Dall’inviata

Il colpo d’occhio è notevole: si avvistano prima il Bosforo, poi la torre di controllo a forma di stelo di tulipano firmata Pininfarina e Aecom che svetta a 90 metri d’altezza sul nuovo, enorme, aeroporto di Istanbul (nella foto). Da lì, i grattacieli e i minareti di Santa Sofia e della ‘moschea blu’ distano 35 chilometri.

Quando si atterra, la pista sembra non finire più: bisogna mettere in conto diversi minuti prima di raggiungere il corpo principale dell’aeroporto, alto e ondulato per scelta architettonica, pieno di luce che filtra a mosaico dalle vetrate. Quando poi ci si trova dentro lo scalo – 76 milioni di metri quadrati – l’impressione è di essere proiettati nel futuro. Vedi assistenti robot e mappe interattive a realtà aumentata, gli spazi sono talmente vasti che è difficile restare bloccati nelle file abituali degli aeroporti anche grazie ai 566 punti check-in, ci sono passeggeri che si fanno guidare ‘da casa al gate’ con l’apposita app. L’altra caratteristica che balza agli occhi è il lusso: l’Istanbul airport è costato più di 10 miliardi e la società che lo gestisce paga allo Stato una concessione di 22 miliardi per 25 anni.

Il lusso, si diceva. Due esempi su tutti. Le ampie sculture intrecciate dal colore ramato che agli italiani potrebbero ricordare le fattezze dell’albero della vita dell’Expo: sono al centro del duty free più fornito del mondo con i suoi 53mila mq. Ma anche le cinque lounge previste. In una delle tre costruite, quella della business class della Turkish Airlines già ultimata, è possibile ottenere una stanza per dormire come in hotel: basta che la coincidenza del volo superi le 4 ore, mentre se oltrepassa le 9 ore si ha diritto al pernottamento in un albergo vero e proprio.

Il tentativo di offrire qualcosa di speciale alla clientela si evince anche dalle mostre d’arte o di fotografia allestite all’interno della lounge. Per quanto riguarda gli spostamenti, invece, una delle prossime realizzazioni sarà il metrò superveloce verso Istanbul, previsto in due anni.

La Turchia ha sognato in grande con il nuovo aeroporto di Istanbul interamente operativo da aprile, da quando cioè il più imponente trasloco della storia dell’aviazione – dall’Ataturk alla nuova sede appunto – è stato completato in sole 32 ore. E la Turkish Airlines (TA), 86 candeline spente, a questo piano ha messo le ali. Ilker Ayci (nella foto), presidente della compagnia e a capo del Board e dell’Executive commitee, ha ricordato i «successi conquistati negli ultimi anni, mentre molte concorrenti hanno dovuto fare i conti con crisi o fusioni». Numeri e progetti snocciolati durante la maxi conferenza organizzata giorni fa a Istanbul da TA e dalla Global business travel association, prima che il presidente Recep Tayyip Erdogan attaccasse il Kurdistan siriano e si complicasse il quadro dei rapporti internazionali. Ebbene, in quella sede, il manager Ayci ha sottolineato che Turkish Airlines, membro tra l’altro del network Star Alliance, è la compagnia che vola in più Paesi al mondo, con 316 destinazioni, di cui 115 in Europa. Attualmente è al sesto posto per il trasporto di passeggeri internazionali e, nota di colore, è sul gradino più alto del podio per la caratteristica di «non dimenticare mai, per nessuna ragione, i viaggiatori».

Con i vini francesi nei menù curati da chef scelti e le divise made in Italy del personale, Turkish Airlines quest’anno ha anche ottenuto diversi punteggi al top nella classifica dei servizi delle compagnie aeree. Ma, oltre alle rotte e alla qualità, il piano dei manager è di consolidare quello che, secondo Ankara, dovrà diventare l’hub più grande in assoluto. «L’ambizione – ha continuato Ayci – è di raggiungere una capacità di 200 milioni di passeggeri all’anno (ora sono 90 milioni), grazie anche alla posizione geografica strategica della città che sorge su due continenti».

Il boom del turismo negli ultimi due anni verso la Turchia ha aiutato, così come hanno fatto da traino i nuovi servizi pensati soprattutto per una clientela d’affari. «Senza dimenticare la sicurezza, che resta la priorità – ha detto il presidente – dobbiamo continuare a chiederci quale è l’aspettativa dei passeggeri, che devono sentirsi a casa propria qualunque sia la loro provenienza». Il tutto senza però sedersi sugli allori. «Turkish Airlines è cresciuta del 508% per passeggeri grazie al nuovo aeroporto ma – ha messo in chiaro Ayci – sarebbe sbagliato ora parlare solo dell’aeroporto, bisogna guardare alle nuove sfide. Fermarsi mai».