di Achille Perego

È stato tra i primi a chiudere e tra gli ultimi a riaprire. E anche il settore, insieme con quello collegato del turismo, a subire gli effetti economici più pesanti dall’emergenza Coronavirus. Ma l’industria delle fiere, degli eventi e dei congressi, è pronta a ripartire e a rialzare la testa dopo aver fronteggiato, in questi mesi di centri chiusi e stand impolverati, lockdown e pandemia con le piattaforme virtuali sull’esempio dell’innovativa ‘My Business Cibus’ lanciata dalla fiera del made in Italy alimentare che in attesa della prossima edizione (rinviata dal 4 al 7 maggio 2021) ha organizzato dal 2 al 3 settembre Cibus Forum nel quartiere fieristico di Parma. "L’idea – spiega Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma – è quella di confrontarsi per accelerare una normalizzazione dei processi di produzione-distribuzione-somministrazione che sia premessa per un rilancio dei consumi interni e una rapida ripresa dell’export".

Il motore delle fiere, dalle piccole realtà locali alle capitali del settore (da Milano a Verona, da Parma a Bologna) si è riacceso questo mese con il via libera del governo e dopo la firma del protocollo voluto dall’Aefi, l’Associazione esposizioni e Fiere italiane, per garantire per tutti gli eventi il massimo delle norme di sicurezza anti-Covid.

Il protocollo prevede provvedimenti igienico-sanitari e comportamentali: dal distanziamento sociale all’informazione e al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione, dalle procedure di controllo sanitario agli ingressi, dalla corretta pulizia e sanificazione della sede in cui si svolge la manifestazione fino al piano di emergenza sanitaria Covid-19 con la predisposizione di adeguati locali e il presidio medico in fiera. Ma anche biglietterie online, ingressi differenziati e contingentati e strumenti virtuali di incontri per permettere alle aziende di dialogare con i buyer esteri e mantenere aperto un canale di comunicazione con i mercati di maggiore interesse che ancora non possono essere presenti fisicamente alle rassegne.

Certo, il calendario di fiere e congressi per questa seconda metà del 2020 non sarà in grado di colmare le perdite accusate nei primi sei mesi, con i ricavi azzerati da marzo a giugno per lo stop forzato. Tanto che, sostenuta dalla Conferenza delle Regioni (e da governatori come Zaia per il Veneto, Bonaccini per l’Emilia Romagna e Fontana per la Lombardia) e dal mondo associativo-industriale che ruota attorno alle fiere (a partire da quella del Mobile di Milano e dal Cersaie di Bologna), l’Aefi ha chiesto un fondo di 600 milioni a sostegno del settore.

Un settore vitale e fondamentale per l’Italia, dall’industria al turismo, dal mercato interno all’export. Del resto il mondo delle fiere produce un giro d’affari di 60 miliardi l’anno e dà origine al 50% delle esportazioni delle imprese che vi partecipano. E l’Italia è da sempre protagonista, come ha ricordato il presidente di Aefi Giovanni Laezza celebrando a inizio giugno (con un video dedicato) la Giornata mondiale delle Fiere. L’industria fieristica italiana, infatti, è seconda in Europa e quarta nel mondo con 200mila espositori e più di 20mila operatori a livello globale con circa mille manifestazioni ogni anno.

Un settore che, ha spiegato Laezza commentando il video della Giornata mondiale, seppure fermo da febbraio "ha grande fiducia e speranza per il futuro del Paese". Le fiere italiane, quindi, superata la fase acuta dell’emergenza Covid, sono "pronte e vogliono essere parte attiva della ripartenza dell’Italia". E lo stanno già facendo con gli eventi ripartiti questo mese a cominciare dalla prima fiera post lockdown, Lucca Crea dal 3 al 5 luglio. Ma sarà a settembre che si riaccenderanno davvero i motori.