Venerdì 19 Luglio 2024
ANTONIO TROISE
Economia

L’Italia invia il piano energia all’Ue. Anche il nucleare nel mix di fonti

Il Pniec prevede le performance più alte dalle rinnovabili. La fusione coprirà una quota variabile fra l’11 e il 22%

L’Italia invia il piano energia all’Ue. Anche il nucleare nel mix di fonti

L’Italia invia il piano energia all’Ue. Anche il nucleare nel mix di fonti

Rispunta con forza il nucleare sull’orizzonte dell’energia in Italia. Il piano per l’Energia e il Clima (il Pniec) inviato ieri a Bruxelles traccia la rotta dell’integrazione fra l’atomo "sicuro" e le rinnovabili, l’unica possibile per ridurre le emissioni di Co2 e rendere sostenibile la svolta del Green Deal dal punto di vista economico: con il nucleare l’Italia potrebbe raggiungere l’obittivo Net Zero risparmiando circa 17 miliardi di euro rispetto ad uno scenario senza atomo. Nel piano c’è anche una prima stima della quantità di energia prodotta con la fusione, variabile fra l’11 e il 22% della richiesta nazionale di energia elettrica.

Certo, i tempi per i nuovi impianti non sono brevi, se tutto dovesse filare per il verso giusto se ne parla nel 2050, fra 25 anni. Ma per il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, il nuovo Pniec "traccia con grande pragmatismo la nostra strada energetica e climatica, superando approcci velleitari del passato". In particolare "lo scenario sull’energia nucleare, sia da fissione nel medio termine (a partire dal 2035) che da fusione (a ridosso del 2050), che ci fa guardare avanti a un futuro possibile".

Del resto proprio a Caradache, l’impianto al centro del progetto Iter, si registra un avanzamento importante: la consegna di diciotto supermagneti ad alta capacità di conduzione, dieci dei quali provengono da La Spezia dove la Asg Superconductors li ha realizzati.

Non solo l’atomo. Il piano italiano si muove a 360 gradi, coinvolge tutti i settori di produzione energetica, anche i combustibili rinnovabili come il biometano e l’idrogeno che insieme all’utilizzo di biocarburanti possono contribuire alla decabonizzazione del parco auto esistente. Nei vari capitoli ci sono poi la diffusione di auto elettriche, una riduzione del traffico, la cattura e stoccaggio di Co2 e l’elettrificazione dei consumi finali, con un crescente peso nel mix termico rinnovabile delle pompe di calore. L’area con performance più alte – viene spiegato – è quella delle fonti energetiche rinnovabili. Il Piano conferma gli obiettivi della prima proposta con 131 GW al 2030 che deriveranno per il 79,2% dal solare, il 28,1% dall’eolico, il 19,4% dall’idrico, 3,2% dalle bioenergie. Un gigawatt sarà di fonte geotermica. In totale la quota di energia da queste fonti sarà portata al 39,4% rispetto ai consumi finali lordi di energia. Ma se si considerano i soli consumi finali del settore elettrico si raggiungerà il 63%. L’idrogeno da rinnovabili, poi rappresenterà il 54% del totale dell’idrogeno usato nell’industria, rispetto allo zero rilevato nel 2022: un vero balzo.

Sul fronte della sicurezza energetica, infine, si registra una netta riduzione della dipendenza da altri Paesi favorita dalle azioni di diversificazione dell’approvvigionamento e dall’avvenuta pianificazione di nuove infrastrutture e interconnessioni.