di Claudia Marin Sono almeno tre i messaggi di rassicurazione che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, lancia il giorno dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento al Def. Lo "scenario avverso", nel quale l’Italia registrerebbe quest’anno un calo del Pil del 10,5%, è al momento "poco probabile". La stima peggiore non è allineata "con l’attuale incremento dei contagi, che stiamo governando e contenendo. Mostra una situazione molto peggiore, che non è quella che riteniamo più probabile". E la volontà di non diffondere allarmi eccessivi emerge anche dal nuovo testo della...

di Claudia Marin

Sono almeno tre i messaggi di rassicurazione che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, lancia il giorno dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento al Def. Lo "scenario avverso", nel quale l’Italia registrerebbe quest’anno un calo del Pil del 10,5%, è al momento "poco probabile". La stima peggiore non è allineata "con l’attuale incremento dei contagi, che stiamo governando e contenendo. Mostra una situazione molto peggiore, che non è quella che riteniamo più probabile".

E la volontà di non diffondere allarmi eccessivi emerge anche dal nuovo testo della Nota: rispetto alla prima bozza è infatti scomparso il riferimento alle possibili "chiusure selettive" in caso di contagi galoppanti, sostituite da più morbide eventuali misure "precauzionali".

Non basta. Anzi, insiste il responsabile del dicastero di Via XX Settembre, la previsione è che il calo del Pil si fermi al 9 per cento, ma "siamo stati persino prudenti". Perché il dato finale dell’anno potrebbe essere "anche migliore". Con l’obiettivo che entro il 2022 si torni al livello di crescita pre-Covid.

In mezzo, tra oggi e i prossimi due anni, la possibilità di "un grande patto" per riformare il fisco in senso "più equo, più semplice e se possibile più leggero". Con un possibile anticipo, già dal prossimo anno, abbassando l’aliquota Irpef dal 38 al 34% (redditi compresi tra 28mila e 55mila euro) e alzando quella del 43 al 45% (redditi sopra i 75mila). Un riassetto da mettere in cantiere con una prospettiva triennale. "E la riforma sarà disegnata in maniera coerente – spiega il ministro – con la legge delega in materia di assegno unico, anche per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro e aumentare la crescita demografica".

Per la tanto attesa sforbiciata organica delle tasse per i ceti medio-bassi, mancano le risorse per farla. Tant’è che a questo fine verrà creato anche un fondo ad hoc in cui confluiranno i proventi della lotta all’evasione, intesa però non solo come contrasto alle frodi ma anche e soprattutto come compliance fiscale.

La legge di bilancio del prossimo anno, però, potrà contare su uno spazio pari al 2 per cento del Pil, che tradotto in cifre significa 35-36 miliardi: circa 22 miliardi saranno in deficit e 14 arriveranno dall’Europa, puntualizza Gualtieri.

Le risorse del Recovery serviranno sicuramente a finanziare il superbonus al 110% e saranno utilizzate anche per gli sgravi al Sud e per alcuni punti della riforma fiscale, come il completamento del cuneo atteso nel 2021. Senza contare il finanziamento da 6 miliardi di euro per l’assegno unico per i figli.

Su quest’ultimo versante, la strada da fare è lunga perché serve il via libera finale alla legge delega e servono i decreti attuativi. Certo è, però, che prevedere la dotazione finanziaria di partenza aiuta. Perché si aggiungerebbe alle risorse recuperabili facendo ordine tra tutti i sostegni per la famiglia tra assegni, bonus e detrazioni.