La raccolta delle polizze vita a marzo è calata, ma è rimasta positiva nonostante il lockdown
La raccolta delle polizze vita a marzo è calata, ma è rimasta positiva nonostante il lockdown

Banche a mezzo servizio, agenzie d’assicurazione chiuse e consulenti finanziari costretti a lavorare da casa. Lo scenario che ha caratterizzato nel mese di marzo il settore del risparmio, complice la pandemia da Coronavirus, non poteva non lasciare il segno anche sul comparto delle polizze assicurative, a cui le famiglie italiane destinano ogni mese una bella fetta del loro bilancio.

L’Ania, l’associazione di categoria delle imprese assicuratrici italiane, ha da poco divulgato i dati sulla raccolta mensile in marzo delle polizze sulla vita, quelle che vengono acquistate dai nostri connazionali con finalità d’investimento, cioè per mettere da parte un capitale e farlo fruttare nel tempo. A marzo, con l’Italia in lockdown, la raccolta delle polizze vita è rimasta positiva ma ha registrato un calo di circa il 45% rispetto allo stesso mese del 2019, attestandosi attorno alla soglia dei 4,7 miliardi di euro.

La maggior parte dei risparmi affluiti nelle polizze (3 miliardi di euro) sono stati destinati ai prodotti del Ramo I, quelli che offrono la garanzia di protezione del capitale e che investono nelle Gestioni Separate, cioè in fondi amministrati dalla stessa compagnia assicurativa che ha emesso la polizza, con un portafoglio composto lo più da titoli di stato e da obbligazioni di alta qualità. Rispetto al marzo del 2019, però, anche i contratti del Ramo I hanno subito una brusca frenata, con una raccolta in calo del 50%. Sono andate leggermente meglio le cose per un’altra categoria di polizze vita molto diffuse tra i risparmiatori. Si tratta delle Unit Linked, che non danno garanzia di protezione del capitale e destinano i soldi versati dall’assicurato a fondi comuni d’investimento, i cui rendimenti sono legati alle performance dei mercati finanziari. Sempre a marzo, la raccolta delle Unit Linked ha superato di poco il livello di 1,5 miliardi di euro, con una flessione del 33% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Per quanto riguarda i canali distributivi, il decremento maggiore della raccolta si è registrato negli sportelli bancari (-50% circa) e tra i consulenti finanziari (-41%) mentre nelle agenzie assicurative la flessione è stata più bassa della media (-26%). Tirando le somme e considerando che l’Italia è stata pressoché paralizzata per intere settimane dopo l’esplosione dell’epidemia, si può dire tuttavia che le polizze vita hanno comunque retto abbastanza bene di fronte alla prima onda d’urto della crisi e al crollo delle Borse. Nello stesso periodo, infatti, le cose sono andate molto peggio per un’altra categoria di prodotti finanziari che delle polizze vita rappresentano i più diretti concorrenti. Stiamo parlando dei fondi comuni d’investimento che a marzo hanno subito invece pesanti deflussi, con una raccolta netta negativa di 10,8 miliardi di euro.

Ora bisognerà attendere le statistiche dei prossimi mesi per sapere se, con la fine del lockdown, la raccolta delle polizze tornerà a viaggiare con il vento in poppa o subirà inevitabilmente un rallentamento, a causa della crisi economica e della crescita della disoccupazione. È ancora presto per trarre conclusioni anche per l’ altra categoria di polizze di cui si compone il settore assicurativo: quelle del ramo danni che, a differenza delle polizze sulla vita, non servono per investire una somma di denaro ma per tutelarsi contro determinati rischi come gli infortuni e gli incidenti stradali. Per adesso non ci sono dati aggiornati sulla raccolta-premi del ramo danni. È prevedibile tuttavia che vi sia un rallentamento anche in questo segmento di mercato visto che dipende in buona parte dalle coperture per gli automobilisti e quest’anno ci sarà un calo notevole delle vendite di moto e autovetture.

Aldilà degli effetti di breve periodo, però, oggi le compagnie assicurative si interrogano su quali cambiamenti nel lungo termine ci saranno nel loro settore dopo l’emergenza del Covid-19. Il tema è stato trattato in un recente seminario via Internet da Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania. Focarelli ha evidenziato le sfide che si profilano all’orizzonte per il settore assicurativo, soprattutto su due fronti: le coperture sulla salute per la popolazione più anziana e le soluzioni per gli investimenti a lungo termine. Il rischio di nuove pandemie potrebbe dunque spingere molti assicurati a riconsiderare le proprie necessità di coperture dai rischi, per esempio con la richiesta di soluzioni innovative nel campo della salute, come le applicazioni di telemedicina, che oggi le compagnie assicurative sono già in grado di offrire tra i servizi accessori alle polizze.