Giovedì 11 Luglio 2024

Il turismo diventa smart per offrire esperienze ’inattese’

SI SONO INCONTRATI A LONDRA, si sono innamorati e, proprio nella City, hanno avviato un progetto di turismo responsabile, denominato...

Il turismo diventa smart per offrire esperienze ’inattese’

Il turismo diventa smart per offrire esperienze ’inattese’

SI SONO INCONTRATI A LONDRA, si sono innamorati e, proprio nella City, hanno avviato un progetto di turismo responsabile, denominato ‘Unexpected London’. Ma l’onda lunga della Brexit, prima, e del Covid, poi, li convince a tornare nel proprio Paese d’origine. Nasce così ‘Unexpected Italy’, startup traveltech (letteralmente, ‘turismo digitale’) che ha l’obiettivo di offrire ai viaggiatori un’esperienza turistica con impatto positivo sul territorio e sulle comunità locali. Fondatrice della startup è Elisabetta Faggiana (nella foto a destra con il marito e co-fondatore Savio Losito). Classe 1982, originaria di Arzignano, nel Vicentino, inglese per parte di mamma, Faggiana lavora per importanti tour operator come Hotelplan, per poi passare al mondo dei musical a Dubai, al Broadway entertainment group e, infine, a Londra. Nella capitale britannica incontra il 37enne Savio Losito, originario di Barletta, oggi suo marito e co-fondatore di Unexpected Italy. Prima della startup, però, i due avviano assieme il progetto ‘Unexpected London’: esperienze urbane per piccoli gruppi, alla scoperta della Londra più autentica.

Il progetto riscuote notevole successo e riceve premi e riconoscimenti, ma si arresta bruscamente all’irrompere della Brexit e, soprattutto, della pandemia. La coppia non si perde d’animo e approfitta del lockdown per pianificare una sfida: estendere all’Italia questa nuova idea di fare turismo. A Bari fondano, dunque, la startup di tech-travel che si impegna a sviluppare un ecosistema turistico fortemente innovativo, basato sulla promozione del territorio e sulla ricerca di realtà indipendenti e autentiche. "Il nostro modello di business è lontano da Booking, Airbnb e da tutti i grandi portali web del turismo, che erodono i fatturati degli operatori chiedendo percentuali spropositate sulle camere vendute o sulle esperienze – esordisce Faggiana –. Siamo, al contrario, i paladini della disintermediazione: la struttura, se scelta, deve solo pagare un fisso per essere presente sul portale e incassa il 100% della prenotazione. Tuttavia, per comparire sulla piattaforma deve garantire alti standard di autenticità, qualità e attenzione al cliente". L’idea alla base della startup è dar vita a una sorta di guida Lonely Planet in versione 3.0, nella quale il viaggiatore, in base alle proprie passioni, avrà accesso a itinerari digitali che consentiranno di organizzare un viaggio personalizzato in pochi clic. Sulla relativa app per smartphone saranno presto disponibili guide digitali di Roma, Matera, Palermo, Vicenza e di buona parte della Puglia.

"I contenuti – prosegue la ceo Faggiana - saranno alimentati dalle conoscenze di una crescente rete di curatori locali appassionati e verificati, che permettono di mantenere l’app sempre aggiornata. Più i curatori contribuiscono, più hanno accesso a benefit e voucher da utilizzare nella rete Unexpected, tra hotel, ristoranti, botteghe artigiane e produttori locali: l’Italia inaspettata è tutta una questione di persone. Crediamo in un turismo che rispetti l’ambiente, viaggi in piccoli gruppi e favorisca connessioni autentiche tra ospitanti e ospiti". I due founder si muovono di continuo su e giù per l’Italia, facendo scouting del territorio: il loro obiettivo è valutare, nei prossimi 24 mesi, circa duemila strutture, selezionando quelle che rappresentano l’animo più autentico del nostro paese. Finora ne hanno approvate poco più di cinquanta e intendono arrivare a 500 entro la fine del 2024. Tra gli operatori menzionati figurano, ad esempio, il primo urban wine hotel al mondo (a Roma), una scuola vicentina trasformata in bed and breakfast o, ancora, un artigiano pugliese che trasforma gli scarti di lana in preziosi oggetti di moda e arredamento.

"Il nostro focus è sul turismo responsabile e relazionale – conclude Savio Losito – Desideriamo creare esperienze capaci di migliorare i luoghi che visitiamo, senza distruggerli. Collaborando con aziende indipendenti e con le istituzioni locali, possiamo promuovere i valori dell’artigianato, della cucina stagionale e delle tradizioni locali, sconosciuti alla gran parte dei turisti che visitano il nostro paese. Lo abbiamo scritto nel nostro manifesto: crediamo sia ancora possibile trasformare il turismo in una forza positiva, non solo per l’economia, ma per l’ambiente, le comunità locali e la tutela del nostro patrimonio culturale. Dipende da noi, come viaggiatori e operatori. Dobbiamo cambiare il modo in cui viaggiamo se vogliamo realmente combattere l’overtourism (letteralmente, ‘sovraffollamento turistico’, ovvero quei flussi eccessivi di visitatori che causano impatti negativi nelle comunità interessate)". In Italia, l’ecosistema delle startup travel-tech è in costante crescita: attualmente, il giro d’affari è di 150 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 7% annuo. La fetta di mercato più promettente è quella delle cosiddette ‘esperienze’: anche se gli italiani sono ancora restii a prenotare biglietti per musei e altre tipologie di servizi online (secondo i dati dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano, lo fa solo il 24%), in realtà, la metà di coloro che acquistano un soggiorno in hotel sceglie di pagare anche per un servizio aggiuntivo. Le esperienze, dunque – dalle mostre ai tour archeologici, dalla possibilità di provare sport estremi ai servizi rivolti al benessere o allo shopping negli outlet – costituiscono sempre di più un ‘must’ della vacanza.