Lunedì 24 Giugno 2024

La guerra del gas dichiarata da Putin ha spinto l’Europa verso le rinnovabili

La guerra del gas  dichiarata da Putin  ha spinto l’Europa  verso le rinnovabili

La guerra del gas dichiarata da Putin ha spinto l’Europa verso le rinnovabili

A UN ANNO dall’invasione russa dell’Ucraina si può azzardare un primo bilancio dell’impatto che ha avuto l’aggressione di Putin (nella foto mentre parla con i responsabili di Gazprom) sul mix di fonti energetiche in Europa. Molti osservatori, compresa l’International Energy Agency, hanno suggerito nei mesi scorsi che nell’Ue stesse aumentando il consumo di combustibili fossili, e in particolare di carbone, come reazione alla crisi energetica in corso. In realtà questa corsa non c’è stata e anzi consumi di gas e di carbone sono fortemente diminuiti nella seconda metà del 2022, addirittura si prevede che il consumo di questo combustibile sia destinato a diminuire ulteriormente nel 2023. È quanto emerge dall’European Electricity Review pubblicata dal centro studi energetico Ember, secondo cui la risposta politica dell’Europa all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 è stata quella di accelerare la transizione elettrica.

Malgrado la minore disponibilità di gas e altri combustibili fossili l’anno scorso, grazie all’eolico, al fotovoltaico e al calo della domanda elettrica l’Europa è riuscita ad evitare un ritorno al carbone molto più consistente di quello ridotto che si è invece verificato. Nel 2022, infatti, l’eolico e il solare hanno generato un quinto dell’elettricità dell’Ue (22%), superando per la prima volta il gas fossile (20%) e rimanendo comunque al di sopra dell’energia da carbone (16%). Il ricorso al carbone avrebbe potuto essere ancora minore e l’abbandono dei combustibili fossili ancora più rapido se, accanto alla crisi determinata dall’invasione russa dell’Ucraina, non si fossero messi di traverso altri due grossi ostacoli.

Una siccità storica in tutta Europa ha portato al livello più basso di generazione idroelettrica da almeno il 2000. Inoltre, si sono verificate inaspettate interruzioni del nucleare francese, che hanno portato a un calo consistente dell’energia elettrica pulita, con un divario di produzione di ben 185 terawattora, pari al 7% della domanda totale di elettricità in Europa nel 2022. "Nessuno di questi problemi era strutturale né aveva a che fare con l’aggressione russa o con la crisi energetica", precisa il rapporto. Si tratta semplicemente di disfunzioni che si sono verificate nel peggior momento possibile in termini di sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Europa. L’unica nota positiva costante durante l’estate e l’autunno è stata la generazione di energia solare, che ha stabilito nuovi record ogni mese, allentando la pressione sul sistema. Oltre l’83% del divario è stato colmato appunto da una maggiore produzione di energia eolica e solare e da un calo della domanda di elettricità. Il restante 16% è stato coperto dalla produzione fossile, secondo Ember. Poiché il carbone è meno costoso del gas, ha coperto la maggior parte del gap, causando un aumento delle emissioni complessive.

La generazione elettrica da gas invece è rimasta pressoché invariata nel 2022. Di conseguenza, l’anno scorso le emissioni del settore energetico dell’Ue sono aumentate del 3,9% rispetto al 2021, si legge nel rapporto. Resta il fatto che il consumo di carbone e le relative emissioni di CO2 sono rimaste ben al di sotto dei livelli pre-Covid. La generazione da carbone è diminuita in tutti e quattro gli ultimi mesi dell’anno scorso e a novembre la produzione di energia elettrica da carbone ha raggiunto i livelli più bassi da almeno 30 anni, rientrando nella normalità di un calo ormai costante e inarrestabile. Le 26 centrali a carbone d’emergenza per l’inverno hanno funzionato in media solo al 18% della capacità. E nonostante l’Ue abbia importato 22 milioni di tonnellate di carbone in più l’anno scorso, ne ha utilizzato solo un terzo, poiché gli Stati membri erano e restano impegnati ad eliminare gradualmente il carbone. Nel complesso, quindi, l’aumento della generazione da fonti fossili non è stato sostanziale: il ricorso al carbone è aumentato di appena 1,5 punti percentuali, producendo il 16% dell’elettricità dell’Ue nel 2022 e rimanendo comunque al di sotto dei livelli del 2018. Quest’anno c’è stata una ripresa della produzione idroelettrica e delle unità nucleari francesi, mentre la diffusione dell’eolico e del fotovoltaico continuano a crescere. I prezzi record dei combustibili fossili causati dal taglio delle forniture russe all’Europa, infatti, hanno provocato un aumento importante degli investimenti nell’energia pulita. Di conseguenza, l’Europa è destinata ad assistere ad un enorme calo nell’uso dei combustibili fossili, cioè del carbone, ma soprattutto del gas, hanno indicato gli autori del rapporto. "La crisi energetica ha indubbiamente accelerato la transizione elettrica dell’Europa. L’Unione si sta dirigendo verso un’economia pulita ed elettrificata, e questo sarà pienamente visibile nel 2023", ha commentato Dave Jones, capo analista di Ember.

La generazione da gas è quella che sta calando più rapidamente, poiché rimane la più costosa e continuerà a costare più del carbone almeno fino al 2025. Complessivamente, la generazione totale da fonti fossili potrebbe diminuire del 20% quest’anno in Europa. La crisi ha portato quindi a risposte energiche, sia da parte dei mercati che della politica, a partire dalla spettacolare crescita dell’energia solare, delle installazioni di pompe di calore e delle vendite di veicoli elettrici. Ember prevede che le emissioni continueranno a diminuire nel 2023, grazie a una maggiore capacità di energia solare ed eolica e a una maggiore disponibilità del parco nucleare francese, che comunque è ancora lontano dalla piena operatività. Lo shock dell’energia usata come un’arma di guerra ha accelerato gli investimenti in energia pulita e la transizione energetica, portando a una riduzione in prospettiva dei consumi di carbone e delle emissioni di CO2 più rapida di quanto previsto in precedenza.