La logistica spaziale fa decollare le quotazioni di D-Orbit

AVEVA CHIUSO IL 2023 aggiudicandosi il riconoscimento di ‘startup dell’anno’ all’ultima edizione di ‘Startup Italia open summit’, il principale evento...

AVEVA CHIUSO IL 2023 aggiudicandosi il riconoscimento di ‘startup dell’anno’ all’ultima edizione di ‘Startup Italia open summit’, il principale evento italiano dedicato alla cultura dell’innovazione, tenutosi a Milano il 21 dicembre scorso. Non è passato neppure un mese e D-Orbit - startup operante nella space economy, fondata nel 2011 con l’obiettivo di diventare primo operatore nell’ambito della logistica spaziale – ha già un nuovo traguardo da festeggiare: la chiusura di un round di finanziamento di serie C, con una raccolta di circa 100 milioni di euro. Il round, guidato da Marubeni Corporation, colosso del settore industriale giapponese, consentirà alla società di consolidare le proprie linee di business e avanzare nell’espansione globale. Il round di finanziamento, cui dovrebbero partecipare altri investitori (in una successiva chiusura nel primo semestre del 2024), è uno dei più grandi mai effettuati da un’azienda europea di tecnologia spaziale.

"Abbiamo sempre avuto chiara la nostra missione: creare una connessione tra Marte, una fascia di asteroidi, la Terra e la luna. Lungo queste rotte vogliamo costruire un’infrastruttura per trasportare cose e persone. Sì, sembra fantascienza. Per arrivarci dobbiamo sviluppare mercati ancora vergini", aveva dichiarato, a dicembre, il Cfo (direttore finanziario) della startup, Andrea Rossi (nella foto a sinistra), salito sul palco dello ‘Startup Italia Open summit’ a ritirare il premio. E aveva aggiunto: "ora puntiamo a diventare il prossimo unicorno ‘made in Italy’ grazie al nostro team internazionale dislocato tra Italia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. I presupposti ci sono: nel 2023 il nostro fatturato è raddoppiato rispetto a un anno fa". Il termine ‘unicorno’, in finanza, è usato per indicare quelle aziende private che hanno raggiunto una valutazione di mercato pari a oltre 1 miliardo di dollari. D-Orbit, startup fondata a Fino Mornasco, alle porte di Como, da Luca Rossettini (nella foto sopra) che oggi riveste il ruolo di amministratore delegato e Renato Panesi (attuale direttore commerciale), ha messo a punto un’infrastruttura logistica spaziale che vuole semplificare il lancio dei satelliti, il trasporto in orbita, la manutenzione e il rifornimento in orbita e lo smaltimento a fine missione. Il nome dell’azienda, D-Orbit, rimanda alla deorbitazione – all’uscita, cioè, di un veicolo spaziale dall’orbita - di infrastrutture spaziali in disuso, attività cui la startup si dedicava all’inizio, prima che qualcuno ne parlasse: oggi quell’attività rappresenta soltanto una delle linee di business dell’azienda.

D-Orbit si occupa ora di logistica spaziale in senso ben più ampio: oltre alla pulizia del cosmo dagli oggetti che lo solcano incontrollati, la sua offerta ai clienti comprende servizi di lancio da terra, così come la movimentazione e il posizionamento dei satelliti nei relativi slot orbitali e il trasporto da un punto all’altro nello spazio con precise operazioni di ‘space taxi’. Finalista, fra 600 candidati, nella categoria Pmi dell’European inventor award 2023, D-Orbit conta, complessivamente, circa 300 dipendenti nelle diverse sedi in Portogallo e Regno Unito - 233 solo negli stabilimenti comaschi – e in poco più di un decennio è diventata una delle più affidabili scaleup (si chiamano così le startup che hanno superato la fase iniziale di avvio) spacetech nel panorama mondiale. La principale innovazione lanciata finora da D-Orbit è Ion Satellite carrier, un veicolo spaziale che può trasportare i satelliti in orbita e rilasciarli individualmente in slot orbitali distinti. Ion può anche ospitare più carichi utili di terze parti, come tecnologie innovative sviluppate da altre aziende e startup, esperimenti di enti di ricerca e strumenti di aziende spaziali tradizionali.

"Le nostre soluzioni di lancio e dispiegamento commerciale, abilitate dal nostro veicolo di trasferimento orbitale proprietario Ion Satellite Carrier, riducono il tempo dal lancio alle operazioni fino all’85%, con un potenziale risparmio fino al 40% quando si dispiega un’intera costellazione di satelliti – fa sapere l’azienda -. Questi risparmi sui costi sono tra i fattori abilitanti per l’imminente industria spaziale commerciale da trilioni di dollari, che porterà l’umanità a espandersi nel cosmo. La nostra tabella di marcia, guidata da un approccio incrementale a ricerca e sviluppo e da una strategia di integrazione verticale, ci consente di fornire soluzioni efficaci per i problemi di logistica spaziale di oggi, dando forma alle soluzioni per le esigenze di domani. Con uffici in Italia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti, siamo la prima azienda spaziale certificata ‘B-Corp’ al mondo, che persegue modelli di business redditizi, rispettosi dell’ambiente e socialmente vantaggiosi".

Le ‘B-Corp’ sono imprese che si impegnano a misurare e considerare le proprie performance ambientali e sociali con la stessa attenzione tradizionalmente riservata ai risultati economici: la certificazione, rilasciata da B-Lab, ente no-profit statunitense, è uno standard di sostenibilità ambientale e sociale ormai riconosciuto a livello internazionale. Il finanziamento permetterà di continuare a sviluppare le 3 linee business principali: la logistica orbitale (mercato aperto ex novo proprio dalla startup); i servizi avanzati, ovvero tutti i servizi erogati con satellite una volta che i pacchi sono scaricati in orbita, come il ‘cloud computing orbitale’; e la ‘in-orbit servicing’ ovvero attività come l’attracco, il rifornimento, la riparazione, l’aggiornamento, il mantenimento degli asset spaziali e la rimozione dei detriti.

Parte del finanziamento sarà utilizzata, infine, per costruire una fabbrica automatizzata, in grado di realizzare satelliti in serie, anziché uno alla volta.

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