LA COMMISSIONE per i lavori gravosi è stata istituita con la Legge 160 del 2019. Nella sua ultima versione, da me presieduta, è operativa dal maggio scorso e ha concluso la prima tappa dei suoi lavori il 20 settembre: compreso agosto, sono passati meno di cinque mesi. Nel rappresentare la conclusione di questa prima tappa dei lavori, è stata fornita una descrizione dell’attività svolta in Commissione in modo alquanto approssimativo e, in alcuni casi, del tutto arbitrario. Proviamo, dunque, a rimetterci in careggiata. In primo luogo partiamo dall’impostazione che abbiamo voluto dare sostenendo che la previdenza (o altre forme similari di uscita anticipata dal lavoro come l’APE) è anche strumento di prevenzione dai rischi di infortunio e malattia professionale, se viene utilizzata a vantaggio di chi svolge lavori usuranti o gravosi. Qui occorre...

LA COMMISSIONE per i lavori gravosi è stata istituita con la Legge 160 del 2019. Nella sua ultima versione, da me presieduta, è operativa dal maggio scorso e ha concluso la prima tappa dei suoi lavori il 20 settembre: compreso agosto, sono passati meno di cinque mesi. Nel rappresentare la conclusione di questa prima tappa dei lavori, è stata fornita una descrizione dell’attività svolta in Commissione in modo alquanto approssimativo e, in alcuni casi, del tutto arbitrario. Proviamo, dunque, a rimetterci in careggiata. In primo luogo partiamo dall’impostazione che abbiamo voluto dare sostenendo che la previdenza (o altre forme similari di uscita anticipata dal lavoro come l’APE) è anche strumento di prevenzione dai rischi di infortunio e malattia professionale, se viene utilizzata a vantaggio di chi svolge lavori usuranti o gravosi.

Qui occorre fare una prima distinzione: i lavori usuranti sono stati disciplinati, l’ultima volta, nel Protocollo del 2007 (all’epoca ero il ministro del Lavoro del Governo Prodi) con una apposita dotazione finanziaria di 2,52 miliardi di euro, solo parzialmente spesi. Si tratta, nel caso dei lavori usuranti, di un anticipo pensionistico vero e proprio. Altra cosa è l’APE sociale. In questo caso siamo di fronte ad un semplice assegno di accompagnamento alla pensione, che ha precise caratteristiche: un tetto di 1.500 euro lordi mensili, che equivale a circa 1.200 euro netti; si tratta di un assegno non indicizzato e senza reversibilità che riguarda gli stipendi e le mansioni medio-basse: quindi, non una pensione anticipata. Il compito della Commissione è quello di "studiare la gravosità delle occupazioni" e, a questo scopo, è stata conclusa una prima tappa del lavoro con l’individuazione di una graduatoria (non un mero elenco) di ben 92 raggruppamenti professionali, oltre i 15 già compresi nell’APE. Questo non vuol dire, come è stato erroneamente affermato da molti, che entreranno tutti a far parte della famiglia dell’APE. Al contrario il governo, nel confronto con le parti sociali, dovrà fare una proposta di selezione che sarà condizionata dalle risorse che verranno messe a disposizione. La graduatoria annovera al primo posto "i conduttori di impianti e macchinari per l’estrazione e il primo trattamento dei minerali". Si tratta della mansione individuata dall’Inail con il più alto grado di gravosità e di rischio. Seguono i conduttori di impianti per la trasformazione dei minerali; i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica e professioni assimilate. Dall’altro lato, al novantaduesimo posto, si collocano i "membri di organismi di governo e di assemblea con potestà legislativa e regolamentare", che hanno un indice pari a zero e che, quindi, non entreranno mai.

Come è stato costruito l’indice? Per tappe successive si è arrivati ad un indicatore che combina la frequenza e la gravità di infortuni e malattie professionali, come dettagliatamente descritto dall’Inail e che individua, sopra la media generale, 27 categorie professionali oltre quelle già contenute nell’APE sociale. La cornice che fa da sfondo a questa ricerca è costituita da una convinzione, che ha visto la convergenza di tutti gli attori sociali e istituzionali della Commissione: che non tutti i lavori sono uguali e che, di conseguenza, sono diversificate le aspettative di vita delle persone: può sembrare banale, ma chi guadagna poco, ha una bassa istruzione, svolge lavori faticosi e pericolosi ed è sottoposto a stress da precarietà, vive meno a lungo. Da queste considerazioni sono arrivate altre indicazioni esemplificative: superare la dimensione sperimentale dell’APE, che attualmente si rinnova ancora di anno in anno; eliminare l’intervallo di 3 mesi tra la fine dell’indennità di disoccupazione e l’accesso all’APE; abbassare i contributi necessari, che attualmente sono 36 anni, per quanto riguarda, ad esempio, il settore dell’edilizia, portandoli a 30 anni. Questa proposta si basa sul doppio svantaggio che hanno, in particolare, questi lavoratori: svolgono un lavoro pericoloso e gravoso; la loro attività è discontinua e, pur essendo già inseriti nell’APE, non possono fruirne perché non è facile mettere insieme 36 anni di contributi.

* Ex ministro del Lavoro, presidente della Commissione per i lavori gravosi