La Beste di Prato e l’industria 4.0. La tracciabilità del prodotto finito

CON LA SUA STORIA è stata argomento di una tesi di laurea, come esempio di impresa tessile del made in...

La Beste di Prato e l’industria 4.0. La tracciabilità del prodotto finito

La Beste di Prato e l’industria 4.0. La tracciabilità del prodotto finito

CON LA SUA STORIA è stata argomento di una tesi di laurea, come esempio di impresa tessile del made in Italy protagonista nello scenario di industria 4.0, e oggi dopo l’alluvione tra il 2 e il 3 novembre 2023 e un successivo allagamento dopo pochi giorni, Beste, una delle prime società benefit della moda in Toscana, ha chiuso l’anno con il raddoppio del fatturato, passando da 48 a quasi 90 milioni di euro. L’azienda, nata nel 1992 grazie ad una intuizione di Giovanni Santi e del fratello Matteo (insieme nella foto sopra), ha le sue radici ben salde nel quartier generale di Ponte di Colle, a Cantagallo, piccolo comune nel cuore della Valbisenzio incastonato nell’Appennino toscano. Da lì è partita più di trent’anni fa la storia di Beste fatta di ricerca, tecnologia, design, nuovi processi produttivi e tecniche di nobilitazione, unendo tradizione e innovazione nella lavorazione di materie prime di qualità. Dal filo, al tessuto e al capo finito con la divisione abbigliamento, sfociata nel 2019 nella creazione del marchio proprio Monobi: la produzione di Beste si estende su un raggio di 20 chilometri all’interno del distretto pratese, comprendendo due sedi specializzate dedicate rispettivamente ai tessuti e ai capi di abbigliamento: una vicinanza produttiva a chilometro zero che consente di produrre all’azienda dei fratelli Santi 2.800.000 metri di tessuto all’anno secondo la filosofia di una filiera tracciabile e trasparente.

Beste ha subito danni importanti dall’alluvione, per ben due volte ha subito allagamenti nel novembre scorso. Oggi è un esempio di ripartenza a tempo di record.

"Lo stabilimento di 13mila metri quadrati a Usella è stato invaso da quasi un metro di acqua, danneggiando merci e macchinari. Ma nonostante tutto siamo riusciti a ripartire velocemente. Ci siamo riusciti grazie all’impegno di tutti da noi titolari fino all’ultimo dipendente. Un lavoro senza sosta per spalare acqua e fango, che è stato premiato: il 14 novembre abbiamo riacceso le prime macchine e siamo tornati operativi in toto nella prima settimana di dicembre".

C’è un lato positivo in questo evento così drammatico?

"Direi una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera imprenditoriale è emersa in questa occasione così tragica, perché ho avuto modo di capire che Beste non è una realtà sterile, ma è fatta di persone, di dipendenti che hanno a cuore la propria azienda. E’ stato un momento di orgoglio vedere la dedizione con cui tutti i dipendenti si sono spesi, insieme alle loro famiglie e ai loro amici, per far rialzare l’azienda".

Beste si distingue anche per questo nell’ambito del distretto pratese, fatto di piccole e medie imprese.

"Abbiamo 290 dipendenti con un 48% di quote rosa ed un’età media che si attesta sui 38 anni. Adesso stiamo cercando almeno una decina di figure professionali da inserire nella squadra".

Il 2023 è stato anche un anno di svolta come dimostra il fatturato quasi raddoppiato.

"Il 2022 e il 2023 ci hanno dato quei risultati che stavamo coltivando da tempo grazie ad una politica di investimenti importanti in persone, idee, macchinari e in ricerca e sviluppo. Una filosofia che a lungo andare si è rivelata giusta: l’industrializzazione dell’azienda è indispensabile per chi vuole fare industria. Nel 2022 abbiamo comprato il lanificio Texco e nel 2023 la tessitura Serena. Una crescita continua che si traduce in aumento di fatturato per tutte le divisioni aziendali, da quelle produttive fino all’abbigliamento".

Sono stati anni del grande balzo in avanti: prima il passaggio a società benefit, e poi l’ingresso di Holding moda in Beste come realizzazione di un‘idea di fare impresa che nel distretto tarda a decollare, come le aggregazioni.

"L’ingresso in Holding Moda non è un punto di arrivo, ma di partenza. Un’operazione che sta aprendo grandi scenari e spero che possa servire come esempio: qualcosa si sta smuovendo anche nel distretto. Abbiamo aderito ad Holding Moda perché è un gruppo italiano e perché crediamo nel progetto di Claudio Rovere, l’industriale alla guida del gruppo che conta su finanziamenti che vengono da fonti italiane e non da investitori stranieri".

Qual è il core business dell’azienda? Innovazione, sostenibilità, filiera tracciabile e trasparente, circular ethics sono tra i capisaldi aziendali.

"Nostra peculiarità sono i tessuti e la divisione abbigliamento, settori caratterizzati da ricerca ad alti livelli. Sul fronte dei tessuti non siamo nati lanieri, ma lo siamo diventati con Texco in ottica di prodotto molto alto con lana di fibre nobili, come cashemire e alpaca. Per noi la sostenibilità è parola già vecchia, un percorso già acquisito. L’imperativo nuovo è tracciabilità: è in questo ambito che si stanno portando avanti progetti importanti. Ne presenteremo uno per quanto riguarda il cotone a Milano Unica: un passo in avanti verso il passaporto digitale per tracciare il capo finito, partendo dalla materia prima. Sul capo finito ci sarà un qrcode che permetterà al cliente di capire tutto quello che è stato necessario alla sua realizzazione dalla produzione della materia prima alla confezione: il mondo del lusso, come quello francese, è già entrato in questa ottica avendo come date line il 2025. Non possiamo rimanere indietro. Da tempo abbiamo la mappatura del prodotto Monobi: ogni capo sul sito ufficiale Beste ha il report di trasparenza con informazioni su prestazioni e caratteristiche del prodotto, materiali e cura, blockchain tracciato, artigianalità, biodiversità. Un tassello in più che si aggiunge alle certificazioni per una Circular ethics: tra le ultime acquisite c’è Wisica (West Indian Sea Island Cotton Association) per garantire l’autenticità e la completa tracciabilità del cotone Sea Island".

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