Giovedì 18 Luglio 2024
ANTONIO TROISE
Economia

L’ultima maxi scoperta. Ma la Cina è avanti anni luce

In Norvegia trovate tonnellate di terre rare. Pechino però ne fornisce il 98% all’Ue. Bruxelles dovrebbe quintuplicare le estrazioni per ridurre lo svantaggio competitivo.

L’ultima maxi scoperta. Ma la Cina è avanti anni luce

L’ultima maxi scoperta. Ma la Cina è avanti anni luce

Roma, 24 giugno 2024 – La corsa alle materie prime critiche è partita anche in Europa. Hanno cominciato gli svedesi, che hanno trovato un giacimento di terre rare a Kiruna, una delle città più a Nord del Paese. Fino a poco tempo fa la società che gestisce il sito, la statale Lkba, era convinta di aver trovato il più grande tesoro europeo di questa materia. Poi, però, appena una settimana fa, si è mossa la Norvegia che ha annunciato un ritrovamento di almeno 8,8 milioni di tonnellate di ossidi di terre rare, almeno quattro volte più grande rispetto a quello svedese. In più, si tratterebbe di materie di alta qualità, come gli ossidi di neodimio e praseodimio, utilizzati per realizzare i magneti delle pale eoliche o dei motori delle auto elettriche, tutti business nati con l’economia green e circolare. Ma utili anche all’elettronica di consumo, alla sanità, alla siderurgia, alla difesa, all’esplorazione spaziale e all’aviazione.

L’Europa sta cercando di battere un colpo su un settore dove a farla da padrona resta la Cina, che controlla fra l’80 e il 90% delle riserve mondiali di terre rare. Pochi dati sono sufficienti per capire.

Pechino fornisce all’Ue circa il 98% delle terre rare, la Turchia il 98% del borato, il Sudafrica il 71% del platino e una percentuale ancora più alta per i materiali del gruppo del platino: iridio, rodio, rutenio. Il litio è fornito al 78% dal Cile, mentre la fornitura di alcune materie prime critiche con l’afnio e lo stronzio dipendono da singole aziende Ue.

Con l’ultima direttiva sulle Materie Prime Critiche, adottata anche in Italia, Bruxelles prova ad accelerare. Secondo gli ultimi studi, dovrà aumentare di almeno 5 volte l’estrazione di terre rare da qui al 2030 per "evitare di ritrovarci di nuovo in una situazione di dipendenza come è successo per gas e petrolio".

Parole della presidente uscente della Commissione, von der Leyen. Tenendo conto solo dei settori delle energie rinnovabili e della mobilità elettrica, entro il 2050 l’Ue avrebbe bisogno di una quantità fino a 60 volte superiore di litio e 15 volte maggiore di cobalto, rispetto ai livelli attuali. La domanda di terre rare potrebbe aumentare di 10 volte entro lo stesso periodo. Il problema, però, sono i tempi: dall’individuazione dei giacimenti allo sfruttamento commerciale dei minerali servono tra 5 e 10 anni. Il rischio di ritrovarsi con una nuova guerra commerciale, come quella che abbiamo vissuto con il gas russo, è tutt’altro che scongiurato.