Clementine e mandarini cambiano per durare fino ad aprile

LA CLEMENTINA DEL FUTURO è più resistente al cambiamento climatico, sarà disponibile sul mercato fino ai primi di aprile e,...

Clementine e mandarini cambiano per durare fino ad aprile
Clementine e mandarini cambiano per durare fino ad aprile

LA CLEMENTINA DEL FUTURO è più resistente al cambiamento climatico, sarà disponibile sul mercato fino ai primi di aprile e, soprattutto, è il risultato di un’attività di ricerca e di investimenti importanti nel settore agrumicolo. A ribadire l’urgenza di destinare sempre maggiori risorse - specialmente da parte dei grandi player del comparto - alla sperimentazione e all’innovazione varietale è Marco Eleuteri (in foto sotto a sinistra), presidente di Op Armonia, una delle principali aziende agrumicole italiane. Con sede e stabilimenti a Battipaglia (Sa), la società agricola – una delle maggiori del Mezzogiorno - può contare su una superficie coltivata di oltre 1.500 ettari, divisi tra Campania, Calabria, Basilicata e Puglia. "Secondo i dati resi noti dal Crea-Ofa di Acireale, ente pubblico che rappresenta una vera e propria eccellenza nazionale nell’ambito della ricerca sulle colture arboree (frutta, olivo e agrumi), il nostro Consorzio – esordisce Eleuteri - ha finanziato, solo negli ultimi cinque anni, circa il 65% dell’attività di ricerca condotta dall’istituto per il miglioramento genetico e l’innovazione della varietà. A ciò si aggiungono le spese da noi sostenute per le consulenze agronomiche e la messa a dimora di centinaia di ibridi nei campi sperimentali".

Uno sforzo costante, che sta cominciando - è il caso di dirlo - a dare i suoi frutti: in Campania, infatti, è iniziata nei giorni scorsi la prima raccolta della Perrina, una varietà tardiva di clementina che matura dalla seconda metà di gennaio alla prima di febbraio. Secondo il numero uno di Op Armonia, "saranno proprio le varietà tardive come Perrina a colmare il buco produttivo creato dall’obsolescenza varietale della clementina comune, vittima del cambiamento climatico". Il mutamento climatico ha infatti messo a dura prova la varietà tradizionale delle clementine, quella più antica, che copre – o meglio, copriva - il 90% del mercato nazionale. Fino a una decina di anni fa, anche grazie all’aiuto di pratiche agronomiche, il raccolto e la distribuzione di questa cultivar si estendevano su un arco temporale di circa tre mesi (in genere, da novembre a gennaio). Negli ultimi anni, tuttavia, il periodo si è progressivamente ridotto a sei, sette settimane al massimo. La concentrazione forzata della produzione in un periodo di tempo così limitato ha avuto gravi conseguenze sia in termini di quotazioni commerciali, sia in termini di attrattività dell’offerta commerciale, facendo emergere la necessità di nuove varietà, in grado di coprire il periodo lasciato scoperto dalla varietà comune. E il nostro Paese, da forte esportatore di clementine e mandarini, si è ritrovato, nell’ultimo decennio, a dover importare quantità sempre maggiori di questi frutti dall’estero, nel tentativo di soddisfare il pressante fabbisogno nazionale.

Tra le varietà tardive su cui Op Armonia ha puntato da tempo c’è, appunto, la Perrina, così chiamata dal nome del suo scopritore, Francesco Perri, agronomo calabrese specializzato in agrumi. Fin dalla metà degli anni Novanta, l’esperto ha lavorato, assieme alla società agricola di Battipaglia e al Crea-Ofa di Acireale, a un programma di miglioramento genetico della clementina italiana. Un progetto lungo e impegnativo, finanziato da investimenti ingenti e con centinaia di ibridi ancora in osservazione. Un primo risultato, però, è stato proprio la Perrina, varietà stabile, sicura e più resistente agli eventi atmosferici avversi: grazie alle performance realizzate già in fase di test, questa cultivar ha cominciato ad aggiudicarsi prestigiosi riconoscimenti internazionali prima ancora di essere lanciata sul mercato. Nella prima campagna di raccolta si prevedono 80mila chili di frutti, che provengono da 20 ettari di agrumeti, coltivati con le soluzioni tecnologiche più avanzate nelle campagne del salernitano, tra Eboli e Battipaglia. Una produzione limitata, dunque, che è già disponibile sugli scaffali della grande distribuzione italiana e commercializzata attraverso il marchio ‘Dolce Clementina’, in fascia premium. Il successo di Dolce clementina – prodotto ad alto valore aggiunto le cui vendite vanno a gonfie vele, malgrado i rincari generalizzati che hanno penalizzato non poco, nell’ultimo anno, il settore dell’ortofrutta – è un’ulteriore conferma, dichiara Eleuteri, che "la qualità paga e il consumatore è disposto a spendere qualcosa in più per un prodotto realmente migliore".

Il presidente di Op Armonia si spinge, infine, a lanciare un appello all’intero settore agricolo, in particolare agli imprenditori. "È giunto il momento di abbandonare l’ottica assistenzialistica – dice – e smetterla di confidare sempre negli aiuti governativi. Il cambiamento climatico e le trasformazioni sociali e demografiche in atto su scala globale richiedono al settore agricolo un impegno sempre maggiore nella ricerca di nuovi strumenti e soluzioni a supporto della produzione alimentare. I metodi che usavamo fino a quarant’anni fa non sono più validi: occorre investire di più in ricerca e sviluppo, per non rimanere indietro rispetto a tutti i nostri competitor, Spagna in primis. In un contesto di cambiamenti epocali, una visione ancora fondata sui metodi dell’agricoltura tradizionale porterà il nostro Paese verso un sicuro declino".

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