Bruno Villois La transizione digitale è in corso, ma così non è per l’alfabetizzazione informatica su larga scala e, tanto meno, per una rete in grado di rendere sicuri e veloci i collegamenti. L’assenza di un piano che preveda un’accelerazione rapida su questi fronti – unita all’incapacità di formare la classe dirigente – ci...

Bruno

Villois

La transizione digitale è in corso, ma così non è per l’alfabetizzazione informatica su larga scala e, tanto meno, per una rete in grado di rendere sicuri e veloci i collegamenti. L’assenza di un piano che preveda un’accelerazione rapida su questi fronti – unita all’incapacità di formare la classe dirigente – ci porterà dritti a perdere competitività per le imprese. Non si riuscirà a preparare l’intera popolazione ad affrontare un futuro sempre più prossimo. Fare degli esempi pratici è quanto mai semplice: collegarsi allo Spid per poter ottenere qualunque documento delle pubblica amministrazione, compreso quelli iper urgenti come il Green pass, per una larga fascia delle popolazione è arduo, sia per proprie carenze di conoscenza dei servizi informatici, sia per una rete che se va in sovraccarico. Stessa situazione di difficoltà la riscontrano le imprese manifatturiere nel trovare personale qualificato per dare corso alla digitalizzazione delle linee e più in generale dell’intera macchina aziendale. Il ritardo nell’attuazione dei processi digitali può comportare, se non una esclusione dalla competizione dei mercati, sicuramente un accantonamento. Il programma del Ministero nato per digitalizzare l’Italia latita: fin da subito invece dovrebbe, in concorso con il Ministero della Pubblica Istruzione, far inserire l’informatica nei programmi di studio fin dalle scuole medie. Ma questa operazione dovrebbe essere preceduta da una formazione per gli insegnanti. Altrettanto deficitario e carente è l’obiettivo di una rete diffusa, sicura, efficiente e rapida, strumento indispensabile alle imprese per potersi modernizzare a 360 gradi.