Si calcola che la ricchezza parcheggiata sia di oltre 1.300 miliardi di euro
Si calcola che la ricchezza parcheggiata sia di oltre 1.300 miliardi di euro

di Andrea Telara

Impauriti dalla pandemia del Covid-19, costretti a limitare i gli spostamenti e a ridurre i consumi ma sempre propensi a risparmiare. Sono stati così gli italiani durante tutto il 2020, soprattutto nella fase più acuta del lockdown, quando era vietato a tutti uscire di casa se non per ragioni di stretta necessità.

Il profilo dei nostri connazionali è stato tracciato nelle scorse settimane da Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, la sigla di categoria che riunisce le maggiori società di gestione del risparmio (sgr). Galli è intervenuto a un’audizione alla Camera dei Deputati, di fronte alla Commissione Finanze di Montecitorio presieduta dal parlamentare di Italia Viva, Luigi Marattin. In particolare, il direttore generale di Assogestioni ha evidenziato che le famiglie della Penisola, nel gestire i propri denari, hanno avuto un atteggiamento indubbiamente maturo: "Durante il lockdown, tra inizio marzo e fine aprile, non si è registrato in Italia alcun fenomeno di disinvestimento da panico – ha detto Galli – anzi, c’è stata piuttosto una sostanziale tenuta dei flussi di investimento".

Per il dirigente di Assogestioni questo atteggiamento è un segnale molto positivo poiché "riflette una maturazione nei comportamenti dei risparmiatori, oltre che capacità dei gestori di offrire portafogli di investimento diversificati e dei consulenti di spiegare la congiuntura economica". Di conseguenza, nonostante la crisi generata dall’emergenza sanitaria, il patrimonio complessivo dagli asset manager (così si chiamano in inglese i gestori del risparmio) "è cresciuto nel 2020 grazie alla capacità degli italiani di risparmiare, che rimane vigorosa e potenzialmente è cresciuta", ha detto ancora Galli, che ha aggiunto: "Con l’abbassamento dei consumi, alcuni segmenti della popolazione sono riusciti a risparmiare ulteriormente".

Ciò non significa, tuttavia, che ogni cosa sta andando come dovrebbe. Assogestioni ricorda infatti che, nonostante la crescita del patrimonio del risparmio gestito, destinato a strumenti finanziari come i fondi comuni d’investimento o le gestioni patrimoniali, c’è ancora una quantità enorme di ricchezza (si calcola oltre 1.300 miliardi in tutto) che rimane parcheggiata dagli italiani sui conti correnti e sui depositi bancari, i quali oggi rendono poco o niente, complice la discesa dei tassi d’interesse.

La sfida che si apre per le sgr è ora riuscire ad attrarre questa gran mole di denaro che rimane infruttuoso verso forme di investimento capaci di sostenere l’economia reale, cioè di stimolare la capacità produttiva del paese. In che modo? Per Galli c’è stato un passo avanti con la ripartenza dei Pir (piani individuali di risparmio). Si tratta di prodotti finanziari (per lo più fondi d’investimento), creati negli anni passati per spingere i risparmiatori a investire di più nelle piccole e medie imprese italiane, che sono l’ossatura dell’economia nazionale. Dal maggio scorso è stata istituita anche particolare categoria dei piani individuali di risparmio (già ribattezzati Pir alternativi) che possono investire anche in piccole imprese non quotate in Borsa. "Siamo certi – ha detto Galli nel suo intervento a Montecitorio – che i Pir alternativi potranno contribuire in partnership con gli investimenti pubblici che si metteranno in campo nei prossimi mesi e anni per far ripartire il sistema Paese nel dopo Covid-19". Parlando alla Commissione Finanze della Camera, il direttore generale di Assogestioni ha dedicato ampio spazio anche al tema dei fondi pensione (o della previdenza complementare), cioè quei prodotti finanziari con cui milioni di lavoratori italiani stanno attuando dei piani di risparmio di lungo periodo, per costruirsi una rendita in vista della vecchiaia e integrare così i sempre più magri assegni dell’Inps.

Galli ha ricordato che da diversi anni la previdenza complementare non viene "revisionata e ripresa in considerazione" da un punto di vista legislativo. "L’occasione per farlo potrebbe essere a portata di mano dal momento che, nel prossimo anno e mezzo diventeranno operativi i Pepps, i prodotti di investimento previdenziale individuale creati con regolamento dell’Unione Europea" (una sorta di fondi pensione pan-europei). È vero che la previdenza complementare ha fatto notevoli passi in avanti negli ultimi 15 anni ma oggi non più 25% dei lavoratori del settore privato ha aderito i fondi pensione. Il nostro Paese, secondo Assogestioni, non avrà un pilastro realmente solido sul mercato dei capitali fintanto che il patrimonio gestite dal sistema previdenziale integrativo non aumenteranno notevolmente.