OGGI molti dipendenti sono riluttanti a cambiare lavoro. Il motivo è semplice ed è anche comprensibile, vista l’incertezza che caratterizza il contesto economico. Troppe volte si sono ascoltate storie inquietanti di colleghi passati in una nuova azienda e poi lasciati a casa nei primi giorni del nuovo lavoro. E se questa situazione rappresenta, da un lato, l’evidenza di un mondo del lavoro che si muove lentamente in molti mercati, essa costituisce, dall’altro, anche una delle più grandi sfide per i datori di lavoro a caccia dei migliori talenti. Ma, per citare Bob Dylan, "I tempi stanno cambiando". La pandemia sta infatti mettendo in discussione una delle clausole più ampiamente gettonate dei vincoli contrattuali: il periodo di prova. Ovvero quel lasso di tempo all’inizio di un nuovo incarico lavorativo durante il quale un dipendente può essere licenziato, con un minimo o nullo...

OGGI molti dipendenti sono riluttanti a cambiare lavoro. Il motivo è semplice ed è anche comprensibile, vista l’incertezza che caratterizza il contesto economico. Troppe volte si sono ascoltate storie inquietanti di colleghi passati in una nuova azienda e poi lasciati a casa nei primi giorni del nuovo lavoro. E se questa situazione rappresenta, da un lato, l’evidenza di un mondo del lavoro che si muove lentamente in molti mercati, essa costituisce, dall’altro, anche una delle più grandi sfide per i datori di lavoro a caccia dei migliori talenti. Ma, per citare Bob Dylan, "I tempi stanno cambiando". La pandemia sta infatti mettendo in discussione una delle clausole più ampiamente gettonate dei vincoli contrattuali: il periodo di prova. Ovvero quel lasso di tempo all’inizio di un nuovo incarico lavorativo durante il quale un dipendente può essere licenziato, con un minimo o nullo preavviso, se ritenuto non idoneo a quel determinato ruolo. È sempre stata consuetudine includere periodi di prova – di solito della durata di tre mesi, ma si arriva anche a sei – all’interno dei contratti di lavoro, ma ciò naturalmente comporta il fatto che il nuovo dipendente non abbia, per un certo tempo, alcuna garanzia di conservare il proprio lavoro.

I periodi di prova sono sempre stati considerati, in linea di massima, importanti per entrambe le parti. Da un lato, aiutano i datori di lavoro a essere sicuri di aver fatto la scelta giusta durante il processo di selezione, permettendo loro di agire rapidamente qualora il nuovo assunto si rivelasse non adatto al ruolo. Ciò riduce i costi che derivano dal continuare a impiegare persone non adatte e permette di sostituirle più facilmente. D’altro canto, per i dipendenti, è possibile lasciare l’azienda senza problemi nel caso in cui capiscano che quella posizione non è ciò che desiderano per la propria carriera, o se si verificano conflitti con i colleghi o se, semplicemente, il nuovo lavoro non rispecchia quanto era stato promesso. Ma naturalmente il periodo di prova lascia i dipendenti più esposti e vulnerabili. In alcuni mercati stiamo assistendo a un crescente numero di persone che sono riuscite a contrattare l’abolizione del periodo di prova da parte del nuovo datore di lavoro. Per i dipendenti, questa garanzia è stata sufficiente per far loro abbandonare il vecchio per il nuovo, mentre per i datori di lavoro ha rappresentato una leva per attrarre i migliori talenti nella propria azienda.

Il mondo del lavoro sta cambiando ad altissima velocità. Aziende internazionali hanno annunciato di voler ridurre il numero e gli spazi degli uffici presenti nelle città. Un recente studio mostra che il 60% dei dipendenti non prenderà in considerazione un lavoro che offra meno flessibilità di quanta se ne disponga oggi. Quindi è chiaro che il luogo e il modo in cui lavoriamo sta subendo la più grande trasformazione dai tempi della rivoluzione industriale. Un’altra sfida in questa “guerra dei talenti” è legata a quei dipendenti, soprattutto con un alto profilo professionale, che fanno richieste impensabili fino a solo pochi anni fa. E il messaggio per i datori di lavoro da parte di questa nuova generazione di dipendenti più fiduciosi nelle proprie capacità è semplicemente questo: se mi vuoi, voglio che tu mi voglia senza alcun dubbio e che ti impegni con me fin dall’inizio. Così, mentre la pandemia continua e nuovi modi di lavorare e di assumere si consolidano, ciò che fino a ieri era visto come ‘normale’ e indiscusso, oggi è totalmente rimesso in discussione. La pandemia ha evidenziato il fatto che il mercato, almeno per il momento, è in mano ai dipendenti. Se i datori di lavoro sono alla ricerca dei migliori talenti, allora è bene che tengano presente che oggi sono i dipendenti a condurre il gioco e a definire le carte in tavola, anche per quanto riguarda il periodo di prova.

Quali sono allora le strade percorribili per i datori di lavoro? Sicuramente, si possono prendere in esame diverse opzioni, quali adottare adeguati processi di recruiting e tecnologie per essere sicuri di aver preso la migliore decisione possibile in termini di assunzioni; fare del recruiting marketing in modo da allargare il pool di candidati e avere più chance che uno dei talenti selezionati accetti il periodo di prova; oppure ridurre la durata del periodo di prova invece di rinunciarci completamente, magari offrendo poi benefit allettanti una volta completato con successo questo periodo.

* Italy Country Leader di Alight Solutions