I depuratori usati come bioraffinerie: "Così otteniamo energia dai rifiuti"

DAI SERVIZI IDRICI alla gestione dei rifiuti il passo è breve. Lo dimostra il gruppo Cap, gestore del servizio idrico...

I depuratori usati come bioraffinerie: "Così otteniamo energia dai rifiuti"

I depuratori usati come bioraffinerie: "Così otteniamo energia dai rifiuti"

DAI SERVIZI IDRICI alla gestione dei rifiuti il passo è breve. Lo dimostra il gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della città metropolitana di Milano, che depura l’acqua di 154 Comuni con quasi 2,5 milioni di abitanti e un fatturato previsto di 77 milioni nel 2024. Questi sono i numeri da cui parte Cap Evolution, la nuova azienda del gruppo annunciata dall’ad Alessandro Russo (nella foto sopra), che gestirà tutti gli impianti di depurazione presenti sul territorio della città metropolitana di Milano, con l’intenzione di sfruttarli per il trattamento dei rifiuti e la produzione di energia. Diverse utility che operano nel mondo dei rifiuti e dell’energia stanno cercando di entrare nel settore idrico.

Perché il gruppo Cap sta puntando nell’altra direzione?

"Il nostro è un percorso che parte da lontano: già dal 2016 abbiamo cominciato a lavorare all’idea che il servizio idrico potesse essere un abilitatore dell’economia circolare e che dal servizio idrico si potessero costruire collegamenti con il mondo dell’energia e della valorizzazione dei rifiuti, sfruttando le competenze e le potenzialità dei nostri asset di base. Da questa convinzione nasce lo spinoff dei depuratori, ovvero degli impianti che più si prestano a giocare questo ruolo di ponte verso altri settori e verso nuove sfide".

Come funzionerà questo passaggio?

"I depuratori di Cap sono già oggi delle bioraffinerie che, oltre a occuparsi del trattamento delle acque reflue, in molti casi possono essere utilizzati per la valorizzazione dei rifiuti e per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Lo smaltimento dei reflui dell’industria alimentare, ad esempio, ci ha portato ad avvicinarci al mondo dei rifiuti. Cap ha così differenziato sempre di più la propria attività, cominciando a produrre biometano con la grande quantità di fanghi da depurazione che produciamo. Oggi arriviamo a Cap Evolution, che intende dare nuova vita a scarti e rifiuti avviati a recupero per ottenere materie prime seconde, biogas, biometano ed elettricità. Agendo infatti in ottica di economia circolare, rifiuti e scarti devono essere considerati come materie prima da cui ricavare nuove risorse".

Quali sono le finalità di Cap Evolution?

"L’obiettivo è quello di aiutare le aziende a ridurre il loro impatto ambientale e creare valore condiviso per il territorio, fornendo energia green alla comunità. Gli impianti gestiti da Cap Evolution sono, come detto, delle vere e proprie bioraffinerie urbane, capaci di fornire acque depurate di qualità eccellente da destinare all’irrigazione dei campi, oppure anche alla pulizia strade (spesso ci si dimentica che molti Comuni impiegano, per questo scopo, acqua potabile). Ma dai reflui e in particolare dai fanghi si possono ottenere anche materiali come fertilizzanti per l’agricoltura, bioplastiche, cellulosa, minerali e, naturalmente, biometano". Quali sono gli impianti più all’avanguardia in questo percorso?

"In tre poli impiantistici, a Canegrate, Robecco sul Naviglio e San Giuliano, abbiamo avviato processi dedicati alla gestione e al recupero dei rifiuti alimentari liquidi, ad esempio gli scarti lattiero-caseari e simili. Abbiamo obiettivi molto ambiziosi sul fronte dei rifiuti liquidi, che passeranno dalle attuali circa 30mila tonnellate a 200mila tonnellate autorizzate nel 2028, con l’apertura di un impianto di trattamento dei rifiuti liquidi a Rozzano di oltre 107.000 tonnellate".

E sul fronte della depurazione?

"Sul fronte della depurazione delle acque reflue sono previsti investimenti per il potenziamento dei nostri impianti e per il miglioramento dei processi: l’obiettivo è il miglioramento della qualità delle acque depurate per renderle sempre più adatte agli usi agricoli. L’indicatore che misura la qualità dell’acqua depurata migliorerà secondo le nostre previsioni del 10% nei prossimi 5 anni".

Come si valorizzano i fanghi di depurazione?

"Oggi ne trattiamo circa 80mila tonnellate all’anno, di cui 40mila vengono reimpiegate in agricoltura, altri 14mila come fertilizzanti e 30mila vengono termovalorizzate. L’obiettivo, anche grazie all’integrazione con impianti innovativi come la BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, è di arrivare a termovalorizzare fino a 65mila tonnellate e a trasformarne 20mila in fertilizzanti. L’impianto di Sesto, che dovrebbe essere operativo già quest’anno, sarà il primo in Italia in grado di termovalorizzare i fanghi di depurazione".

Crescerete anche nell’energia rinnovabile?

"Cap Evolution gestisce gli impianti fotovoltaici di gruppo, che forniscono agli asset dell’azienda energia da fonti rinnovabili, facilitando così il processo di decarbonizzazione del servizio idrico. Grazie alla produzione derivante da fotovoltaico, ma anche dall’agrivoltaico, e a una maggiore integrazione con Neutalia, l’impianto di termovalorizzazione di Busto Arsizio partecipato da Cap, miriamo ad arrivare a sostenere il 50% dei nostri consumi entro il 2030, con una forte accelerazione nel prossimo quinquennio, che ci porterà rapidamente, secondo il piano industriale di Cap Evolution, dall’attuale 3% al 35% nel 2025, al 40% nel 2026 e appunto al 50% nel 2030".

L’energia prodotta potrà essere condivisa con le comunità locali?

"In questo senso, Cap Evolution promuove la creazione di comunità energetiche rinnovabili, uno degli elementi centrali del green deal della Regione Lombardia. Oggi sono già 13 i Comuni coinvolti per la realizzazione di comunità energetiche nell’area metropolitana, che produrranno oltre 9 milioni di kilowattora annui".

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