Romana Liuzzo
Romana Liuzzo
ROMA - Domani è il giorno di Rinascita Italia, una convention fra i vertici di vari comparti per far ripartire il Paese. Quale è la cifra dell'iniziativa? 
 
"La Fondazione Guido Carli, che ho l'onore di presiedere, scende in campo come mai aveva fatto in passato - esordisce Romana Liuzzo, Presidente della Fondazione - Abbiamo ritenuto di farlo in questo momento di grande emergenza nazionale e internazionale. C'è l'esigenza diffusa non solo, come dice lei, di far ripartire il Paese, ma di farlo rinascere. È il senso, oltre che il titolo, della convention che abbiamo promosso per il 4 dicembre al Parco della Musica, a Roma. Più che un parterre, abbiamo messo insieme una squadra di eccellenze, il meglio dell'imprenditoria e dell'economia italiana che farà da guida al percorso difficile che ci attende".
 
Qual è la visione della fondazione Guido Carli per i binari economici dell'Italia che verrà?
 
"Nel Dopoguerra che ci attende, a partire dal 2021 che segnerà l'uscita dalla pandemia, nulla dovrà essere più come prima. Anche l'economia dovrà viaggiare su binari totalmente nuovi. Il tutto andrà tradotto, se vogliamo, in una maggiore centralità del fruitore/consumatore di prodotti e servizi, ma anche in una vocazione più spiccata alla difesa dell'ambiente. Per dirla con una sola espressione, dovrà decollare un'economia etica".
 
La vostra Fondazione da sempre in prima linea per valorizzare l'eccellenza con il premio Guido Carli. Chi sono oggi, in un anno di così grande affanno, gli eroi da premiare?
 
"Di eroi da premiare oggi ce ne sarebbero tanti. Non solo e non tanto dalla Fondazione Guido Carli, che comunque celebrerà anche nel 2021 il suo Premio annuale (il 7 maggio), ma dovrebbe essere una esigenza di tutte le istituzioni che sono state in prima linea nella lotta al Covid, una volta superata la pandemia. Penso soprattutto a chi ha continuato a lavorare in piena emergenza per consentire a tutti noi di restare a casa, a chi ha rischiato la vita ogni giorno: ai medici e agli infermieri, ma anche alle forze dell'ordine, agli insegnanti, agli autisti della grande distribuzione o ai semplici rider che ci hanno portato la cena a casa. Tutti meriterebbero grandi riconoscimenti".
 
Lo smart working è un'acquisizione dell'economia e del lavoro che resterà protagonista anche del futuro assetto? Quale posizione a riguardo?
 
"Sarò forse controcorrente. Ma penso che lo smart working, da tutti elogiato e rivelatosi un'opportunità straordinaria per mantenere (o quasi) standard e posti di lavoro, sia anche un'esperienza da superare rapidamente. Da tenere in stand-by, se si vuole, in caso di future emergenze. Ma nella fase post Covid bisognerà tornare alla normalità dei rapporti professionali e direi anche umani, che stanno alla base della nostra convivenza civile. Questo aspetto è stato fortemente penalizzato dal pur necessario lavoro da remoto".
 
T anti i messaggi, le dichiarazioni e gli annunci trasmessi in streaming in questi mesi e questo evento non fa eccezione. La trasformazione digitale e la migrazione sull'online è dunque un dato strutturale che è qui per rimanere?
 
"Vale lo stesso discorso fatto per lo smart working. Anche qui, la necessità di usare i mezzi che la tecnologia ci ha messo a disposizione si è imposta in tutti questi mesi. Non far ricorso alle dirette streaming, come noi faremo il 4 dicembre in collegamento diretto col Parco della musica sulle più popolari piattaforme online, avrebbe voluto dire annullare l'appuntamento. Ma speriamo che presto si possa tornare a discutere e confrontarsi guardandosi negli occhi. Tutto il resto è un utile surrogato”.
 
Il governo ha messo a disposizione principalmente interventi di aiuto. Quale l'equilibrio fra azioni di breve periodo e riforme strutturali?
 
"La Fondazione Guido Carli lavora non già per una ricostruzione, ma per una "Ri-Nascita" del Paese, come dicevamo all’inizio. Dunque pensiamo che le azioni di breve periodo abbiano coinciso da marzo ad oggi con le misure d'emergenza, necessarie per ridurre l'impatto della pandemia. Ma adesso occorrono misure di più ampio respiro. Strutturali, appunto. A cominciare dalla riforma del mercato del lavoro per trovare soluzione più opportune per aiutare giovani e donne nell'impiego. E poi, una riforma seria e ampia del sistema sanitario, che passi attraverso il potenziamento della rete ospedaliera, lo stop alla chiusura dei presidi territoriali, l'inversione della tendenza con l'incremento degli investimenti. Buona rinascita a tutti”.