Domenica 21 Luglio 2024

Stress e ansia sul lavoro I dipendenti chiedono aiuto

Stress e ansia sul lavoro  I dipendenti chiedono aiuto

Stress e ansia sul lavoro I dipendenti chiedono aiuto

DIPENDENTI felici uguale più profitti per l’azienda. L’equazione, trasformata in teorema dagli psicologi del lavoro, è alla base delle politiche di Hr dei maggiori gruppi mondiali e anche delle pmi italiane. In un contesto come quello odierno, caratterizzato da fenomeni globali come la Great Resignation e il Quite Quitting, la capacità di un’azienda di custodire e preservare la felicità delle proprie persone è diventata fondamentale per garantire continuità e risultati. Stress, stati di ansia, depressione e insonnia, infatti, causano ogni anno circa 12 miliardi di giornate lavorative perse, con un costo per l’economia globale che sfiora i mille miliardi di dollari. Per questo, se oggi le imprese vogliono fare la differenza e guardare al futuro, devono necessariamente occuparsi della sfera mentale delle loro persone.

Solo nei primi sei mesi del 2023, le consulenze richieste dai lavoratori a Stimulus, società di consulenza per il benessere psicologico nei luoghi di lavoro che presta ogni anno una media di 16mila consulenze in Italia, sono state 8.040. Nel 77% dei casi le persone si sono rivolte agli psicologi per difficoltà personali; il 6,5%, invece, ha espresso difficoltà professionali e il 16,4% ha ammesso difficoltà in entrambi gli ambiti. Si tratta comunque di dati rilevanti: un disagio personale può influenzare il modo di lavorare di un professionista o il suo rapporto con i colleghi, o una difficoltà sul lavoro si riflette sulla vita privata.

I dati confermano che, nelle aziende di tutte le dimensioni, è cresciuto il bisogno di servizi specifici sul tema della salute mentale. Le richieste di consulenza psicologica sono in aumento e la domanda di aiuto è ampia, dai casi di stress e sovraccarico agli stati di ansia, depressione e insonnia. Negli Usa, solo per fare un esempio, il 76% dei lavoratori dichiara di avere almeno un problema mentale in ufficio e il 90% ne attribuisce buona parte parte della responsabilità al datore di lavoro.

"In questi ultimi anni – spiega Andrea Bertoletti (nella foto a sinistra), country manager di Stimulus Italia – abbiamo visto molti cambiamenti nelle organizzazioni aziendali. Al tempo stesso, nelle persone è cambiato il modo di concepire il lavoro. Non è un caso che il benessere sul luogo di lavoro sia considerato, da molti professionisti, uno dei criteri motivanti, per impegnarsi a fondo nel proprio incarico lavorativo o per rinunciarvi". I temi sono: aiutare a conciliare l’attenzione al benessere dei professionisti e la produttività aziendale, adottare un mind-set dinamico, un approccio aperto al cambiamento e apprendere il glossario della salute mentale, per capire e riconoscere le emozioni, creare un ambiente inclusivo.

"Abbiamo una buona e una cattiva notizia – aggiunge Martina Cassani (nella foto a destra), psicologa e consulente di Stimulus Italia – per quanto riguarda il benessere psicologico nelle aziende italiane. La cattiva notizia: gli stati di malessere sono più numerosi. La buona notizia: le persone sono più disponibili a chiedere aiuto". Sono molte le organizzazioni in cui la sensibilità per questi temi è aumentata: quello che serve, ora, è una maggiore formazione interna. E per Bertoletti "è importante stare bene, sotto tutti i punti di vista, nei luoghi di lavoro. La continua sensibilizzazione su questa tematica permette alle aziende di far percepire che il cambiamento culturale è in atto e che la salute mentale e la cura della persona sono elementi prioritari per l’organizzazione".