Se c’è un settore della nautica un tempo “popolare” a testimoniare al meglio gli orientamenti del mercato nazionale, quello dei gommoni, ovvero dei natanti pneumatici, è il vero paradigma. Fino a venti anni fa, prima dell’inizio della grande crisi, il gommone medio cui una famiglia aspirava era un 45 metri con un fuoribordo sottopatente, che secondo le varie normative succedutesi in poche stagioni poteva essere un 25 o un 40 cv (qualche volta “depotenziato”: nel senso che aveva una manciata di HP in più ma non ufficiali). Imperavano marchi che avevano fatto lo storia: il francese Zodiac, gli italiani Callegari, Lomac, Eurovinil, Pirelli, Asso, Joker solo per citarne alcuni. I motori fuoribordo erano anche italiani (Carniti, Ducati, Selva) ma in particolare americani (Evinrude, Jonhson, Chrysler) ed europei (Volvo, Tomos).

I gommoni si guidavano quasi sempre con la barra ed erano smontabili per finire nel bagagliaio. Oggi si vendono meno di un quarto dei gommoni d’un tempo, ma in compenso il medio é diventato un 67 metri, spesso con due fuoribordo da 150 cv l’uno, sofisticata elettronica di guida (Gps, scandagli...) e un accenno di cabina. Ma i grandi brand puntano addirittura sui 1014 metri, veri “mostri” cabinati, con potenze oltre i 400 cv, costi che superano i 200mila euro, necessità di posto barca e servizi.

a. f.