Superbonus 110: proroga con stretta
Superbonus 110: proroga con stretta
La marcia indietro nella manovra finanziaria sui bonus per incentivare l’edilizia, dall’addio a quello per le facciate nel 2022 all’esclusione delle case unifamiliari dalla proroga al 2023 del Superbonus al 110%, non è piaciuta alle associazioni del settore, dal mondo delle costruzioni a quello dei proprietari di case, fino alla Cna. Ha diviso la maggioranza che sostiene il governo Draghi ma soprattutto fa pensare, insieme con la prospettata riforma del catasto che potrebbe aumentare la pressione fiscale sugli immobili, che si torni a considerare il mattone, da cui arriva un gettito di circa 50 miliardi all’anno, come quello che il presidente dell’Ance Gabriele Buia definisce...

La marcia indietro nella manovra finanziaria sui bonus per incentivare l’edilizia, dall’addio a quello per le facciate nel 2022 all’esclusione delle case unifamiliari dalla proroga al 2023 del Superbonus al 110%, non è piaciuta alle associazioni del settore, dal mondo delle costruzioni a quello dei proprietari di case, fino alla Cna. Ha diviso la maggioranza che sostiene il governo Draghi ma soprattutto fa pensare, insieme con la prospettata riforma del catasto che potrebbe aumentare la pressione fiscale sugli immobili, che si torni a considerare il mattone, da cui arriva un gettito di circa 50 miliardi all’anno, come quello che il presidente dell’Ance Gabriele Buia definisce un "bancomat" per l’erario.

Superbonus 110, chiarimenti e limitazioni. Mini proroga bonus facciate

"La sensazione – attacca Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia – è che il risparmio immobiliare sia sotto attacco, sia attraverso la predisposizione a maggiori tasse con la revisione del catasto sia mediante la drastica riduzione degli incentivi fiscali: bonus facciate e Superbonus".

Una riduzione che, aggiunge Spaziani Testa, "desta forte preoccupazione" perché si elimina un bonus (quello dedicato alle facciate) "utilissimo per riqualificare le nostre città" e si limita un incentivo (il Superbonus) "fondamentale per rendere più sicure e più efficienti tante abitazioni frequentemente di proprietà di famiglie a basso reddito". A essere non comprese nella proroga al 2023 non sono tanto le villette dei ricchi, ma migliaia di abitazioni unifamiliari che, fuori dalle città, rappresentato, ricorda Gabriele Buia, numero uno dell’Ance, un bene rifugio primario degli italiani.

Semmai, per il bonus facciate (90% di rimborso della spesa sostenuta), per cui si ipotizzava una ricaduta economica di circa 4 miliardi ma la reale partenza dei cantieri è avvenuta solo nei mesi scorsi, servirebbe, come per il Superbonus, aggiunge Buia, un tariffario dei prezzi, controlli più stringenti e il lavoro di imprese qualificate. E più in generale, tenere conto del rallentamento dei cantieri a causa non solo dell’aumento dei prezzi delle materie prime ma della loro scarsità sul mercato. E sapendo che, secondo il presidente dell’Anaci, Francesco Burrelli, "non è pensabile che nel giro di un anno si possano efficientare tutti i fabbricati in Italia, oltre 1,2 milioni di condomini".

Il primo, ieri mattina, a criticare l’esclusione del bonus facciate dalla Legge di Bilancio era stato il ministro della Cultura Dario Franceschini, secondo il quale si tratta di "una misura che sta funzionando. Fa lavorare le imprese e rende più belli borghi e città, dai centri storici alle periferie". Per questo Franceschini assicura l’impegno perché ci sia un ripensamento. Lo stesso impegno, nonostante la viceministra all’Economia Maria Cecilia Guerra abbia parlato di un percorso graduale (décalage) per i bonus, espresso da più di un esponente dei partiti della maggioranza che da Paolo Arrigoni (Lega) a Giuseppe Conte, Stefano Patuanelli e Riccardo Fraccaro (M5s) hanno chiesto la proroga di tutti i bonus, così come sono attualmente. Quindi oltre all’ecobonus al 65% e al bonus ristrutturazione al 50% (nel quale rientrerebbero le facciate, con una forte riduzione dell’incentivo) anche il Superbonus al 110% che finora ha visto (dati Enea al 30 settembre) 46.195 asseverazioni per un totale di 7,405 miliardi di euro, e che andrebbe esteso al 2023 per tutti.