di Elena Comelli Il colosso francese Lvmh ha messo sul piatto per Tiffany una nuova offerta di acquisto, scontata rispetto alla precedente. E il celebre marchio americano del lusso ha accettato. Messe da parte le carte bollate, Tiffany passerà di mano per 131,5 dollari per azione, per una valutazione complessiva pari a 15,8 miliardi, che porterà agli azionisti un dividendo di 0,58 dollari per azione. L’improvviso via libera pone fine a un conflitto...

di Elena Comelli

Il colosso francese Lvmh ha messo sul piatto per Tiffany una nuova offerta di acquisto, scontata rispetto alla precedente. E il celebre marchio americano del lusso ha accettato. Messe da parte le carte bollate, Tiffany passerà di mano per 131,5 dollari per azione, per una valutazione complessiva pari a 15,8 miliardi, che porterà agli azionisti un dividendo di 0,58 dollari per azione. L’improvviso via libera pone fine a un conflitto scatenato dalla pandemia di Covid-19, che ha rischiato fino all’ultimo di far deragliare le nozze tra il colosso francese del lusso e la società simbolo dell’alta gioielleria d’Oltreoceano. La battaglia era stata dura: prima della pandemia, Lvmh aveva offerto 135 dollari per azione, ma sulla scia della crisi scatenata dal Coronavirus aveva successivamente chiesto di poter rivedere il prezzo, minacciando, in caso contrario, di ritirarsi dall’operazione. La lite era finita davanti alla corte del Delaware a settembre e a gennaio sarebbe partito il dibattimento.

Nel frattempo, però, sono continuate le trattative e alla fine i due colossi si sono accordati su una riduzione del prezzo di acquisto. Una riduzione relativamente modesta: secondo i calcoli di Bloomberg, si tratta di uno sconto di 425 milioni di dollari, ovvero del 3% rispetto al prezzo originale. I nuovi termini dell’intesa pongono fine a tutte le iniziative giudiziarie che oppongono Lvmh e Tiffany. L’obiettivo è concludere il matrimonio entro gennaio, comunque in ritardo rispetto al programma iniziale del 24 novembre. Bernard Arnault, numero uno di Lvmh, con Tiffany dalla sua vuole replicare l’esperienza del gruppo Richemont, che possiede Cartier: la speranza è che questo matrimonio dia un impulso alla sua presenza nel mercato globale della gioielleria.

L’uomo più ricco di Francia si è lasciato alle spalle ogni acrimonia: "Siamo più che mai convinti del formidabile potenziale del marchio Tiffany e crediamo che Lvmh sia la casa giusta per Tiffany", ha detto Arnault. Gli analisti prevedono che le vendite potrebbero diminuire fino al 30% quest’anno e impiegare fino a tre anni per riprendersi. Il presidente di Tiffany, Roger Farah, ha sostenuto che il compromesso è stato considerato "nel migliore interesse di tutti i nostri stakeholder per ottenere la certezza della chiusura".