Venerdì 12 Aprile 2024

I fratelli geniali che realizzano gli allestimenti dei super yacht

DALL’UMBRIA, sognando il mare. Solcato su yacht lussuosi, grandi e bellissimi. Lì, a bordo, c’è un po’ di Terni. Ci...

I fratelli geniali che realizzano gli allestimenti dei super yacht

I fratelli geniali che realizzano gli allestimenti dei super yacht

DALL’UMBRIA, sognando il mare. Solcato su yacht lussuosi, grandi e bellissimi. Lì, a bordo, c’è un po’ di Terni. Ci sono le opere dei Fratelli Canalicchio, azienda leader del settore della nautica, che produce soluzioni altamente tecnologiche in acciaio inox per rendere più confortevole la vita a bordo. L’azienda di Giovanni e Pasquale Canalicchio (nella foto sopra rispettivamente a sinistra e a destra) si trova lungo la strada Flaminia, a Narni: lavora per i maggiori cantieri navali del mondo, molti dei quali in Italia, che realizzano imbarcazioni all’avanguardia per acquirenti molto “vip“. Tra gli ultimi yacht ai quali ha lavorato l’azienda ci sono quelli di Zlatan Ibrahimovic, di Remo Ruffini amministratore delegato di Moncler, o quello di Vittorio Tabacchi di Luxottica. "Noi non lavoriamo per chi acquista le imbarcazioni – sottolinea Giovanni Canalicchio – noi lavoriamo per i cantieri. Siamo impegnati, in staff con il cantiere, per rispondere con soluzioni tecnologiche ai desiderata dell’armatore. Il nostro ’mercato’ è chi costruisce gli yacht e forniamo gli allestimenti in acciaio inox e le movimentazioni necessari sia alla navigazione che per godersi il piacere della traversata. Quindi optional come balconi, terrazzi, tendaline. Tutto ad altissimo contenuto di tecnologia e sapienza artigiana: ogni volta proponiamo un prodotto diverso per rispondere alle richieste che l’armatore fa al cantiere navale. Chi sia l’armatore noi lo sappiamo dopo che l’imbarcazione è stata consegnata". Fratelli Canalicchio è ormai da tempo un’azienda leader del settore, tanto che uno dei maggiori clienti, uno dei tre big della nautica mondiale ha chiesto l’acquisizione: "Da settembre ’22 facciamo parte di Ferretti Group".

Quando avete avviato la vostra attività?

"Da giovanissimi, il 10 settembre del 1996. Io avevo ventun anni e mio fratello Pasquale venti. Ma non c’è venuto difficile: siamo cresciuti a “pane e ferro“. Mamma e papà avevano un’officina meccanica e noi lì dentro abbiamo trascorso ore e ore. Lì abbiamo iniziato a lavorare con torni e frese tradizionali e stavamo lì d’estate, piuttosto che andare in vacanza. Poi, nel 1996 appunto, abbiamo deciso di aprire un’azienda nostra e di fare qualcosa di diverso per Terni".

Dopo venticinque anni di attività siete tra le aziende più ricercate dai cantieri navali...

"Siamo partiti come subfornitori di pezzi torniti e fresati, grandi quantità con poco valore aggiunto, per diversi settori commerciali: dallo strumentale al metalmeccanico, dal biomedicale all’elettronico al metallurgico. Nel 2000, con l’arrivo dell’euro e l’apertura delle frontiere, questo tipo di commesse si è spostato su Cina e India e noi abbiamo compiuto la nostra prima grande ’rivoluzione’, passando a quantità più piccole di prodotto ma ad altro contenuto tecnologico: abbiamo investito su dipendenti e materiali, su impianti ad alta tecnologia. Così, se prima facevamo 100mila pezzi da mille lire l’uno, dal 2000 abbiamo iniziato a produrre 100 pezzi da 100-200mila lire l’uno".

È in questi anni che siete approdati alla nautica. E il termine non è casuale...

"Producevamo su commessa: ci davano il disegno e noi realizzavamo. Tutto: dai pezzi di meccanica all’interno dei fari da discoteca, a pezzi per robot antropomorfi. Nella trasformazione cui accennavo prima, anche dell’approccio commerciale, siamo approdati alla nautica, per la quale producevamo sempre pezzi meccanici. Ecco: questo ambiente ci è piaciuto e ne è nata una divisione della nostra azienda, la Sea Steel. Di nuovo un investimento: abbiamo puntato sull’acciaio inox per gli esterni delle barche, corrimano, scale, acciaio da coperta e acciai da ormeggio".

È cambiato anche il vostro “essere azienda“?

"Nella nautica non eravamo più solo meri esecutori, ma offrivamo, e offriamo, il pacchetto completo: progettazione, costruzione, montaggio. Abbiamo acquisito macchinari per la piegatura, saldatura e lucidatura dell’acciaio e ci siamo occupati della formazione dei dipendenti che dovevano affrontare questo nuovo processo. Il primo lavoro “serio“? Abbiamo allestito uno yacht da 54 metri, varato nel 2005. A questo punto il 50% del nostro fatturato era della divisione meccanica, l’altro 50% di quella navale. Poi nel 2009, in piena crisi mondiale, abbiamo fatto un altro passo da folli: con un fatturato dimezzato e i nostri 35 dipendenti, noi non abbiamo mai mandato a casa nessuno, abbiamo deciso di trasferirci da Terni a Narni. Capannone raddoppiato, era il 2013, dopo due anni di lavori: 2.500 metri quadri. La nautica ci attraeva e abbiamo investito ancora: formazione del personale, ricerca e sviluppo di dettagli per la nautica e abbiamo iniziato a lavorare quasi esclusivamente nell’ambito della nautica".

Poi la crescita è stata esponenziale...

"Abbiamo partecipato a fiere, acquistato quote di mercato, stabilizzato la produzione. Dal 2017-2018 in avanti, sì, la crescita è stata vertiginosa. Il mercato ci ha dato ragione e fiducia e ora i maggiori player della nautica vogliono lavorare con noi. Nell’ultimo quinquennio abbiamo quadruplicato dipendenti e conti: ora abbiamo 109 adetti e chiuso il 2023 con 14 milioni di fatturato. Oggi lavoriamo su un’area di circa 20mila metri quadrati, di cui 7mila coperti".

Covid e guerre, avete sofferto le crisi?

"Il Covid ha sospeso la crescita, soprattutto per la mancanza di materie prime e per le chiusure che ci sono state. Noi abbiamo continuato a lavorare. In realtà, la pandemia è stata uno stimolo per il nostro segmento di mercato: è successo come per i camper, sono aumentate la vendita e la richiesta delle barche. Per quanto riguarda la guerra, al momento, noi ne ne abbiamo risentito se non per qualche ritardo nelle consegne delle materie prime. L’hanno sentita, invece, i cantieri che hanno avuto più difficoltà a vendere ai russi".

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