Limitata e relativamente modesta, ma la sforbiciata alle tasse (Irpef e Irap) c’è: a conti fatti e in attesa di vedere l’impatto che avranno le detrazioni rivedute e corrette, i ceti medi (tra i 30 e i 60mila euro l’anno, circa 7 milioni di contribuenti) potrebbero avere un taglio delle imposte che potrà arrivare anche a 650-700 euro l’anno. Non tanto, ma sicuramente un primo assaggio di riduzione fiscale. È questo l’effetto, secondo le prime simulazioni realizzate dallo Studio "Vittorio Emanuele Falsitta & Partners spa", dell’accordo politico (7 miliardi per l’Irpef e uno l’Irap) concluso ieri mattina al ministero dell’Economia tra il responsabile di Via XX Settembre, la materia. Quello che viene presentato come il primo...

Limitata e relativamente modesta, ma la sforbiciata alle tasse (Irpef e Irap) c’è: a conti fatti e in attesa di vedere l’impatto che avranno le detrazioni rivedute e corrette, i ceti medi (tra i 30 e i 60mila euro l’anno, circa 7 milioni di contribuenti) potrebbero avere un taglio delle imposte che potrà arrivare anche a 650-700 euro l’anno. Non tanto, ma sicuramente un primo assaggio di riduzione fiscale. È questo l’effetto, secondo le prime simulazioni realizzate dallo Studio "Vittorio Emanuele Falsitta & Partners spa", dell’accordo politico (7 miliardi per l’Irpef e uno l’Irap) concluso ieri mattina al ministero dell’Economia tra il responsabile di Via XX Settembre, la materia.

Nuove aliquote e scaglioni

Quello che viene presentato come il primo step della più complessiva riforma tributaria (risalente al 1970) prevede il passaggio da cinque a quattro aliquote con relativi scaglioni di reddito: per la fascia di reddito fino a 15mila l’aliquota resta al 23%, per quella tra 15-28mila scende dal 27% al 25%, per quella 28-50mila cala dal 38% al 35%, mentre oltre i 50mila si passa direttamente a una tassazione al 43% che invece attualmente è riservata ai redditi sopra i 75mila euro. In sostanza viene abolito lo scaglione al 41%, e viene abbassata da 55mila a 50mila euro la soglia di uscita del terzo scalino, per concentrare l’impatto della riforma sul ceto medio.

Ci sarà anche (ma è tutto da scrivere) un riordino delle detrazioni, che riassorbiranno anche il bonus Renzi da 80 euro. Mentre, per quanto riguarda l’Irap, il taglio sarà verticale: saranno esentate ditte individuali, persone fisiche e start up.

Ma vediamo l’impatto della rivoluzione delle aliquote. Dallo Studio Falsitta il professor Vittorio Emanuele Falsitta e l’avvocato Andrea Aliberti spiegano che "l’effetto sull’Irpef per un lavoratore dipendente – con opportune semplificazioni (occorrerà capire se la detrazione per reddito da lavoro dipendente rimarrà la medesima, laddove le prime indiscrezioni sono nel senso di una completa rimodulazione) – potrebbe oscillare, come riduzione, tra gli 80 euro di chi guadagna fino a 19mila euro e i 620 per chi sta a 40mila, per scendere a 270 intorno ai 90-150mila euro di reddito". Insomma, avvisano, "l’effetto di riduzione più consistente della rimodulazione delle aliquote è sui redditi medi. I redditi più bassi potrebbero però beneficiare più che proporzionalmente dell’impatto della rimodulazione delle deduzioni–detrazioni.

Rispetto alla bozza di legge delega sulla riforma fiscale si realizzerebbe il previsto effetto di riduzione delle aliquote medie e marginali effettive, tuttavia, si potrebbe obiettare che i risparmi d’imposta previsti non paiono così consistenti". Modesti o meno, i benefici, comunque riguarderanno tutti i contribuenti. Per la struttura progressiva dell’imposta, la riduzione delle aliquote del secondo e terzo scaglione sarà infatti estesa a tutti. Nonostante quindi la scomparsa dello scaglione al 41%, innalzato direttamente al 43% per tutti i redditi sopra i 50mila euro, i vantaggi fiscali si sentiranno anche per le fasce più alte, ad esempio anche a 100mila euro.

Se i partiti sono soddisfatti, le parti sociali invece insorgono. Confindustria parla di "scelte senza visione del futuro", i vertici della Cgil si attendono di essere convocati dal governo, ma lo stato maggiore della Uil avverte che intervenire sulle aliquote non aiuta i lavoratori. Certo è che secondo il viceministro del Mise, Gilberto Pichetto, "oltre un milione di soggetti saranno esonerati dall’Irap". Mentre per Luigi Marattin di Italia Viva si tratta di un "buon accordo sul metodo e sul merito", perché contiene due "interventi strutturali" non limitati al 2022.