Giovedì 11 Luglio 2024

Federvini brinda: le bottiglie italiane sono seconde a livello mondiale

L'articolo tratta delle sfide internazionali dell'agroalimentare italiano, evidenziando la necessità di regole chiare per garantire la competitività e la protezione delle eccellenze italiane. Si sottolinea l'importanza degli accordi commerciali e del sostegno alle produzioni agroalimentari.

Federvini brinda: le bottiglie italiane sono seconde a livello mondiale

Federvini brinda: le bottiglie italiane sono seconde a livello mondiale

STIAMO ATTRAVERSANDO un anno denso di novità e cambiamenti, primi fra tutti le recenti elezioni europee e, in autunno, le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Nel frattempo, tensioni geopolitiche, commerciali ed economiche rischiano di impattare sulle attività di filiere fondamentali per l’agroalimentare italiano, come la nostra. Molto stanno facendo le imprese del comparto per mantenere salda la propria capacità produttiva, penso ad esempio agli investimenti nell’internazionalizzazione, nella ricerca e per la sostenibilità. Non c’è dubbio però che per affrontare la dimensione delle sfide internazionali servono regole certe capaci di assicurare una competizione chiara e libera sui mercati, che non cedano a tendenze neo proibizioniste e che superino la logica dei dazi che nel recente passato ci hanno ingiustamente penalizzato. Ci muoviamo in uno scenario incerto e preoccupante, segnato dal perdurare della guerra in Ucraina e dal conflitto in Medioriente, che pone interrogativi sul futuro andamento dell’economia su scala globale, che potrebbe pagare il prezzo di nuovi dazi commerciali. In un settore a grande vocazione di esportazione come il nostro, il raggiungimento di accordi commerciali di libero scambio con nuovi partner, sulla scia dell’esperienza positiva del Ceta definito con il Canada, resta una prospettiva fondamentale per sostenere il libero mercato e garantire la protezione delle eccellenze italiane, ossia quelle indicazioni geografiche oggetto a più riprese di attacchi e imitazioni e che sempre più assumono un ruolo essenziale nella valorizzazione dei prodotti Made in Italy sui mercati internazionali.

Per questo rivolgiamo un appello all’attuale presidenza italiana del G7 affinché si faccia interprete dell’esigenza di impedire che controversie commerciali originate in altri comparti possano avere ricadute sulle produzioni agroalimentari. I dati dell’Osservatorio Federvini, in collaborazione con Nomisma e TradeLab, che abbiamo presentato in occasione della nostra Assemblea generale, confermano il buon andamento nei mercati internazionali: l’export di vino italiano negli ultimi 20 anni ha conosciuto una sensibile crescita, passando da una quota di mercato del 17% nel 2003 (con la Francia al 38%) al 22% nel 2023 (i transalpini invece flettono al 33%). Un risultato che permette al nostro Paese di consolidare, grazie al complessivo +188% in valore di export, il secondo posto mondiale e assume un carattere ancor più straordinario se pensiamo all’incremento dei mercati in cui l’Italia esprime una posizione di leadership: 46 contro i 51 della Francia (vent’anni fa era 9 contro 41). I numeri sono rassicuranti anche sul fronte degli spiriti: negli ultimi 20 anni, l’export ha registrato un incremento del 300% per un valore di 1,7 miliardi di euro. Oggi siamo il quinto top exporter globale. Anche il comparto degli aceti conferma un andamento eccellente delle vendite oltre frontiera, con un +180% a valore negli ultimi venti anni. In generale, anche in considerazione di un calo strutturale dei consumi interni, le esportazioni assumono un carattere strategico, rappresentando un fatturato del 50% per i vini, del 35% per gli spiriti e del 48% per gli aceti. Il nuovo assetto delle istituzioni comunitarie che si definirà dopo la tornata di giugno sarà determinante per l’orientamento delle politiche che riguardano i nostri comparti, dall’etichettatura alla tutela dei prodotti tipici, fino alla competitività. Nel quinquennio di legislatura appena chiuso numerose sono state le tematiche che hanno interessato i comparti di Federvini, dalle iniziative di Irlanda e più recentemente del Belgio sugli health warnings, alla revisione della direttiva sugli imballaggi fino alla normativa sull’etichettatura e al Regolamento relativo alle Indicazioni Geografiche. Dossier che non sempre hanno tenuto in considerazione il valore non soltanto economico ma anche sociale e culturale espresso dalle imprese e dalle produzioni vinicole, di spiriti e di aceti. Quello che auspichiamo, in questo senso, è che la prossima legislatura europea sappia mettere da parte gli ideologismi che in più occasioni hanno aggredito le nostre produzioni per adottare una visione razionale e rispettosa delle specificità e del valore espresso da filiere strategiche non soltanto per l’economia nazionale. Il vino, d’altronde, è un patrimonio del Made in Italy da proteggere e promuovere: attiene alla nostra storia, al legame tra imprenditore e territorio, ed è alla base della dieta mediterranea. Per noi italiani, quindi, è un elemento di convivialità, condivisione e stabilisce un senso di comunità.

È fondamentale, però, seguire sempre un approccio consapevole ed educativo. Federvini in questo senso è da sempre portavoce dei princìpi e valori del consumo responsabile e moderato che proprio nello stile della dieta mediterranea trovano la migliore espressione. Una ricchezza unica al mondo di cui l’Italia è ambasciatrice: per dare qualche altro dato, il nostro Paese risulta quello con il più basso consumo pro-capite di bevande alcoliche in Europa, mettendo in luce il proprio modello virtuoso che dovrà essere promosso a livello internazionale. Importante a tale riguardo sarà la dichiarazione politica dell’Onu sulle malattie non trasmissibili in calendario per il prossimo anno. Noi aspettiamo. Con un cauto ottimismo.

* Presidente di Federvini