Connettere le persone con tecnologie a basso impatto sociale ed ambientale. Connexing cerca di portare avanti questa missione vendendo alle aziende hardware, telefonia, informatica e networking. Per capirsi: computer, telefoni e cuffie.

L’azienda è nata in Francia nel 2009 con una sede a Nantes, dove adesso lavorano 40 persone. Da 5 anni ha aperto una sede commerciale a Rho, alle porte di Milano. Ma dal 2013 è presente a Bruxelles e dal 2018 in Spagna. «Connexing è nata con una grande attenzione alla responsabilità sociale. Basti pensare che tutto il parco auto in Francia è completamente elettrico. Anche qui in Italia, dove i numeri sono più piccoli, abbiamo sempre utilizzato auto ibride», spiega il general manager di Connexing Italia, Davide Biancani, nella sede di Rho.

Quali sono le vostre attività?

«Il nostro obiettivo è far risparmiare tempo e denaro ai clienti occupandoci di vendita di materiale nuovo, vendita di materiale eco-riciclato, riparazione, riacquisto e studio».

Come funziona la vendita di materiale eco-riciclato?

«Riacquistiamo dal cliente dispositivi usati: per il cliente sarebbero solamente un costo per lo smaltimento dei rifiuti. Così diventano un ricavo. Noi, poi, mandiamo le apparecchiature nella sede francese di Nantes, dove vengono rimesse a nuovo a livello meccanico, elettronico ed estetico. Siamo così convinti dell’efficacia di queste procedure che, al momento di rivendere questi prodotti, offriamo una garanzia di 18 mesi».

Ma perché il cliente dovrebbe comprare un’apparecchiatura eco-riciclata?

«Per vari motivi. I prodotti vengono rimessi a nuovo, sono perfetti e costano dal 20% al 50% in meno di un prodotto nuovo. C’è anche una motivazione ambientale. Il processo in questo caso richiede un quarto della Co2 in meno della realizzazione di un prodotto nuovo. Inoltre, per ogni prodotto venduto piantiamo un albero».

Vi occupate anche di riparazione?

«Sì, certo. Dal momento in cui abbiamo acquisito una certa competenza nel rimettere a nuovo un prodotto, sappiamo anche come ripararlo. Del resto, il 70-75% dei dispositivi può essere aggiustato. Noi, però, lo facciamo in modo particolare. Abbiamo un prezzo fisso per riparare un determinato prodotto, indipendentemente dal guasto. Questo aiuta il cliente e velocizza le operazioni in presenza di grandi quantità di apparecchiature perché elimina i passaggi necessari per la diagnosi dei problemi e i relativi preventivi. Infatti, la velocità è uno dei nostri punti di forza».

Quali tempi siete in grado di garantire?

«Sette giorni per le riparazioni. Una risposta entro 4 ore dalla richiesta e la consegna del materiale nuovo entro 48-72 ore dall’ordine».

Quindi gli apparecchi tecnologici hanno una vita più lunga di quello che spesso pensiamo…

«C’è un problema di obsolescenza tecnologica, sicuramente. Se parliamo di smartphone, però, l’obsolescenza è psicologica: le persone cambiano smartphone convinte dal marketing dell’azienda. Lo fanno per avere il modello successivo, non perché il telefono non funziona più. Si deve, però, sapere che in questo modo danneggiamo il pianeta. Per produrre dispositivi tecnologici sono necessari minerali che devono essere estratti e c’è anche il problema dei rifiuti tecnologici che diventano un macigno per i Paesi poveri. Il nostro è un discorso più ampio: abbiamo l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale e sociale della tecnologia».

Voi siete anche una B Corp, cosa vuol dire?

«Facciamo parte di un gruppo di aziende che stanno riscrivendo il modo di fare impresa: questo perché la loro attività economica crea un impatto positivo su persone e ambiente. Tutto questo, mentre genera profitto. Come? Lavorando in maniera responsabile, sostenibile e trasparente con uno scopo più alto del solo guadagno».

Qualcosa di diverso, ma complementare dall’essere una società benefit. Giusto?

«Le società benefit integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. In poche parole: oltre al bilancio economico, alla fine dell’anno fiscale ne dobbiamo presentare anche uno che prenda in considerazione l’impatto ambientale e sociale. Per una volta abbiamo un primato. Dal gennaio 2016 l’Italia ha istituzionalizzato le società benefit, prima in Europa e prima al mondo fuori dagli Usa».

Quali sono i vostri obiettivi in Italia?

In questo momento stiamo crescendo tanto e vorremmo continuare a farlo sulla spinta dello smart working. Affianchiamo le aziende nel cambiamento della filosofia che sta dietro l’organizzazione del lavoro. Per esempio, forniamo gli strumenti adatti allo smart working, per permettere al lavoratore di lavorare comodamente anche da casa. In generale, ci stiamo spostando, ad esempio, dalle grandi sale riunioni a stanze più piccole dove poter fare call o incontri più ristretti senza disturbare gli altri colleghi che lavorano in open space. E la tecnologia deve essere adatta alle nuove abitudini».