Il presidente dell'Osservatorio Giovani-Editori Andrea Ceccherini e Laurene Powell Jobs

Firenze, 9 novembre 2018 - La "paura" ("per spaventare le persone e far sì che il suo elettorato lo voti") e le fake news ("dice che lo ‘Ius soli’ c’è solo in Usa, ma è falso, come molte cose che dice") sono le leve utilizzate dal presidente Donald Trump per ottenere il consenso. Picchia forte su questo tema Laurene Powell Jobs, invitata a inaugurare la diciannovesima edizione del progetto Il Quotidiano in classe dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, creato (e presieduto) da Andrea Ceccherini. Un modello che ha l’obiettivo di fornire agli studenti gli strumenti per ragionare, decidere e scegliere con la propria testa e che la Powell Jobs vuole importare negli Stati Uniti. Atterrata da poche ore a Firenze dalla California, dove un killer ha fatto strage di 13 persone in un bar, la Powell Jobs, fondatrice e presidente di Emerson Collective (una delle organizzazioni americane più attive nella scuola e nel sociale, contro ogni discriminazione), risponde a una platea di mille studenti riunita all’Odeon.

"Anche io come voi sono orripilata" dalla politica che non mette freno all’uso delle armi, dice. "Ritengo – insiste – sia veramente terribile che delle persone elette non rappresentino la maggioranza degli americani, che sulle armi vorrebbe delle leggi più mitigate". Il potere delle armi ("guardiamo ai finanziamenti ricevuti dalla National Rifle Association che tengono in pugno funzionari governativi"), della paura, delle falsità, si combatte con la cultura.

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"Essere istruiti è importante per valutare con la propria testa", dice la donna che si è creata da sola con gli studi di Economia e che, 23 anni fa, mollò tutto, compresa la sua società, "dedicando la vita a fornire gli strumenti affinché gli studenti possano avere le stesse possibilità di sviluppare talenti e potenzialità". Ceccherini, dal canto suo, definisce la Powell Jobs come "una di noi che si ispira a ciò che a noi più ispira: lasciare un mondo migliore". "Gli studenti americani hanno bisogno di un progetto come questo – dice rispondendo a una domanda sulle elezioni di Midterm –. Credo che potremmo fare uno scambio, esportare il nostro progetto educativo e scolastico in Italia e importare Il Quotidiano in classe negli Stati Uniti. Voi avete il beneficio di questa iniziativa che dovete condividere con tutti quelli che vi stanno attorno, perché tutti gli studenti italiani devono avere una mente critica e capire quelli che sono i fatti e quelle che sono le fake news".

Un altro passo alla conquista dell’America per Andrea Ceccherini, nell’anno in cui l’Osservatorio Giovani-Editori ha portato a bordo l’erede della Mela morsicata Tim Cook (che un anno fa aprì la 18/a edizione de Il Quotidiano in classe) e i big del publishing a stelle e strisce, nell’anno dell’alleanza con il gigante Google per allenare gli studenti a distinguere le bufale dalle notizie di qualità, nell’anno in cui a Bagnaia, per Crescere tra le righe, si sono incontrati i numeri uno dei media americani: i direttori dei grandi quotidiani a confronto con quelli dei giganti delle piattaforme dell’informazione on line. Spiegando le ragioni del progetto il presidente Andrea Ceccherini sottolinea che "una persona cresce nella cultura del confronto, non dell’affronto. Una persona cresce quando si apre, non quando si chiude". Ringraziando gli insegnanti "vero motore de Il Quotidiano in classe" che, in questo mondo, sono "autentici eroi civili" non più "solo formatori di studenti, ma educatori di cittadini".