Plastic Odyssey salperà in maggio dalla Francia con l’obiettivo di raccogliere i rifiuti di plastica dagli oceani e riconvertirli direttamente in carburante, con cui sarà alimentato il motore della nave
Plastic Odyssey salperà in maggio dalla Francia con l’obiettivo di raccogliere i rifiuti di plastica dagli oceani e riconvertirli direttamente in carburante, con cui sarà alimentato il motore della nave

L’ubiquità dei rifiuti plastici dispersi nell’ambiente avvelena il pianeta, ma tutto questo sta per finire, annuncia Maurizio Masi, capo del dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica di Milano. "La plastica del futuro verrà dalla plastica del passato, grazie al riciclo chimico", sostiene Masi. Così i rifiuti di plastica diventeranno una materia prima preziosa e si farà di tutto per riciclarli con una tecnologia innovativa, capace di spacchettare i polimeri nei loro mattoncini di origine attraverso la pirolisi, scaldandoli ad altissime temperature in assenza di ossigeno. "Quello che si ottiene è virgin-nafta, una miscela molto simile al petrolio, che poi può essere riconvertita in polimeri, riproducendo le caratteristiche della plastica vergine", spiega Masi. In questo modo il cerchio della plastica si chiude in maniera molto più efficiente rispetto al riciclo meccanico, che ha bisogno di polimeri già molto selezionati e comunque non riesce a produrre un materiale di qualità, perché nel processo di fusione i polimeri si degradano. "Il problema della pirolisi è che consuma molta energia, ma l’energia necessaria a sostenere il processo può essere generata dagli stessi composti gassosi prodotti nel corso della lavorazione", rileva Masi.

Da una parte, quindi, entrano nel pirolizzatore 100 chili di plastiche di scarto e dall’altra escono 80 chili di materia L’ubiquità dei rifiuti plastici dispersi nell’ambiente avvelena il pianeta, ma tutto prima che si reimmette nel ciclo della plastica, e un 20 per cento di gas, che si brucia per sostenere il processo. "Più i polimeri sono selezionati e maggiore è la resa dell’impianto, ma il processo funziona anche con partite molto miste", precisa Masi. Stabilimenti di questo tipo esistono già in Italia, come l’impianto di pirolisi costruito a Mantova da Versalis e quello di ossicombustione nella raffineria Eni di Livorno. "Per polimeri selezionati, come il Pet, si può pensare a processi di depolimerizzazione parziale, che sono più favorevoli da un punto di vista energetico", ragiona Masi. Partendo dal Pet già selezionato si può avviare una depolimerizzazione parziale, senza arrivare ai mattoncini di base, per poi produrre facilmente nuovo Pet con molto meno dispendio di energia. La plastica gettata in discarica e nel mare, quindi, secondo Masi ha i giorni contati, perché tutta la grande industria chimica europea, dalla tedesca Basf all’olandese Dsm, si sta orientando a utilizzare le nuove tecnologie di riciclo chimico per chiudere il ciclo di un materiale che in futuro potrebbe diventare facile da riutilizzare quasi come il vetro o i metalli.

Elena Comelli