"Per la nostra azienda, l’inizio del lockdown è stato davvero duro, ci siamo trovati con ordini bloccati e merce che ci tornava indietro. Produciamo solo prodotti freschi, così, una volta arrivati di nuovo in sede, erano da buttare, perché la data di scadenza è molto ravvicinata. L’intero circuito Horeca si era fermato, con i magazzini pieni di merce inutilizzata". Eva Tomasoni (nella foto in basso a destra con il figlio Giulio), 30 anni, responsabile marketing dello storico Caseificio Tomasoni, racconta i primi momenti, critici, legati all’emergenza Coronavirus. L’azienda ha una storia di oltre 60 anni e un fatturato di 12 milioni di euro l’anno. A conduzione familiare, si è data la mission di conservare i valori di famiglia senza rinunciare alle sfide della sostenibilità. Il Caseificio Tomasoni lavora solo latte della propria regione, il Veneto: 400 quintali al giorno, provenienti da stalle nel raggio di 30-40 chilometri dallo stabilimento produttivo. "Dovevamo continuare a raccogliere il latte dai nostri allevatori – racconta Tomasoni – ma era troppo, ormai, in relazione alla richiesta: abbiamo dovuto svenderlo, la prima settimana è stata tragica".

Dopo, però, la situazione si è ribaltata. "Dalla seconda settimana i supermercati hanno iniziato ad aumentare le vendite, perché le persone, restando a casa, consumavano maggiormente i prodotti caseari e latteari". "Abbiamo incrementato notevolmente le consegne alla grande distribuzione – spiega Tomasoni - ma anche ai negozietti sotto casa. Così abbiamo rielaborato il regime di lavoro e i nostri volumi di vendite sono aumentati del 30% rispetto a prima: abbiamo recuperato tutta la perdita iniziale". Ora che la riapertura è vicina "non sappiamo cosa aspettarci – dice Tomasoni –. vorremmo più certezze".

Il caseificio ha continuato a lavorare nonostante l’emergenza: "Siamo stati fortunati, ovviamente abbiamo proseguito con tutte le cautele, come il distanziamento e lo smart working del 60% del personale. Mascherine e guanti, nei reparti produttivi, erano già obbligatorie per ragioni di igiene". "Non mi aspetto torni tutto come prima – spiega Tomasoni - dovranno passare almeno due anni perché accada, ma stiamo imparando un modo diverso di lavorare e di approcciarsi ai clienti, principalmente telematicamente, e questo ci fa dare ancora più importanza al rapporto umano nel lavoro". "Ciò che mi auguro resti anche dopo il lockdown – sottolinea – è l’attenzione dei consumatori verso i prodotti locali, il buon senso di affidarsi ad aziende di cui si conosce la serietà e il maggiore impegno nel consumare cibi genuini".

E si muove proprio in quest’ottica Bimbi a tavola con Tomasoni, il progetto social del caseificio per riflettere sull’importanza dell’alimentazione genuina e consapevole. Un appuntamento fisso ogni lunedì, fino a fine anno, per suggerire ricette sfiziose e salutari con i prodotti Tomasoni e informazioni utili sul ruolo del latte e dei derivati nella dieta quotidiana di adulti e bambini. Il progetto prevede il coinvolgimento di quattro giovani mamme, attive su Instagram quotidianamente: Sara Luna Canola, Caterina Siviero, Chiara Losh e Victoria Cotovan. I loro post registrano fino a migliaia di interazioni. "Le abbiamo scelte perché condividono i nostri valori: benessere, genuinità e passione per il buon cibo - spiega Eva Tomasoni, mamma di Giulio, un bimbo di un anno –. Collaboreranno con noi nella creazione e condivisione di contenuti, sia nei loro profili Instagram, che nei nostri canali social e tramite il nostro blog Stracchino&co".

L’iniziativa nasce proprio da Eva Tomasoni, con l’obiettivo di contrastare la disinformazione promossa dalle mode alimentari: "Negli ultimi anni sono stati diffusi molti falsi miti riguardo l’effetto del latte e dei formaggi. Sono alimenti che integrano e arricchiscono l’alimentazione, aiutando a rinforzare le ossa e le difese immunitarie. Forniscono vitamina D e, soprattutto in questo periodo in cui si è esposti poco al sole, latte e derivati ne possono favorire l’assunzione".