Andrea Lacalamita, co-founder e presidente di Homepal, la prima agenzia immobiliare digitale
Andrea Lacalamita, co-founder e presidente di Homepal, la prima agenzia immobiliare digitale

Lo chiamano proptech ed è il settore delle soluzioni digitali innovative applicate all’immobiliare. Nel mondo vale 15 miliardi di investimento e conta 5mila startup. Un esempio italiano? Homepal è la prima agenzia immobiliare completamente digitale in Italia, sia per data di nascita (è on line dal 2016) che per numero di compravendite gestite. Ha raccolto 6 milioni di euro di capitale e ha 90mila immobili in vendita. "Homepal è un’agenzia immobiliare online che garantisce un risparmio del 75% rispetto ad una soluzione tradizionale – afferma Andrea Lacalamita, co-founder e presidente di Homepal, spiegando il modello di business della società –. Per chi vende non ci sono commissioni, chi compra invece ha un costo dell’1,5%, con un massimo di 6mila euro, per concludere l’acquisto dell’immobile. Homepal supera grazie alla tecnologia i limiti più sofferti da parte della clientela: il costo alto della compravendita, un processo vecchio e farraginoso e la percezione di un conflitto di interessi sui prezzi".

Come vi siete organizzati in questo periodo di crisi da Coronavirus?

"Siamo circa 50 persone e siamo divisi tra Milano e la Sardegna. Abbiamo lavorato in smart working permettendo ai clienti di poter comunque conoscere gli immobili attraverso il servizio di Video Visita. Devo dire che sono rimasti impressionati perché hanno trovato in noi una delle poche aziende operative. C’è voglia di cercare e vedere case, direi che siamo pronti ad una nuova normalità".

Cosa è successo al mercato durante questa pandemia?

"La ricerca di case è ripartita in modo deciso da fine aprile e adesso è a livelli simili a quelli dello scorso anno. Del resto, chi stava cercando casa prima del lockdown è tornato a cercarla. Ci sono anche target nuovi rispetto a prima: sono quelli che vogliono cambiare la propria casa perché magari si sono resi conto che sono insoddisfatti della loro situazione".

Siete stati i primi in Italia a lanciare il compromesso digitale, come funziona?

"Partiamo dall’inizio: la visita viene svolta assieme al proprietario o, come in questo periodo, con una video visita. Successivamente l’agente immobiliare capisce se c’è l’interesse e, in caso positivo, procediamo con un’offerta predisposta dopo un’approfondita analisi documentale. L’offerta e il compromesso, così, vengono firmati dal cliente con una firma digitale evoluta e perfettamente legale. In sostanza abbiamo digitalizzato tutto il processo, eccetto le firme dal notaio".

Quali sono le richieste dei clienti in questo momento? "Quando c’è una maggiore flessibilità di spesa si cerca una zona giorno più ampia rispetto alle camere, si privilegiano gli spazi comuni. In ogni caso, gli immobili con terrazzo, giardino e vicini a piste ciclabili e mezzi di trasporto sono più ricercati e, in generale, si venderanno con maggiore facilità. Ma è chiaro che i compratori non possono prescindere dal budget e qualche metro quadrato in più in casa fa spesso sacrificare il sogno del terrazzo o del giardino. Credo, invece, che almeno in questo periodo le seconde case faranno più fatica".

Che cosa succederà al mercato immobiliare?

"Considerando che il valore degli immobili degli italiani è pari ad oltre 5,6 trilioni di euro - contro i 3,4 trilioni di euro di ricchezza finanziaria – molti si chiedono se si ripeterà la crisi del 2008. Ma io sono sicuro che non accadrà. Alla base della depressione del 2008 c’erano i mutui sub-prime e una bolla del mercato immobiliare che aveva raggiunto importanti massimi nel 2007. Nonostante gli interventi massicci delle banche centrali, il sistema bancario aveva drasticamente ridotto l’erogazione dei mutui (21 miliardi di euro di mutui erogati nel 2013 contro i 62 miliardi nel 2007 in Italia), cosa che non accadrà ora. Teniamo conto, inoltre, che non abbiamo ancora raggiunto i massimi dai prezzi del 2007".

Com’è cambiato, invece, il mercato dei mutui?

"Adesso è sicuramente più maturo rispetto al 2008: con qualche eccezione vista negli ultimi semestri, in cui si sono riaffacciate proposte poco prudenti di mutui al 100%, l’erogazione delle banche negli ultimi anni è stata molto attenta. Preoccupa, sicuramente, la disoccupazione. In Italia ci sono circa 22,5 milioni di occupati, di cui circa 4 milioni a tempo determinato che già oggi, purtroppo, non hanno accesso al mutuo. È immaginabile che la crisi colpisca prevalentemente questa parte più fragile dell’occupazione. Prevediamo quindi che le transazioni diminuiranno tra le 70 e 100mila vendite per il 2020, anche per effetto del lockdown di marzo e aprile. I prezzi invece non dovrebbero subire grandi scossoni, ma più probabilmente un aggiustamento".