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6 mag 2019

La signora delle farmacie torna a casa «Alla conquista del mercato italiano»

6 mag 2019
giuliano molossi

MILANO

LA SIGNORA delle farmacie alla conquista del mercato italiano. Ornella Barra, 65 anni, per Forbes al tredicesimo posto tra le donne più influenti del mondo, alla guida di Walgreens Boots Alliance, numero uno al mondo nella distribuzione farmaceutica, gioca la scommessa Italia. Ed è un po’ un ritorno a casa per lei, partita da una farmacia di Chiavari per andare alla conquista del mondo. Insieme con Stefano Pessina, 77 anni, Ceo di Wba, terzo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio di 10,6 miliardi di dollari, nel corso degli ultimi trent’anni Ornella Barra ha compiuto una stupefacente scalata che l’ha portata, attraverso una serie di acquisizioni, ad avere nel 2006 il controllo di Boots, la più grande catena di farmacie del Regno Unito.

E OTTO ANNI dopo a fonderla con Walgreens, che negli Stati Uniti, insieme all’altro marchio della divisione retail Duane Reade, ha una rete di diecimila farmacie (il 78 per cento della popolazione americana vive entro 5 miglia da una farmacia Walgreens o Duane Reade). Risultato: Walgreens Boots Alliance, quotata al Nasdaq, ha un fatturato di 131 miliardi di dollari, risultato operativo di 6,4 miliardi, 415mila dipendenti, controlla una catena di 18500 farmacie in 11 Paesi e come grossista ha 390 centri di distribuzione che forniscono 230 mila fra farmacie e ospedali in venti Paesi. Oggi Wba ha deciso lo sbarco in Italia, anzi lo ha già fatto aprendo 4 farmacie Boots a Milano, una sorta di test prima dell’ «invasione».

LA DISCESA in campo di un colosso come Wba potrebbe rappresentare una rivoluzione nel mercato farmaceutico italiano. «Non c’è nulla da temere – assicura Ornella Barra – aprirsi a investitori esteri non significa depauperare il sistema Paese. Confido nella capacità politica di saper cogliere l’opportunità di attrarre capitali anche dall’estero per rilanciare l’Italia. Oggi per il Paese è fondamentale promuovere il Made in Italy ma mi permetto di aggiungere che è necessario promuovere anche il ‘made with Italy’». La Barra ha un giudizio molto positivo delle farmacie italiane («sono fra le meglio attrezzate e più capillari in Europa, è un patrimonio che i farmacisti italiani devono difendere» dice) ma allo stesso tempo ritiene che per stare in piedi debbano cambiare. Il patrimonio, quindi, si difende «adeguandolo ai tempi, affrontando le sfide in modo proattivo, investendo e facendo evolvere il ruolo della farmacia perché anche le farmacie del centro città e non solo quelle rurali sono a rischio finanziario».

I MARGINI si sono ridotti, per sopravvivere le farmacie devono essere capaci di trasformarsi, devono assumere un modello di business più dinamico, più al passo con i tempi. Ridisegnando gli store, facendoli diventare veri e propri centri salute. E’ la formula Boots («ma intendiamoci bene – dice la Barra – non sono negozi di bellezza con la farmacia all’interno perché per noi la salute viene sempre prima della bellezza») che però non può essere lo stesso format valido ovunque perché ogni Paese ha le sue peculiarità e quindi va modificato e adattato. La parola che usa la Barra per spiegare l’operazione che Wba si appresta a fare in Italia è integrazione.

«INTEGRARE le farmacie Boots nel mercato italiano della farmacia, finora a conduzione famigliare, porterà sicuramente innovazione di cui potranno beneficiare tutti gli attori della filiera del farmaco, soprattutto i pazienti. Noi vogliamo farlo andando oltre un rapporto meramente commerciale ma garantendo la migliore qualità e rendendo i farmacisti protagonisti».

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