di Claudia Marin La fine del blocco dei licenziamenti, a inizio primavera, potrebbe portare a un crollo dell’occupazione nelle piccole e medie imprese di almeno il 10 per cento. Il che, in un Paese che ha il suo tessuto produttivo fondato su questa formula imprenditoriale, significa che sono a rischio circa un milione e mezzo di posti di lavoro. E ancora peggio potrebbe andare per il lavoro autonomo, che, senza poter contare fino a oggi sulla cassa integrazione, si ritroverà a perdere il 14 per cento della sua base occupazionale: altri 750 mila lavoratori, tra artigiani, commercianti, liberi professionisti. Con 305...

di Claudia Marin

La fine del blocco dei licenziamenti, a inizio primavera, potrebbe portare a un crollo dell’occupazione nelle piccole e medie imprese di almeno il 10 per cento. Il che, in un Paese che ha il suo tessuto produttivo fondato su questa formula imprenditoriale, significa che sono a rischio circa un milione e mezzo di posti di lavoro. E ancora peggio potrebbe andare per il lavoro autonomo, che, senza poter contare fino a oggi sulla cassa integrazione, si ritroverà a perdere il 14 per cento della sua base occupazionale: altri 750 mila lavoratori, tra artigiani, commercianti, liberi professionisti. Con 305 mila imprese del commercio in meno, con quasi 390 mila aziende che hanno chiuso i battenti e solo 85 mila nuove nate.

A mettere nero su bianco gli ultimi numeri sul tracollo occupazionale italiano come effetto della pandemia sono gli analisti della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro nel secondo Rapporto di monitoraggio sulla crisi. Mentre a fare i conti, questa volta del crollo del commercio, sono gli economisti dell’Ufficio studi di Confcommercio che ha elaborato i dati Unioncamere e Movimprese e chiede "un vaccino economico" a fronte di una perdita di consumi stimata in 120 miliardi di euro, il 10,8% del totale.

Nel report dei Consulenti del lavoro si indica che le imprese ritorneranno ai livelli di fatturato pre-crisi entro il 2022 e che gli organici delle Pmi potrebbero ridursi mediamente dell’11,7% (anche se il 22,2% degli intervistati pensa che la riduzione sarà tra il 10% e il 14% mentre il 6,8% di loro individua un valore uguale o superiore al 25%). Il grosso dei licenziamenti si registrerà nel settore degli alloggi e della ristorazione, che secondo la metà degli intervistati (49,3%) subirà una riduzione degli organici aziendali superiore al 15% mentre per il 26,7% sarà compresa tra il 10% e 15%, seguito, a distanza, dal commercio, con organici previsti in fortissima (più del 15%) e forte (tra 10% e 15%) riduzione rispettivamente dal 25,9% e 29,2% degli intervistati. Altrettanto netto il calo degli addetti per i servizi ricreativi, culturali e sportivi, per cui le previsioni oscillano tra la fortissima (27,7%) e forte (25,4%) contrazione.

Ma un capitolo a sé stante altrettanto rilevante è quello relativo al lavoro autonomo. Un universo – composto da imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti e partite Iva - che in questi mesi ha pagato un prezzo pesante per effetto della crisi, ma che rischia in prospettiva di vedere assottigliarsi ancora di più le proprie fila: rispetto ad inizio anno, i Consulenti del lavoro stimano che la riduzione media delle attività in proprio prodotta dalla pandemia sarà del 14,6%. E in prima fila nel novero del crollo ci sono gli imprenditori del commercio.

Tanto che il Presidente di Confcommercio avvisa: "Il 2020 si chiude con un bilancio drammatico per il nostro sistema produttivo colpito dal Covid. Oltre all’indispensabile vaccino sanitario, c’è bisogno del vaccino economico, cioè indennizzi finalmente adeguati al crollo dei fatturati e l’utilizzo di tutte le risorse europee per rimettere in modo l’economia del nostro Paese".