Elena Bonetti, ministro delle Pari opportunità e della famiglia
Elena Bonetti, ministro delle Pari opportunità e della famiglia

Roma, 30 maggio 2020 - Avere fin dai 18 anni un conto corrente personale, non rimetterci mezzo stipendio per pagare una baby sitter, poter contare su finanziamenti veri per l’imprenditoria femminile. Ci vorrebbe di più per colmare il divario di genere in Italia, ma sarebbe comunque un passo avanti. Ed è proprio con lo sguardo alla vita concreta delle donne che la task force ’Nuovo Rinascimento’ ha messo nero su bianco proposte su lavoro, conciliazione dei tempi famiglia-ufficio, imprenditoria, formazione.
Capitoli che sono già contemplati nella legge delega del Family act, "in dirittura d’arrivo nel prossimo Cdm", ha assicurato la ministra Bonetti. Sul tema ‘tempo’, per esempio, sarà cruciale la "rimodulazione" dei calendari scolastici: argomento enorme dal punto di vista dei carichi familiari e che metterebbe fine all’emergenza estate vissuta da tante lavoratrici quando la scuola italiana chiude per tre mesi. 

Una delle idee di punta per la promozione del lavoro femminile è il principio che il ritorno al lavoro dopo una gravidanza non sia controproducente dal punto di vista economico. La proposta è di incentivare il rientro con una maggiorazione del 30% dello stipendio. Saranno poi i decreti a declinare le modalità e i tempi di questa ‘rivoluzione’. "Questo Paese non ha bisogno solo di bonus ma di prospettive, di creare lavoro, per questo abbiamo pensato a un fondo per le micro imprese di donne che sia gratuito a tutti gli effetti, con fondi non in prestito", spiega Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario. "C’è, poi, un grande tema sulla riqualificazione delle lavoratrici, perché quelle che escono dal mercato del lavoro, tanto più in questo momento di crisi, possano avere qualche strumento per rimettersi in carreggiata e poterci rientrare con altre mansioni". Sarà la volta buona per le donne italiane? 

Luisa Bagnoli, imprenditrice, ad di Beyond ed esperta di relazione uomo-macchina, va dritta al punto: "Spesso pensiamo agli estremi, da un lato le donne in carriera e dall’altro quelle maltrattate, mentre c’è una normalità che tocca tantissime, che è quella dell’indipendenza finanziaria: secondo una ricerca di Bankitalia 3 su 10 non hanno un conto corrente personale, pur avendo, magari, uno stipendio". Perché ce l’hanno cointestato con i genitori o con il marito. Invece emancipazione significa anche "un conto corrente gratuito, on line o tradizionale poco importa, appena compiuti i 18 anni, come la carta di identità e la patente». «Il microcredito serve ma è il basic – conclude Bagnoli – a me piace ’viaggiare’ in grande: sogno una banca delle donne che faccia non micro ma big credito".

Ersilia Vaudo, astrofisica e chief diversity officer dell’Agenzia spaziale europea a Parigi, è convinta che la svolta per le donne passi dalle materie scientifiche. "Si parla da tanto tempo di parità di genere ma quando andiamo a vedere i risultati… non ci sono! Secondo gli ultimi dati del World Economic Forum ci vorranno 257 anni per colmare il divario economico uomo-donna e di anno in anno le cose vanno peggiorando. E una delle ragioni di questo rallentamento è la sottorappresentazione sistematica delle donne, soprattutto nei settori Stem (dall’inglese Science, Technology, Engineering e Math, ndr)". 

Ma come agire? Sul fronte dell’education, i progressi ci sono stati. Più ragazze laureate rispetto ai ragazzi, ad esempio, "ma io credo che l’emancipazione passi dalle materie scientifiche, la rivoluzione vera ci sarà quando le donne occuperanno questi spazi qui". Si deve cominciare dalle elementari, dalle bambine, perché "il divario si manifesta subito, la matematica fin dalla scuola primaria genera ansia e già alle medie l’80% delle alunne ha perso interesse per le materie scientifiche". Servono, dunque, azioni mirate: la task force ha proposto di mettere in pista subito centri estivi Stem. Stop alla narrazione "del nerd solitario accanto a un computer in un laboratorio".