Negli ultimi anni sono aumentati i casi di malattie legati allo smog e al riscaldamento globale

La salute ha fatto enormi progressi negli ultimi secoli. L’aspettativa di vita alla nascita è andata progressivamente aumentando: nell’età preindustriale si aggirava attorno ai 30 anni, all’inizio del terzo millennio era pari a 66,5 anni e tra il 2000 e il 2016 è aumentata di altri 5,5 anni, fino a 72 anni a livello globale.

Ma se in media la vita in buona salute è aumentata notevolmente, rimangono enormi le differenze Nord-Sud: i bambini che nascono in Europa o negli Stati Uniti possono sperare di vivere molto più a lungo di quelli che nascono in un Paese dell’Africa centrale o dell’Asia sud-occidentale. Annullare queste differenze è la sfida principale per il terzo obiettivo dell’Agenda 2030: salute e benessere, che mira a garantire in tutto il mondo un medesimo standard di prevenzione, assistenza e cura, annullando l’ingiusto divario tra Paesi ricchi e poveri.

Proteggere la salute materna e quella infantile, porre fine alle malattie trasmissibili e al disagio mentale, combattere le conseguenze della malnutrizione e dell’obesità: l’obiettivo salute è ambizioso ma imprescindibile per dare all’umanità un futuro stabile, sano e felice. Nel periodo 2000-2016, in base ai recenti dati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è registrato un aumento del numero di anni vissuti in piena salute: da 58,5 anni nel 2000 a 63,3 anni nel 2016, con una prospettiva di vita maggiore per le donne rispetto agli uomini. D’altra parte, nei Paesi a basso reddito l’aspettativa di vita alla nascita è inferiore di 18,1 anni rispetto ai Paesi ricchi, le morti delle donne legate alla maternità sono ancora consistenti (1 ogni 41) e un terzo dei bambini soffre di malnutrizione con un conseguente basso tasso di crescita. Una situazione che fotografa un divario ancora troppo importante fra Paesi ricchi e poveri. Se i progressi degli ultimi decenni nel miglioramento della salute di milioni di persone rappresentano un dato confortante, va sottolineato che alcuni ambiti restano gravemente deficitari. In particolare segna il passo la lotta ad alcune pericolose malattie infettive, come la malaria e la tubercolosi (20 milioni di bambini in tutto il mondo non sono stati sottoposti alla profilassi antimalarica e non hanno ricevuto le vaccinazioni salvavita). Altri settori in cui non si sono registrati progressi sensibili sono quelli del fumo, delle droghe e dell’esposizione a fattori di rischio ambientale.

Tra gli aspetti che rallentano il raggiungimento dell’obiettivo salute dell’Agenda 2030 riveste un ruolo importante la disuguaglianza economica, che priva moltissime persone nel mondo della possibilità di accedere ai servizi sanitari essenziali, relegandole in uno stato di estrema privazione. Il terzo goal è infatti strettamente collegato al primo e al secondo: povertà, mancanza di cibo e malnutrizione privano di buona salute e benessere. Gli sforzi, quindi, oltre che essere concentrati sulla

fornitura di assistenza medica, devono andare anche nella direzione di una diffusa copertura finanziaria per soddisfare i bisogni legati alla salute. Nell’ultimo periodo, inoltre, si sono manifestati con maggiore intensità fenomeni climatici legati all’inquinamento e al riscaldamento globale. Nell’Occidente ricco le alterate condizioni ambientali sono causa di patologie e neoplasie, ma l’emergenza climatica colpisce soprattutto i Paesi del Sud del mondo. Gli eventi meteorologici estremi costringono parte della popolazione mondiale a vivere in una situazione sanitaria sempre più carente e compromessa, esponendola al rischio di epidemie, alla carenza di servizi igienici adeguati e alla mancanza di un’assistenza sanitaria efficace.

E in Italia? Sul fronte della longevità e del numero di anni vissuti in piena salute, l’Italia è uno dei Paesi piazzati meglio nel mondo. L’Italia ha raggiunto la maggior parte dei traguardi indicati dal terzo goal dell’Agenda 2030 e nel nostro Paese la qualità della vita, della salute e dei servizi ha raggiunto un buon livello. Due terzi della popolazione godono di buona salute e siamo al top dell’Ue per l’aspettativa di vita alla nascita: 80,8 anni per gli uomini e 85,2 per le donne, per una media di 82,5 anni. In linea generale la situazione continua a migliorare, anche se rimangono numerosi problemi da risolvere, come l’uso di alcool, tabacco e droghe, e ne insorgono di nuovi, come l’obesità e i danni causati dall’inquinamento. Non a caso, per gli italiani le malattie respiratorie sono tra le principali causa di morte.