di Nicoletta Magnoni Il Covid condiziona anche i numeri, almeno quelli delle statistiche. E’ successo anche con l’analisi dei prezzi al consumo perché le nuove abitudini di vita hanno stravolto il paniere dei beni rilevati. E sono stati intaccati i meccanismi del mercato del lavoro e dei rinnovi contrattuali, in parte legati all’andamento dell’inflazione sulla base del Patto della fabbrica del 2018. Si è aperta una crepa, di metodo. "Occhio a prendere gli indici troppo alla lettera", ammonisce l’economista Andrea Garonna dall’ufficio parigino...

di Nicoletta Magnoni

Il Covid condiziona anche i numeri, almeno quelli delle statistiche. E’ successo anche con l’analisi dei prezzi al consumo perché le nuove abitudini di vita hanno stravolto il paniere dei beni rilevati. E sono stati intaccati i meccanismi del mercato del lavoro e dei rinnovi contrattuali, in parte legati all’andamento dell’inflazione sulla base del Patto della fabbrica del 2018. Si è aperta una crepa, di metodo. "Occhio a prendere gli indici troppo alla lettera", ammonisce l’economista Andrea Garonna dall’ufficio parigino dell’Ocse.

La statistica è malata di Covid?

"La statistica è un lavoro che prescinde dagli impulsi del momento, quindi il sistema di calcolo non deve cambiare perché inseguire la realtà rischia di minare la robustezza del dato".

Il cortocircuito della pandemia ha però influito sulle rilevazioni dei prezzi.

"Inizialmente, c’è stata una difficoltà anche fisica di raccolta dei dati sul territorio. E lo stesso paniere è cambiato, perchè durante il lockdown è calato il consumo di benzina, di cultura, di pasti al ristorante e sono aumentate le spese alimentari e per l’igiene della casa. Inoltre, sono cambiati i luoghi della spesa".

L’Istat ha tenuto il passo degli eventi?

"Si sono dovuti reinventare da un giorno all’altro il lavoro statistico, a partire dalla raccolta dei dati. Ora lavorano sulla qualità".

Non ci hanno messo troppo?

"Si tratta di fare una scelta fra rapidità e precisione".

L’Europa come si è mossa?

"Eurostat ha proposto correttivi. E il tema è discusso anche da Fmi e Bce. Il tasso di inflazione è rilevante per la politica monetaria. In Francia, dove il salario minimo è indicizzato al costo della vita, sono stati elaborati indici sperimentali alternativi".

Le difficoltà tecniche possono condizionare i contratti di lavoro.

"Il blocco dei rinnovi è più legato alla crisi economica, anche perché in realtà l’inflazione è negativa da tempo. E’ importante non prendere gli indicatori alla lettera. Tra le parti sociali sta iniziando una discussione".

La potenza del virus mette in discussione l’impianto stesso delle relazioni industriali, come il Patto della fabbrica?

"Quel Patto non mi ha mai entusiasmato perché non rappresenta un passo avanti sostanziale, ma alcuni contratti sono già stati rinnovati in deroga".

Quindi il Patto è in crisi?

"Tutti questi accordi sono strumenti necessari a contenere i conflitti delle contrattazioni, andando oltre la convenienza del momento, proprio perché il momento passa. E sono modus operandi necessariamente legati a dati o criteri di cui non bisogna cambiare il sistema di raccolta. Bisogna piuttosto leggerli sempre alla luce della situazione a cui si fa fronte. Deve nascere un dubbio su come guardiamo il mondo attraverso indici e statistiche".