Lavoro, l'Istat gela il governo
Lavoro, l'Istat gela il governo

Milano, 7 agosto 2015 - IL LAVORO sta ripartendo davvero oppure il governo bleffa sui numeri? In un’estate torrida per il clima, ieri nei palazzi romani è andata in scena una battaglia ancora più infuocata: quella sui dati dell’occupazione. Scatenata da un’intervista del presidente dell’Istat Giorgio Alleva a Il Fatto Quotidiano nella quale, senza mezzi termini, ha parlato, riferendosi ai dati forniti dal ministero del Lavoro e dall’Inps di «confusione» e di «avere assistito a un caos poco edificante». Il governo, ha attaccato, «fa il suo mestiere ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1% anche perché poi – come si è visto – portano a fare dietrofront il mese dopo».

Con l’ultimo bollettino Istat che denuncia una «ripresa moderata» non in grado di produrre nuovi posti. Così la disoccupazione, con il record del 44,2% di giovani disoccupati a giugno, resta il tallone d’Achille.

L’ISTAT ha smascherato l’ottimismo di Renzi e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti come sostengono Forza Italia e Renato Brunetta? «Il presidente dell’Istat dovrebbe esimersi dall’entrare in polemiche – risponde l’economista e docente della Statale di Milano Giulio Sapelli -. Diciamo che ha ragione ma non lo deve dire. È vero che nonostante i provvedimenti decisi dal governo, che fa quel che può, quello del lavoro resta un problema. E lo sarà finché non ripartono gli investimenti e la domanda interna».

Il guaio è che se il ministro dell’Economia Padoan resta fiducioso sugli effetti delle riforme, bene che vada il Pil crescerà quest’anno dello 0,7% (il 14 agosto l’Istat comunicherà il dato del secondo trimestre). «Ma con questa crescita – avverte Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori – non si crea lavoro».

«L’occupazione non sta ripartendo – concorda Alessandro De Nicola, presidente di Adam Smith Society -. Bisogna tenere conto che anche la ripresa americana ha avuto bisogno di almeno un anno per vedere crescere l’occupazione. E se è vero, come sostiene Poletti, che sono state risparmiate 65 milioni di cassa è come avere creato 100mila posti. Però il governo ha sbagliato a suonare la fanfara delle centinaia di migliaia di assunzioni che avrebbe creato il Jobs Act, una riformina che produrrà i suoi effetti positivi solo quando le aziende torneranno davvero ad assumere».

E per ora sembra lo stiano facendo con il contagocce. Sebbene Alleva abbia fatto retromarcia dopo avere scatenato qualche presumibile reazione tra Palazzo Chigi e il ministero del Lavoro. E nel pomeriggio abbia annunciato che «stiamo ragionando su un progetto con ministero del Lavoro, Inps e Inail per rendere coerenti e integrare i dati, proliferati in questo periodo, con il rischio di creare confusione». Così da settembre l’Istat uscirà con un nuovo comunicato trimestrale intitolato “Il mercato del lavoro” in cui terrà conto di tutte le indagini disponibili. Alleva ha voluto chiarire o come con il ministro Poletti «ci sia forte sintonia». Ma chi ha ragione? «Chi non si basa sul numero dei contratti come quelli stabilizzati dal Jobs Act – chiosa Trefiletti – ma sul numero reale degli occupati. E non sembra proprio che stiano crescendo».