Da farmacista di provincia a campione della nutraceutica italiana, il passo non è breve. Walter Bertin, classe 1959, l’ha compiuto nel giro di vent’anni, con la sua Labomar. Ora impiega 200 persone sparse su quattro stabilimenti e si prepara al grande salto.

E’ tempo di riunirsi sotto un unico tetto?

"Una nuova sede era ormai diventata una necessità e l’acquisto di un grande terreno di oltre 50mila metri quadri, di fronte al vecchio stabilimento, rappresenta la premessa per il nostro futuro. Vogliamo andare oltre la possibilità di ricompattare la squadra e lavorare tutti insieme. Nei nuovi ambienti, i lavoratori Labomar saranno i veri testimonial dello stile di vita improntato al benessere che l’azienda promuove. La ricerca sarà sempre più protagonista, con uno spazio dedicato e una scommessa ulteriore: vogliamo che i nostri laboratori diventino un polo di attrazione internazionale per nuovi talenti, affinché svolgano un periodo di ricerca presso di noi. È un modo per assecondare la nostra spinta all’innovazione, premendo ancora di più sull’acceleratore".

Non è preoccupato dalla crisi sanitaria in atto?

"Certo, chi non lo è? Ma le battute d’arresto possono anche essere utili, per dare il tempo di pensare. Resto convinto che inventare preparati per rafforzare la salute delle persone sia un’opera utile alla società. E’ importante mantenersi in forma anche per resistere alle epidemie. I prodotti a base di fermenti lattici che migliorano la flora batterica sono incoraggiati come forma di resistenza ai virus addirittura dalla National Health Commission cinese. E l’attenzione allo star bene resterà alta dopo un’esperienza così traumatica. Non prevedo flessioni per le nostre vendite quest’anno, anche se è presto per dirlo. Intanto, per affrontare l’emergenza, abbiamo cominciato a produrre un gel disinfettante e a distribuirlo gratuitamente, visto che non se ne trovano più".

Quali sono stati i vostri preparati che hanno avuto più successo?

"Siamo stati i primi a lanciare i fermenti lattici in olio per l’infanzia, che adesso sono diventati un vero e proprio fenomeno. Poi abbiamo azzeccato un integratore di vitamina D3 altamente assorbibile per Nestlé, che si assume spruzzandolo sotto la lingua, e una melatonina ad azione più rapida di quelle più comuni sul mercato. Mano a mano, abbiamo allargato la produzione agli alimenti speciali per i pazienti di malattie metaboliche rare. Ora ci stiamo occupando di preparati a base di fermenti lattici per alleviare malattie croniche come il Parkinson o addirittura per i pazienti autistici".

Vi occupate anche di cosmetici?

"Da qualche anno abbiamo cominciato ad occuparci di cosmetici funzionali, che servono ad alleviare le patologie della pelle, soprattutto nelle forme croniche come dermatiti, eczemi o atopie, in particolare quelle dei bambini. Gli stessi pediatri, che fanno metà delle visite per problemi della pelle, chiedono che la ricerca vada avanti e che si creino prodotti ad hoc. Oltre alle applicazioni di farmaci, che servono per ridurre il sintomo, ci vogliono anche prodotti di idratazione o detergenza delle pelli ipersensibili, per far sì che la pelle venga rispettata. E’ in questo campo che vogliamo allargarci".

A Istrana è stata fondata la farmacia di famiglia oltre un secolo fa. Non ha mai pensato di trasferirsi in un centro più grande?

"E’ stata una scelta consapevole e al tempo sfidante quella di mantenere in quest’area una struttura produttiva e di ricerca che necessita delle più elevate competenze, spesso provenienti dal settore farmaceutico, e non facili da reperire. Nei prossimi anni puntiamo ad assumere fino a 100 nuovi dipendenti e, grazie ai nuovi spazi e ai nuovi progetti, sono sicuro che sapremo attrarre i migliori talenti sul mercato".

Al tempo stesso, però, punta all’espansione all’estero...

"Il 2019 è stato un anno importante per Labomar, contrassegnato da un’operazione dalla grande valenza strategica. L’acquisto delle attività canadesi ci ha messo in una posizione privilegiata nel maggiore mercato al mondo per il settore farmaceutico, cosmetico e nutraceutico, quello del Nord America, dove gli Stati Uniti da soli valgono oltre 25 miliardi di dollari. Un’acquisizione che potrebbe non rimanere isolata, poiché Labomar punta a proseguire nel proprio percorso di crescita anche per linee esterne".