confrontarci con tutti, dobbiamo fare squadra e lavorare nell’interesse dell’Italia".

Un ruolo che vi viene riconosciuto dalle politiche comunitarie?

"Oggi gli agricoltori hanno la consapevolezza di non essere stati trattati al pari delle altre attività economiche. A Bruxelles la Pac ha perso di vista i suoi obiettivi principali che erano l’autosufficienza alimentare e il giusto reddito alle imprese agricole. La produttività è scesa del 10% e la capacità produttiva del 20%. Numeri che dimostrano un esito non buono delle politiche comunitarie. Speriamo che il Parlamento e la nuova Commissione europea sostengano un settore che deve garantire l’autosufficienza alimentare dell’Unione, un comparto strategico come l’energia e che ha bisogno non di sussidi ma di incentivi".

L’agricoltura italiana innova a sufficienza?

"Gli investimenti del settore in innovazione sono passati da 300 milioni a 2,2 miliardi e da sensori e droni arrivano masse di dati utili a una migliore coltivazione che, ad esempio, usa solo l’acqua che serve quando ne ha necessità. La realtà è che oggi abbiamo tutti gli strumenti per aumentare la produzione agricola con molta sensibilità alla dimensione ambientale specie da parte dei giovani".

Venendo al tema del lavoro, i fatti di Latina sono di una drammaticità che non si può dimenticare. Come si esce dal fenomeno del caporalato?

"L’agricoltura è un settore con forte richiesta di manodopera. Per noi la stella polare è il Contratto di Lavoro che va rispettato e applicato come fa la gran parte delle aziende. Tuttavia, è innegabile che il fenomeno del caporalato esista e vada debellato, senza se e senza ma. Nell’azienda di Latina siamo andati oltre l’immaginabile e occorre voltare pagina certamente con più controlli ma anche con il rafforzamento della bilateralità nel rapporto con il sindacato".